Abbiamo turbato la concorrenza, poveri geometri !!

La recente sentenza della Cassazione n. 19292/2009 ha ribadito, come se non bastassero le precedenti sentenze, che : “ai geometri è solo consentito, ai sensi della norma contenuta nel R.D. n. 274 del 1929, art. 16 lett. m., la progettazione, direzione e vigilanza di modeste costruzioni civili, con esclusione in ogni caso di opere prevedenti l’impiego di strutture in cemento armato a meno che non si tratti di piccoli manufatti accessori, nell’ambito di fabbricati agricoli o destinati alle industri agricole, che non richiedano particolari operazioni di calcolo e che per la loro destinazione non comportino pericolo per l’incolumità pubblica“.

L’articolo 16 del Regio Decreto del 1929 è talmente chiaro che  non dovrebbe dare adito a dubbi in merito alle competenze dei Geometri, ma l’Italia è un paese “strano”, le leggi si interpretano a proprio comodo e il gran numero di norme esistenti contribuisce a confondere le idee. Per essere chiari il R.D. del 1929 è attualmente ancora in vigore ed è l’unica norma che regolamenta le competenze dei Geometri, nel 2003 hanno provato a presentare una legge, (vedi link), che avrebbe dovuto modificare l’art. 16 in diversi punti, tra cui: la soppressione della parola “modeste“; della frase “di piccoli manufatti accessori, nell’ambito di fabbricati agricoli o destinati alle industri agricole, che non richiedano particolari operazioni di calcolo e che per la loro destinazione non comportino pericolo per l’incolumità pubblicae di altri commi, ma la legge non è passata e il fatto stesso che l’abbiano presentata, dimostra che l’operato dei geometri non corrispondeva, (e non corrisponde tuttora),  a quanto stabilito dal R.D. Per approfondimenti vi consiglio l’articolo di Enrico Milone, (vedi link).

La confusione è stata alimentata da due norme:

la prima è la n.144 del 2 marzo 1949, che, nel recare le tariffe professionali dei geometri, descrive, all’art. 57 le diverse categorie di opere per le quali i detti tecnici hanno il diritto di percepire i relativi onorari: ebbene, con particolare riguardo alla realizzazione di costruzioni civili con struttura in cemento armato, la norma citata non sembrerebbe escludere tout court la competenza del geometra, ma solamente per quanto attiene alla progettazione e direzione di costruzioni antisismiche;

la seconda è la legge n.1086 del 5 novembre 1971, in materia di cemento armato, l’art. 2, nel ridisciplinare la progettazione e direzione lavori delle opere in cemento armato, richiama non solo i tecnici laureati, ma fa espresso riferimento anche alle figure professionali dei geometri e dei periti edili.

Le due norme sono chiaramente un esempio di come spesso in Italia “la si butti in caciara”, non si riesce a fare una legge che dica che i geometri possano progettare,  allora si inserisce qualche articolo in varie norme dove si attribuiscono al geometra competenze che non ha e il gioco è fatto. Dobbiamo aspettare una sentenza della Cassazione , (negli ultimi anni si sono espressi diverse volte: sentenza n .8545/2005, 6649/2005, 3021/2005, 19821/2004, 5961/2004, 15327/2000, 5873/2000, 2861/1997, 239/1997, 9044/1992, 1182/1986, 4562/1979, 3622/1979, 1570/1972, 2698/1969), per riaprire il dibattito ed è quello che è avvenuto con l’ultima sentenza del 07 settembre 2009.

Dopo tale sentenza si sono subito mossi gli ingegneri, il CNI in data 04 novembre 2009 ha emanato una circolare, (vedi link ), in cui si ribadisce la competenza in materia di progettazione di opere in cemento armato esclusivamente agli ingegneri e architetti allegando alla circolare un’ipotesi di lettera da inviare a tutte le amministrazioni, da parte di tutti gli Ordini provinciali, che si conclude così: “Si invita, pertanto, codesta Amministrazione ad operare nel rispetto dei principi sopra enucleati, notiziandovi fin d’ora che in difetto questo Ordine provinciale si vedrà costretto ad esperire, presso le sedi deputate, tutte le azioni necessarie a tutela dei valori della professione di ingegnere nonché dei diritti ed aspettative dei professionisti rappresentati“.

