La commedia dell’arte rivive alla ex fiera di Milano

LA COMMEDIA DELL’ARTE RIVIVE ALLA EX FIERA DI MILANO.

Il 2 luglio 2004, a Milano la cordata CityLife (Generali Properties S.p.A., capocordata, RAS S.p.A., Immobiliare Lombarda S.p.A., Lamaro Appalti S.p.A., Grupo Lar Desarrollos Residentiales) si è aggiudicata la gara internazionale per la riqualificazione del quartiere storico Fiera di Milano, 255.000 metri quadrati. La gara fu gestita dalla Fondazione Fiera Milano, soggetto economico privato.

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Il criterio di aggiudicazione della gara è stato economico: CityLife offrì 523 milioni di euro, ben l’8% in più della seconda offerta. Gli altri competitori, per la cronaca erano Pirelli real estate s.p.a. e Risanamento s.p.a.

L’area, all’atto della compravendita, venne consegnata al vincitore corredata del Piano Integrato di Intervento approvato dal Comune di Milano. La Fondazione, in questo modo, poteva garantire all’acquirente l’effettiva possibilità di realizzare tutto quello che era previsto nel progetto vincitore.

Dimenticavo di ricordare che i raggruppamenti selezionati per la gara finale erano stati scelti da una commissione di valutazione con il fior fiore degli esperti internazionali:

  • Kenneth Frampton titolare della cattedra di architettura alla Columbia University. Competenza: architettura
  • Cristophe Girot docente di architettura del paesaggio presso l’Università Tecnica Federale di Zurigo. Competenza: architettura del paesaggio
  • Guido Martinotti ordinario di sociologia urbana presso l’Università Milano – Bicocca. Competenza: sociologia
  • Gaetano Morazzoni consulente del Comitato promotore Corridoio 5. Competenza: infrastrutture ad ampia scala territoriale
  • Lorenzo Ornaghi Rettore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Competenza: governo delle reti di interessi
  • Bianca Alessandra Pinto Sovrintendente della Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma. Competenza: estetica
  • Marco Angelo Romano ordinario di urbanistica ed esperto di Estetica della città presso la facoltà di architettura dell’Università di Genova. Competenza: urbanistica
  • Giorgio Rumi storico e componente del CdA della Fondazione Balzan e della Veneranda Fabbrica del Duomo di Milano. Competenza: storia
  • Lanfranco Senn ordinario di Economia regionale e urbana presso l’Università commerciale Luigi Bocconi di Milano. Competenza: economia urbana
  • Deyan Sudijc critico, curatore di mostre e direttore di riviste, nel 2002 è stato direttore della Biennale di Venezia. Competenza: architettura
  • Bernhard Winkler è tra i fondatori della facoltà di architettura presso l’Università Tecnica di Monaco di Baviera, della quale è stato docente e preside. Competenza: mobilità.

Questa commissione, immaginiamo, avrà assegnato alle cordate selezionate un punteggio derivato dalla qualità progettuale specifica per ciascuno degli ambiti di competenza dei membri che la componevano.

CityLife, nel suo sito ufficiale riporta che:” Fin dai suoi presupposti CityLife ha preso in considerazione non solo la qualità di vita dei suoi futuri abitanti, ma anche il suo inserimento nel contesto, l’incremento di vivibilità complessiva e la spinta verso il futuro della città, come testimoniano:

  • la scelta di tre architetti di culture, nazionalità e esperienze diverse tra loro (Zaha Hadid, Arata Isozaki e Daniel Libeskind)
  • la volontà di porre alla base del loro lavoro una seria e approfondita ricerca sulle aspettative del quartiere e di tutta la città
  • il metodo di lavoro che ha privilegiato la riflessione e il confronto tra culture al puro gesto creativo del singolo.

Tutto bene, pare, la macchina va avanti. Tanto è vero che CityLife pubblica un bando di gara per le opere di fondazione speciale e consolidamento da eseguirsi tra il 01/02/2010 e il 15/04/2010.