In data 17 dicembre 2009 si muove anche il nostro Consiglio Nazionale degli Architetti, ed è già una notizia, visto che non mi sembra di ricordare che abbia mai fatto qualcosa per contrastare l’abusivismo della professione da parte dei geometri. Viene emanata una circolare, (vedi link), ai Consigli degli Ordini provinciali, in realtà è una copia della circolare degli ingegneri con qualche frase cambiata, (non siamo capaci neanche di scriverci una circolare da soli), peccato che l’unica cosa che dovevano copiare, (e non l’hanno fatto), era la frase finale: “Alla luce di quanto sopra esposto, è dovere istituzionale dell’Ordine informare i propri iscritti ed attuare ogni forma di verifica e controllo, anche sotto il profilo disciplinare, per sanzionare le pratiche illegittimamente poste in essere in spregio ai principi di cui sopra nonché richiamare le pubbliche amministrazioni, (si veda ipotesi di lettera allegata), al rispetto della norma così come dettagliatamente esplicitata dalla sentenza della Suprema Corte“.

Il nostro Consiglio Nazionale, contrariamente, termina la circolare nel modo seguente: “Nell’invitare gli Ordini in indirizzo a voler dare ampia pubblicizzazione presso gli iscritti del contenuto della presente circolare, si coglie l’occasione per porgere i migliori saluti“.

Mi rivolgo al Presidente del CNA Architetto Massimo Gallione, secondo lei è compito degli iscritti dover perseguire l’esercizio abusivo della professione di architetto o dei Consigli degli Ordini provinciali ?   ha mai letto l’art. 37  comma 3 del RD 2537/1925 ? : Il Consiglio dell’Ordine, oltre alle funzioni attribuitegli dal presente regolamento o da altre disposizioni legislative o regolamentari: 3) Cura che siano repressi l’uso abusivo del titolo di ingegnere e di architetto e l’esercizio abusivo della professione, presentando, ove occorra, denuncia all’autorità giudiziaria

Invitiamo pertanto tutti gli Ordini provinciali ad attivarsi a far rispettare presso tutte le Amministrazioni competenti il rispetto delle normative vigenti.

Non è finita qui, il 19 Novembre 2009 il Consiglio Nazionale dei Geometri, dopo la circolare del CNI e dopo che si erano mossi alcuni ordini provinciali , tra cui Teramo e Matera, (inutile ripeter che il nostro CNA si è mosso come al solito in ritardo, ma è già tanto che si è mosso), ha diramato una circolare, (vedi link), in cui dicono sostanzialmente che la sentenza della Suprema Corte prende fischi per fiaschi e che è ormai prassi consolidata che loro possono fare  quello che vogliono, anzi addirittura minacciano dicendo:” Nelle aree nelle quali l’ingerenza di altre categorie dovesse rivelarsi particolarmente pressante, potrà intervenire direttamente il Consiglio Nazionale, come già avvenuto per gli ingegneri, architetti, Comuni ed altre pubbliche amministrazioni della provincia di Teramo“.

E’ il colmo che i geometri, che per decenni hanno operato nel più totale spregio delle leggi,  si ribellino perché una sentenza gli ricorda che invece le leggi vanno rispettate, e noi architetti, che per decenni non abbiamo fatto niente per condannare l’esercizio abusivo della professione di architetto, ci facciamo dare addosso come se nulla fosse e, come se non bastasse, il Consiglio Nazionale dei Geometri si è rivolto all’Antitrust, (vedi link), accusandoci di turbativa alla concorrenza finalizzata alla difesa di interessi sfacciatamente corporativi, è come se gli infermieri accusassero i medici di impedirgli di fare il loro lavoro di medico ! Siamo al paradosso.

Noi di amate l’architettura non vogliamo arrivare allo scontro tra categorie professionali, ma crediamo sia arrivato il momento giusto per sedersi attorno a un tavolo e ridefinire le competenze di professionisti che hanno una formazione completamente diversa gli uni dagli altri e il buon senso porterebbe a pensare che possano svolgere incarichi differenti ma complementari tra loro, non dimenticando che le norme che attualmente regolano le competenze professionali hanno più di 80 anni e non hanno più senso di esistere in una società completamente diversa da quella del 1925.

E’ in questa direzione che ci muoveremo inviando una lettera aperta ai Presidenti del Consiglio Nazionale degli Architetti, Consiglio Nazionale degli Ingegneri, Collegio Nazionale dei Geometri e per conoscenza a tutti gli Ordini provinciali.

p.s.  perché i nostri rappresentanti degli Ordini degli architetti ci ripetono continuamente che l’ordine non è un sindacato e non può fare la difesa della categoria, quando in tutti i siti dei Collegi dei geometri e degli Ordini degli ingegneri non si parla altro, in questa occasione,  che di tutela degli interessi della categoria da parte dei rispettivi organismi di rappresentanza nazionale ?   siamo forse diversi ?