Certo, nel frattempo c’è stata una crisi economica planetaria, una riduzione (anche se minima a Milano e Roma) dei valori immobiliari e la macchina da guerra Citylife scricchiola. Paura di fare la fine di Dubai?

A quanto pare no, tanto è vero che Salvatore Ligresti, numero uno del gruppo assicurativo Fonsai, che ha una quota in Citylife, l’11 dicembre 2009 dichiara che non ha intenzione di vendere la quota di Fonsai in Citylife. «Non credo che sia cosa fattibile, non ci pensiamo neanche», dichiara l’ingegnere di Paternò.

Ma. Attenzione c’è un “ma” importante nelle sue dichiarazioni.

Le torri disegnate dalle archistar Libeskind, Hadid e Isozaki verranno «raddrizzate», anche per risparmiare sui costi. «Cerchiamo di raddrizzarle un po’ – ha detto Ligresti a margine dell’inaugurazione del cantiere – si cerca di risparmiare e quindi di rendere possibile la realizzazione delle strutture in modo da economizzare. Una torre storta costa di più» (da Il Sole24Ore.com dell’11/12/09).

Ligresti sfonda una porta aperta: il progetto era stato criticato anche dal presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi.

A titolo di cronaca le stesse torri erano state oggetto di proteste anche da parte dei cittadini che abitano il quartiere di Fiera Milano.

Quale è il nodo del problema? Un’antipatia dell’ancien regìme contro tutto ciò che è storto perché è sovversivo?

Il problema, in realtà è di costi e conseguentemente di cubature utili: l’inclinazione prevista nella prima versione del progetto, si vocifera tra gli addetti ai lavori, penalizzava in modo eccessivo le superfici abitabili , con inevitabili ripercussioni sul valore commerciale degli spazi.

Ahhh, finalmente ritrovo la mia adorata Italia. Avevo paura che stessero veramente realizzando una trasformazione urbana di livello europeo.

Invece no. Questa è pura commedia dell’arte: prendi un’area strategica, fai gestire privatamente la sua trasformazione, fai una gara basata su criteri (esclusivamente?) economici, ammantala di rigore con una commissione blasonata, scegli il progetto economicamente più remunerativo purché griffato non da una (non era sufficiente), ma da tre archistar, poi, finalmente quando si arriva al dunque, alla vigilia dell’inizio dei lavori, smonta la scenografia creata finora e realizza quello che veramente ti renderà di più. Tanto ormai nessuno sarà in grado di fermarti.

E’ bello soprattutto vedere come, quando non si è vincitore di un concorso ma si è scelti per chiamata diretta, un’archistar difende il proprio progetto (brano tratto dall’intervista a Daniel Libeskind di Alessia Gallione, dell’11/12/2009, pubblicata su Repubblica – Milano.it) :

“Il suo grattacielo si “raddrizzerà”?

«L’architettura non è solo una bella immagine, serve per risolvere i problemi, trovare soluzioni. La destinazione di quel grattacielo è al centro di un cambiamento: prima erano uffici, poi è diventato un mix di uffici e appartamenti, poi ancora hotel e residenze. Un edificio non è solo forma, deve rispondere a quesiti. Certamente non è ancora definitivo, ma sarà bellissimo».”

Che bisogna fare? Anche Libeskind tiene famiglia. Certo questa incertezza, perfino sul programma funzionale, alla vigilia dei lavori, lascia un po’ perplessi. C’è da chiedersi: e se le torri vanno raddrizzate, per non dire che il progetto va stravolto, inizieremo ora a fare le fondazioni? Oppure le facciamo ora per non fare saltare il programma dei lavori e poi ci rimettiamo le mani (e chi paga?)?

Io che di natura sono concreto e vorrei che le cose si realizzassero in tempi e modi certi avrei una soluzione, che regalo a CityLife:

Liquidiamo il supergruppo Libeskind, Hadid, Isozaki. Chiamiamo (per chiamata diretta, altrimenti si perde tempo) un nuovo supergruppo formato da Franz Di Salvo, Mario Fiorentino buonanima (o chi per lui) e Vittorio Gregotti che, con la loro esperienza delle Vele di Scampia, Corviale di Roma e lo Zen di Palermo, ci hanno dimostrato come si può ragionare più concretamente di economia e cubatura nelle costruzioni, e facciamo qualche cosa che sia più in linea con i desiderata del signor Ligresti e altri detrattori anche più titolati di lui.