24 Commenti a “Abbiamo turbato la concorrenza, poveri geometri !!”

  1. E’ obbligatorio il ricorso all’architetto, in Francia, per intraprendere lavori sottomessi ad autorizzazione.
    Les conditions de recours à un architecte en France [modifier]
    La Loi n°77-2 du 3 janvier 1977 modifiée sur l’architecture a fixé les conditions d’intervention des architectes.

    Article 3. Quiconque désire entreprendre des travaux soumis à une autorisation de construire doit faire appel à un architecte pour établir le projet architectural faisant l’objet de la demande de permis de construire, sans préjudice du recours à d’autres personnes participant, soit individuellement, soit en équipe, à la conception. Cette obligation n’exclut pas le recours à un architecte pour des missions plus étendues.

  2. Un architetto scrive:

    Da architetto posso dirvi che sarebbe ora di smetterla con queste diatribe tra professionisti; è la preparazione professionale che conta non il titolo. Provate a chedere ad un docente in materia di sicurezza sul lavoro quale dei tre soggetti, appena conseguito il titolo (oltretutto diploma contro laurea), ne sappia di più in merito a come si costruisce un edificio… Vi risponderà: un geometra.

  3. Giovanni D'Amico scrive:

    Caro architetto (ma dubito che lo sei!) che c’entra la preparazione professionale, con l’argomento in questione, mi pare che non hai centrato il senso del post.
    E’ evidente che un architetto o un ingegnere ne sa più di un geometra, se vogliamo mettere i puntini sulle “i” non si può non notare come in molti casi il titolo di geometra venga preso in scuole private o paritarie.
    La verità è che se qualche geometra conosce meglio l’arte del costruire (eventualità che può capitare) lo si deve probabilmente al fatto che il geometra in qustione ha avuto modo di fare più esperienza di cantiere.
    Ma solo e semplicemente questo.
    Rimane il tema della discussione ovvero che ci sono diplomati che svolgono abusivamente prestazioni che sono solo ed esclusivamente di compretenza di altri professionisti e che ci sono leggi che vengono regolarmente trasgredite.
    Personalmente ritengo che la categoria debba solo limitarsi ad attività di assistenza e nel disbrigo pratiche.

  4. Giulio Paolo Calcaprina scrive:

    Caro “un architetto”, già il fatto che non ti firmi lascia perplessità sulla tua onestà intellettuale.
    Per ciò che concerne il tuo commento posso dirti che ho incontrato geometri più competenti di me, è vero, ma solo in quel ristretto ambito lavorativo che praticavano da anni: accatastamenti, pratiche burocratiche per permessi, computi metrici e capitolati d’appalti, ecc. ecc. Molto più competenti, a volte, nella conduzione di un cantiere, soprattutto come direttore di cantiere.
    Per il resto sono estremamente meno competenti perché, a differenza di un architetto, mancano di interdisciplinarità. All’architetto non è richiesto di essere estremamente competente in una materia. All’architetto è richiesto ( o dovrebbe essere richiesto) di avere una competenza generale tale da poter coordinare una equipe di specialisti (strutturisti, impiantisti, coordinatori sicurezza, ecc.), tra cui anche un geometra. Ecco perché in Francia ogni edificio la cui realizzazione richieda un permesso deve essere progettato da un architetto (non da un ingegnere, un architetto junior o un geometra).
    Credo che tu non abbia colto il senso del post e delle battaglie che stiamo conducendo basate sul rispetto delle regole (che possono essere cambiate ma vanno rispettate). Così abbiamo fatto e faremo ancora, per esempio, contro i professori ordinari di architettura che esercitano – contro la legge – la professione.
    Siamo insomma per la concorrenza ma secondo le regole.
    Se poi hai voglia di addentrarti in una questione più squisitamente culturale, vorrei farti notare che le nostre periferie, specialmente in provincia, sono inqualificabili perché – statistiche alla mano – sono state realizzate soprattutto da geometri, che – guardacaso – si trovano anche negli uffici d’urbanistica dei comuni e dei municipi e che, ti assicuro per mia esperienza personale, spesso non hanno una preparazione adeguata.
    Vuoi un esempio? Ho fatto una DIA nella quale ho inserito un cambio di colore della facciata e c’è stato un emerito imbecille (geometra) che mi ha contestato le scelte cromatiche (non concedendomi il permesso – ma lui ha mai studiato la teoria del colore?). Io me ne sono fregato, ho fatto ugualmente il lavoro che “coram populo” è un vero spettacolo.
    Un saluto.

  5. Fabrizio Russo scrive:

    Semplicemente un applauso a Marco Alcaro per avere sollevato la questione con tanta schiettezza.
    Un grande apprezzamento e condivisione ai commenti di Giovanni D’Amico e Gianpaolo Calcaprima.
    Io non ce l’ho con i geometri, nè con gli infermieri.
    In Italia c’è bisogno degli uni e degli altri.
    L’importante è che ognuno faccia il proprio lavoro con la competenza che ha acquisito nel corso degli studi…. non con quella acquisita (talvolta anche migliore di alcuni colleghi laureati) nel corso di anni ed anni di esercizio abusivo della professione.
    Credo che anche un infermiere, se per anni o decenni esercitasse la rpfessione di medico, alla fine potrebbe acquisire sul campo quanto non ha studiato all’università, peccato che è illegale!
    saluti ed auguri

  6. Giovanni D'Amico scrive:

    Giulio Paolo, mi hai levato le parole di bocca, io lavoro ed opero in Sicilia, ma come leggo dalle tue parole l’Italia e’ unita dalla Porto Palo a Trieste.
    Geometri che controllano Architetti o Ingegneri e la solita triste storia.

  7. enrico novello scrive:

    Grazie Marco per l’attenzione al problema, che forse potrebbe avere questa ulteriore chiave di lettura. Mi sembra innegabile che qualsiasi trasformazione del territorio, o edilizia, debba avere come esigenza primaria quella della qualità, intesa come inscindibile somma di qualità tecnologica e qualità architettonica nel senso più completo che il termine può esprimere. Ora chiediamoci quale sia, in base al corso di studi, la figura professionale che maggiormente garantisca questo risultato. Ed allo stesso modo chiediamoci, sempre in base al corso di studi compiuto, come i diplomati possano soddisfare le stesse esigenze che abbiamo posto quali irrinunciabili. Dovrebbe bastare. Con questa lettura quel sindacalismo che a volte si rifiuta avrebbe un senso ben diverso e diverrebbe compito irrinunciabile di tutte le nostre organizzazioni. Fino al lobbismo puro nei confronti di una classe politica che dovrebbe dar luce ad una legge sull’architettura ormai irrinunciabile e che non può non avere lo stesso obiettivo posto a base del ragionamento.
    Amiamo l’architettura… tutti.

  8. Egidio scrive:

    tutto quanto scritto nell’articolo è sacrosanto…
    non c’è proprio nulla da commentare, se si conosce il mercato edilizio ed il modo di operare dei geometri, il significato minimo che danno alla fase più importante del processo edilizio, l'”ideazione” ovvero il “progetto”, la loro incapacità di disegnare senza riferirsi a schemi presi dalla manualistica, la loro profonda capacità (al contrario) di distruggere l’immagine dell’edilizia considerata minore, ma che costituisce il 90% del territorio italiano, che noi architetti abbiamo lasciato nelle loro mani, perchè eravamo troppo impegnati a riqualificare le periferie ed a ridisegnare la grande edilizia pubblica delle grandi città…

    è ora di riprendere le redini dello sviluppo di TUTTO il territorio, dalla campagna fino ai piccoli paesi, ai comuni montani… lasciati per decenni alla mercè dell’idolatria dello “spazio da non sprecare”, l’unico concetto che si recepisce nel corso quinquennale per geometri, che produce infermieri dell’edilizia privi di ogni consapevolezza dei concetti di storia, luogo, arte, linguaggio, territorio, paesaggio…

    a chi parla di professionalità tout-court dico che questa, col tempo si acquisisce comunque, ma non si potrà mai acquisire con la pratica la sensibilità e la cultura che provengono dal corso di laurea in Architettura
    ed una buona edilizia comincia proprio dal suo incipit, ovvero il Progetto, che manca del tutto ai geometri

    a molti consiglio la lettura di “Metropoli per Principianti”, del nostro Gianni Biondillo, un architetto-geometra che ha saputo spiegare il male dell’Italia del dopoguerra e gli efetti nefasti di quel corso quinquennale sul nostro paese