P.S.

Anche se è di poco interesse per il lettore vorrei significare che questo articolo non è una difesa del progetto delle 3 archistar, assai conformista nel mio immodesto giudizio, ma un’espressione di forte disagio verso le procedure progettuali ed edilizie di questo paese.


3 Commenti a “La commedia dell’arte rivive alla ex fiera di Milano”

  1. Caro Giulio,

    sono d’accordo su tutta la linea con quanto hai posto. Il problema principale in Italia è che i soldi fanno girare troppo facilmente alcuni meccanismi a discapito del prodotto finale e quindi della tutela del cittadino.

    Tutto il meccanismo produttivo edilizio e’ incentrato sul ritorno economico: l’obiettivo sono i soldi. E questo va bene per le imprese, ma non dovrebbe star bene agli amministratori della cosa pubblica. La cosa pubblica dovrebbe aver a cuore la salute dei suoi cittadini: e’ per questo che li paghiamo fior di quattrini.

    Intanto chiedo che differenza ci sia tra un ente pubblico e un ente di diritto privato costituito da enti pubblici?

    Di fatto dovrebbe essere considerato un ente pubblico…e invece no!!!!! E’ un ente privato!!!!!!E quindi puo’ decidere, con i soldi dei contribuenti, di fare quello che cavolo vuole.

    La stessa questione e’ sorta con la Fiera di Roma: ricordate il concorso sull’ex sito fiera di Roma sulla cristoforo colombo?

    Beh ho avuto modo di partecipare ad una delle riunioni di “governance locale”. Dove i cittadini del municipio esprimevano forti dubbi sull’allocazione di una cubatura destinazione residenziale (circa 900.000 mila metri cubi) gravanti su un’asse infrastrutturale (la Cristoforo Colombo) gia’ fortemente compromesso e interessato da altri mega interventi (il cosidetto pachiderma di piazza dei navigatori e il campidoglio due).
    Alla presenza di Morassut (allora assessore) il presidente della fiera Roma disse che non avevano speso soldi INUTILI in tutta l’operazione, infatti, proseguiva, abbiamo subito scartato l’idea del concorso di architettura.
    MA????

    Credo ci sia bisogno di riallineare le rotelle dei cervelli che comandano.

  2. Emmanuele Pilia scrive:

    È spesso il semplicismo dele affermazioni dei vari personaggi che avete illustrato (raddrizza, ristorci, come se stessimo parlando di un soprammobile da spostare più in qua o più in la) che creano questi luoghi comuni nei cittadini secondo i quali qualsiasi progetto moderno sia un progetto speculativo, e soprattutto “brutto”, da evitare, che offenda la sensibilità comune. Poi si deve stare a sentire nei racconti degli italiani di ritorno dall’estero con toni del tipo: “certe cose in Italia non le faranno mai!”. Molto pertinente con il resto della situazione direi.

  3. Giulio Paolo Calcaprina scrive:

    Caro Rocchi, caro Pilia, paradossalmente quello che mi colpisce di più è l’indifferenza (spero forse l’assuefazione) che le gente ha verso vicende del genere.
    O meglio: se ritengo che la gente comune non abbia capacità critica verso vicende simili (ed è giusto così!) mi colpisce l’indifferenza dei nostri colleghi architetti (magari anche degli ingegneri) che dovrebbero invece sentire, perché esercitano una professione intellettuale e perché hanno avuto una formazione superiore alla media, lo stesso disagio che sento io. Oppure lo sentono e non lo esprimono….. se ne fregano…… non so.
    Questo blog è seguito anche da colleghi di Milano, lo sappiamo. Perché non si esprimono?
    E gli architetti del resto d’Italia pensano che quelo che succede a Milano non interessa al resto del paese? Una trasformazione così importante? Ma non sono soldi pubblici, di tutti?

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