  9. Amate l’architettura,
    l’unica cosa che non apprezzo di questo post è il titolo (troppo giornalistico) ma condivido in toto la misura ben documentata dell’articolo.
    Nessuno vuole alimentare ‘diatribe’ tra ordini professionali poiché è evidente che qualcosa non funziona.
    Il geometra, spesso, diventa il dispensatore di soluzioni creative senza le basi ‘culturali’ del buon progettista.
    L’ingegnere, osannato dagli imprenditori dell’ottimizzazione dei mq, sovente relega alla fine dell’iter calcolista/progettuale l’abbellimento della ‘facciata’.
    L’architetto, laureato in fretta e in furia nelle pessime ‘università’ italiane, smette di crescere ‘culturalmente’ alimentando il tormentone dell’architetto ’archistar o ‘creativo’ dimenticandosi di fare bene il proprio mestiere.
    Ma per fortuna non è di queste semplificazioni da bar che amate l’architettura vuole discutere, c’è un problema in Italia, basta fare una semplice passeggiata da nord a sud, per accorgersi che la società negl’ultimi quarant’anni si è dimenticata di prendersi cura di se stessa, si è dimenticata di costruire decentemente gli spazi vitali della propria vita, si è dimenticata di fare architettura.
    In questa ‘Italia anno zero’ il giovane Edmund di appena dodici cammina sulle macerie della guerra dei cementificatori senza scrupoli.
    Ogni ricostruzione post bellica (cemento armato) inizia dalla revisione della ‘Costituzione’, ovvero, comincia facendo chiarezza sulle regole condivise.
    Nessuna diatriba per carità, solo consapevolezza della vittoria dei cementificatori sul nostro paesaggio – non solo esteriore -.
    Condivido, occorre partire dalla ‘Costituzione’.
    Saluti,
    Salvatore D’Agostino

  10. Beppe Rinaldi scrive:

    Caro Marco, devo innanzi tutto ringraziarti per le Tue attenzioni, che danno modo a tutti noi di intervenire; e un grazie ai Colleghi che vedo intervenire e che mi confermano che solo da una lettura estesa e condivisa esce, può uscire, la giusta soluzione.
    Aggiungerei che più che una legge sull’architettura qui è necessaria una legge sul Progetto.

    C’è un solo modo, a mio modesto avviso, di modificare la situazione: dagli Iscritti agli Ordini ai Consiglieri degli Ordini (chi è consapevole, ovviamente) attivarsi a fare politica professionale attiva, ad es. diffondendo fra gli iscritti la consapevolezza della ns professione, attivare percorsi condivisi sulla professione, sul modo di fare professione, sulla storia della nostra professione, sulla storia di come è nata e di come si è cristallizzata e di come di conseguenza si sia disseccata, lasciando lo spazio operativo che ha lasciato ad altre professioni, dai geometri ai periti agrari; sulle propste di legge sulle Professioni che pure ci riguardano e che quasi nessuno dei Colleghi conosce nè avverte nelle loro implicazioni, solo Giovanni Loi, che io sappia, sul suo caparbio sito http://www.anarchit.org, e pochi, troppo pochi altri.
    A questo spazio, lasciato alle scorrerie di altri, corrisponde l’assenza più totale sulla cognizione del Progetto, l’ignoranza più totale dell’Architetto italiano di quello che è il suo terreno: il terreno del Progetto con tutte le sue implicazioni. E’ l’Architetto italiano che l’ha lasciato a chiunque altro, chiunque altro che ovviamente lo ha trascinato, legato al lazo del suo tornaconto come un qualunque vitello da rodeo, sul terreno del costruire. E’ lui che ha perso la propria identità, accontentandosi di contendere, come la classica iena, il cadavere del Progetto ad altri; e ha perso, come Riccardo III, proprio il Regno del Progetto per il cavallo brocco dell’edilizia. E, Marco, non può essere che il Progetto sia appannaggio di poche archistar, che non fanno che confermare la regola perchè anch’esse pascolano nelle ovvie riserve lasciate intatte dal saccheggio causato dall’indifferenza dei tanti, troppi Colleghi. O questo riprendere in mano noi stessi e la nostra Professione è un percorso condiviso, o non è. Di nuovo ti sono grato per il luogo di dibattito che metti a disposizione e ti auguro con sincerità un 2010 che ti porti almeno una parte delle tue aspettative.

  11. MIMMO FERRARI scrive:

    ma non è tutto!!
    Bazzico nell’area dei Castelli Romani e qui di nefandezze edilizie se ne vedono a bizzeffe. tre episodi per tutti a : Rocca Priora, Frascati e Monteporzio Catone; il primo un Geometra, il secondo e il terzo due diversi Ingegneri.Ebbene a Rocca Priora e a Frascati si sono appena realizzati due edifici – in cemento armato, naturalmente – ma con gli etimi (parola grossa!) delle case di campagna o di piccolo borgo degli anni ’30, 40′ intonaco, balaustri, marcapiani in rilievo, cornici d’intonaco alle finestre, portoni d’ingresso con finta pietra e arco a tutto sesto, ecc. ecc. e ancora……..eccetera, mentre invece a Monteporzio Catone la cosa è diversa, li si è progettato e si sta realizzando uno strano edificio
    provvisto di colonne corinzie di trabeazioni e forse anche di criptoportici (chissà, non ci sono potuto entrare), tutto dogmaticamente bianco che per giunta reclamizza un avanzato utilizzo delle tecnologie. Le tecnologie saranno avanzate ma il disegno è quantomeno……arcaico!! E vengo al punto: non si tratta di lotta tra professionisti si tratta di competenze e solo di competenze si deve parlare. Il problema è che tutti pensano di poter progettare una casa , non è vero, quante volte Vi è capitato? Ma non è così. L’unico professionista con competenze di progettazione è l’Architetto, che pure sbaglia spesso….figuriamoci il resto! Questo post di Marco Alcaro serve alla causa dell’Architettura e non della professione, non è difesa corporativa, è difesa del suolo, del progetto, della cultura, della storia, dell’ambiente e dell’uomo. Siete scettici? Fatevi fare un trapianto da un infermiere. Ciao Mimmo

  12. Beppe Rinaldi scrive:

    Sento il bisogno di scrivere ancora una volta, per puntualizzare.
    Sono andato a ricontrollare, per sicurezza, la sentenza “incriminata”.
    E ancora una volta, sono assalito dallo sconforto.
    Perchè?
    Perchè, ancora una volta, emerge che tutto l’argomentare della sentenza non sta tanto nei termini esposti dal CNA, ma si incardina su un solo fatto sostanziale, di cui al seguente punto 2:
    1- i geometri POSSONO progettare “modeste costruzioni civili con esclusione di opere prevedenti l’impiego di strutture in c.a., a meno che non si tratti di piccoli manufatti accessori, nell’ambito di fabbricati agricoli o destinati alle industrie agricole”
    2- (occhio! qui arriva la motivazione fondante di tutto l’argomentare) “che… per la loro destinazione non comportino pericolo per l’incolumità pubblica”…

    Dunque, purtroppo, 3 sono le conseguenze:
    1- i geometri possono progettare pur nei limiti di quanto sopra indicato
    2- i geometri possono progettare modeste costruzioni civili ad es. in legno (con l’avanzare delle tecnologie attuali stiamo freschi!)
    3- i geometri possono progettare interventi a patto che per la loro destinazione non comportino pericolo per l’incolumità pubblica
    Dunque la motivazione fondante non esclude i Geometri dalla Progettazione tout-cour, infatti possono progettare e realizzare modeste costruzioni civili (case d’abitazione), ad es., in legno.
    Laddove li esclude lo fa UNICAMENTE per implicazioni squisitamente tecniche legate unicamente alla pubblica incolumità, li esclude quindi non per la loro incapacità a progettare e non perchè il Progetto, per essere tale ha necessità di operatori che a) hanno seguito una formazione a questo finalizzata e che b) hanno dimostrato di possederne pienamente le particolari capacità intellettuali ed operative necessarie (ad es.: “Progetta sempre una cosa considerandola nel suo più grande contesto, una sedia in una stanza, una stanza in una casa, una casa nell’ambiente, l’ambiente nel progetto di una città.” Eliel Saarinen).
    Quelli che contano sono solo motivi squisitamente tecnici, direi italianamente “ingegnereschi”! Che niente hanno a che fare, ormai per tradizione e sempre italianamente, con il “Progetto”.
    Mi domando cosa ci sia da gioire.
    Certo, meglio questo richiamo che niente, in quest’Italia dei furbi, ma da qui, almeno ripartiamo; invece il CNA su questo nuovamente si accuccia.
    A questo si riduce il lavoro del CNA.
    Insomma il CNA incassa quella che “sembra” una vittoria, e poi tace e non rilancia.
    Infatti come potrebbe chi per anni ha lavorato di concerto con quell’armata brancaleone del CUP?
    A questo ci riduciamo noi, a fare pari e patta con gli ingegneri, facendo perno su leggi di 90 anni fa, che a loro già ottocentescamente ci equiparavano.
    Allora che bisogno c’è degli Architetti, se addirittura bastano gli Ingegneri (es.: Elettrici che progettano come Geometri)?
    Che c’entra l’Architettura con tutto questo?
    O meglio: che c’entra il Progettare?

    In realtà [nei Paesi avanzati (vedi Francia)] solo gli Architetti possono progettare, sono gli Operatori del Progetto. PUNTO

    Qui l’essere corporativi c’entra quanto il cavolo a merenda.
    C’entra invece il concetto, l’essenza e la pratica del Progetto di cui noi Architetti italiani per primi dobbiamo riappropriarci.

    Ancora una volta, non siamo tecnici.
    «Non crediamo nel nostro tempo e non lo amiamo; abbiamo smarrito la coscienza di esser noi stessi a tesserne la trama; ci sentiamo spettatori più che protagonisti», osserva Michelucci.
    Saluti, Beppe

  13. Bovaro scrive:

    ma basta ma questi geometri camorristi e un po’ borbonici altrimenti non diventeremo mai un paese civile e competitivo come la germania. Repressione. Repressione è civiltà.
    Questa è l’Affrica.

  14. […] Salvatore d’Agostino mi ha segnalato un link che parla dello stesso argomento su Amate l’Architettura. L’articolo è molto bello e […]

  15. Matteo Seraceni scrive:

    Ciao.
    Mi ha segnalato il vostro articolo Salvatore d’Agostino, poichè sul mio blog (http://arching.wordpress.com/2010/01/20/competenze-di-ingegneri-architetti-e-geometri-redux) anch’io commentavo la sentenza della cassazione (ma, in quanto tale, dal punto di vista degli ingegneri).
    Anche a me sembra che la sentenza della Cassazione finalmente ponga una dovuta distinzione fra le varie professioni; a questo punto sarebbe opportuno che venissero riconosciuti i meriti e le competenze di ciascun professionista anche all’interno dell’ordine stesso.
    Per quale motivo anche in Italia non si adotta un sistema di accreditamento della propria professionalità, come già avviene nel resto d’Europa (sto pensando ad esempio al sistema anglosassone)? Gli ordini professionali in questo senso paiono veramente “corporazioni” inermi che si limitano a confermare la validità in generale di un professionista, senza distinguere fra chi ha le competenze e chi no.
    A peggiorare le cose ora abbiamo pure gli accreditamenti per essere “certificatori energetici” oppure “responsabili della sicurezza”, accreditamenti cui possono partecipare sia tecnici che laureati triennali o quinquennali: questo significa che, nonostante i diversi percorsi di studi, un geometra, un ingegnere o un architetto, dopo 200 ore di corso possono avere le stesse competenze?!?
    Ed ancora, grazie a Bersani i giovani laureati non hanno nemmeno più la certezza di un minimo garantito: se chiunque può costruire “modesti manufatti” (che possono quindi essere intesi anche come abitazioni a due piani) e se non c’è nemmeno la certezza di venire ricompensati in base alle proprie qualità allora tantovale fare geometra ed almeno risparmiarsi i 5 anni (o più) non retribuiti di università.

    Sul fattore “architettura” purtroppo ci sarebbe troppo da controbattere: concordo sul fatto che occorrono Operatori del Progetto piuttosto che tecnici e professionisti poco preparati; però resta il fatto che la professione in generale non può essere preclusa a nessuno e non può basarsi unicamente su un foglio di carta (vorrei ricordare ad esempio che Ando faceva il pugile).
    Ma l’architettura “alta” rappresenta una percentuale minima del costruito: il problema restano le migliaia di lottizzazioni affidate a persone che, come si dice da noi, farebbero meglio a zappare i campi.
    A presto

    Matteo

  16. […] che in Italia, secondo la normativa esistente ( R.D. n. 274 del 1929, art. 16 per approfondimenti si veda il link), ribadita dalla recente sentenza della Cassazione n. 19292/2009, i geometri non possono progettare […]

  17. FRANCESCO scrive:

    CARO BAVARO E ALTRI, MI SEMBRA UN BLOG DI PROFESSIONISTI LEGGERMENTE INVIDIOSI E AFFRANTI DALLA PRESENZA DI NOI GEOMETRI. LA SENTENZA DI CUI DISCUTETE PARLA ESCLUSIVAMENTE DELLA COSTRUZIONI IN C.A. MA COME PROGETTAZIONE STRUTTURALE, MENTRE IN AMBITO ARCHITETTONICO NON DICE PROPRIO NULLA E NON PONE LIMITI ALLE NOSTRE COMPETENZE. VI PIACEREBBE VEDERCI PORTARE LA VOSTRA BORSETTA E PULIRVI LE SCARPE SEMPRE A VOSTRO ORDINE VERO? UN SALUTO A TUTTI.

  18. Stefano Sardi scrive:

    nn mi voglio addentrare in questa questione che ritengo di per se puerile…”ki ne sa di piu ki ne sa di meno”…..ma vorrei ke tutti vi soffermesta su una semplice domanda “ki sa trasformare il sapere in azione pratica??”….ovvero un carpentiere su come deve inchiodare una tavola per il cemeto armato di una scala secondo a voi a ki si rivolge, all’architetto o al geometra???……io per mia natura mi sentirei molto a disagio a spiegare un concettto se pur semplice se poi nell’atto pratico nn sapessi applicarlo!

    la differenza tra le due figure credo ke sia abbastanza semplice da spiegare e nessuno si deve sentire minacciato…….lingegnere meccanico che progetta le nostre autovetture nn le saprebbe riparare come il meccanico sotto casa e vale lesatto contrario…tutto qui!

  19. enrico moscatelli scrive:

    Sono un professionista, a pochi mesi dalla pensione di vecchiaia e da oltre quarant’ anni ascolto e leggo queste diatribe, ormai più simili alle discussioni che avvengono al “bar dello sport”.
    Periodicamente, soprattutto quando le crisi economiche sono più gravi, si ripete il ricorso alla Giustizia per tentar di risolvere questioni prettamente tecniche e di formazione, nascondendo, dietro più o meno estese interpretazioni giuridiche, quanto, da oltre mezzo secolo, la Politica non ha voluto nè saputo risolvere. Non voglio tediarvi, ma credo che oltre importare dall’ estero ricerca, tecnologia e, purtroppo, anche pessime abitudini; dovremmo invece imparare qualcosa sui percorsi scolastici, sulla formazione, per poi ridurre le competenze degli Ordini con la costituzione di Albi Specifici. Anche le abilitazioni alla libera professione dovrebbero essere molto più serie e più omogenee territorialmente.
    Poi, vorrei ricordare che, il vecchio professionista con studio nella piazza principale del paese è una figura superata, utile solo a se stesso. In conclusione, ingegneri, architetti, geometri, anche con la complicità degli impresari, siamo riusciti anche a fare cose bruttissime; per fortuna che l’ Italia aveva già un eccellente patrimonio. Auguri a tutti!

  20. fabrizio scrive:

    sono un geometra, ne sono fiero e ho tanto lavoro ( tanto che ingegneri e architetti mi chiedono quotidianamente se posso passare loro qualche lavoretto …) rilassatevi siete invidiosi di noi geometri che siamo inseriti nel territorio italiano . Noi abbiamo la capacità di entrare nel cuore e nelle case degli italiani….voi architetti dal vostro piedistallo NO….ma davvero fatevi un giro per l’italia e informatevi gli orrori urbanistici da chi sono realizzati…

  21. Ghigno di Tocco scrive:

    Problema superato Fabrizio, le recenti sentenze della Corte di Cassazione hanno sancito che siete abilitati per progettare al massimo le cucce dei cani, e comunque senza le strutture di cemento armato, perché non avete la competenza per gestirle.

  22. fausto scrive:

    Provate a guardare quali sono le prove di esame per l’abilitazione alla professione di geometra predisposte dal Ministero negli ultimi 20 anni… Altro che cucce per i cani.. ci sono adirittura porti marittimi, palazzi, capannoni, cinema e teatri oltre a molte altre costruzioni di notevole importanza.. quindi perchè se all’esame viene richiesta tale progettazione poi durante la vita professionale non dovremmo essere abilitati? Concordo inoltre che i veri orrori urbanistici sparsi per l’Italia non sono certo opera di geometri..

  23. simone scrive:

    la verità è che l’italia agli architetti non offre niente e spesso vanno a fare il lavoro dei geometri (catasto e varie) sinceramente poco gratificanti per la professione e spesso e volentieri ne sanno meno di un geometra

  24. davide scrive:

    Un architetto con la “A” maiuscola non ha tempo da perdere su un forum a piagniucolare perchè il geometruccio di paese gli ha “rubato” la progettazione di una villetta o una sopraelevazione.

    Poi – ma magari sarà un caso – da quando ho memoria ho sempre e solo visto “architettini” chiedere consigli ( e non solo su catasto e topografia) ai geometri, così come ho visto decine di neo architetti (spesso diplomati all’istituto d’arte) essere totalmente a digiuno dell’ABC dell’edilizia.
    Ma prima di parlare fatevi un bel esame di coscienza.

Lascia un Commento