Finalmente MAXXI !!!!

19 novembre 2009

Io ci sono andata…

E penso sia un luogo interessantissimo.

Lo spazio coinvolgeva lo spettatore nella performance del corpo di ballo di Sasha Waltz.

Immaginate che i corpi si adagiavano sui piani inclinati delle pareti altissime, volavano con funi sospese ai setti verticali della copertura e  disegnavano il perimetro ondulato delle sale con i loro corpi.

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La performance non poteva essere “guardata” frontalmente, perchè i corpi creavano delle sculture e ogni persona avrà avuto una visione diversa, da 20 m. in alto affacciandosi e guardando giù o dal basso guardando i corpi improvvisamente fuggire in tutte le direzioni per poi legarsi strettamente e sollevarne uno solo il più in alto possibile….e lo spazio era lo strumento di questo movimento, con un’acustica perfetta.

Ma il movimento dei corpi in confronto al movimento dello spazio museale sembrava “artificiale”.

E’ stata una strana sensazione, forse solo mia, personale, ma provo a spiegarla: era come vedere il movimento di una parte all’interno di uno spazio in movimento. I ballerini si muovevano lentissimamente quasi come manichini in lontananza e la gente si muoveva da una parte all’altra richiamata dai suoni , e alla fine sembrava quasi che tutte le persone presenti facessero parte del corpo di ballo.

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Gli artisti ( perchè tali li considero, per la capacità tecnica ed espressiva) non si muovevano all’interno di una scenografia, ma interagivano con gli spazi… nella parte con un solaio inclinato facevano scivolare dei piatti di porcellana bianca, creando un suono e talvolta un rumore familiare di cocci. Non c’erano elementi aggiunti, ( anzi no, uno, alla fine della performance, un lunghissimo nastro di margherite gialle posate con estrema cura dalle ballerine, unico elemento naturale presente..e anche questo mi fa riflettere…) loro “usavano” l’architettura: intonaci, gradini, balaustre, vetrate, pavimenti, scale, vuoti, ascensori, montacarichi.

Il montacarichi. Ecco, questo è stato l’elemento che forse più mi ha colpito….perchè credetemi un montacarichi può avere un’anima e danzare con l’apertura e chiusura delle porta scorrevoli.

Ecco credo sia questa l’architettura, l’arte più completa anche se possiede solo un po’ di cemento e una matita…. la matita. Credo sia l’invenzione più importante per un architetto, lo strumento che ci permette di trasferire, di far capire quello che abbiamo avuto il dono di immaginare. Zaha Hadid evidentemente riesce a realizzare esattamente quello che con una semplice matita disegna.

Tutto il resto viene dopo, è fondamentale, lo sappiamo bene, perchè mi rendo conto che la capacità tecnica libera e rende realizzabile tutto esattamente come viene pensato, altrimenti verrebbe appesantito, svilito, corrotto. Ma mai nulla riesce a darmi la stessa sensazione, non saprei descriverla compiutamente…poesia, musica, pittura, cinema, scultura, nulla di ciò che l’essere umano può creare riesce ad emozionarmi come lo spazio architettonico… che sia un piccolo, piccolissimo dettaglio…o uno spazio immenso… credo  sia fondamentale, perchè ci viviamo dentro…e non parlo quindi del museo, ok, siamo stati bravi a realizzarlo finalmente a Roma ( e credo che la città da adesso non sarà più la stessa) ma parlo degli spazi in cui lavoriamo, dormiamo, studiamo, mangiamo, parlo dello spazio che racchiude la nostra vita.

Alla fine il museo si lascia indietro le pareti, che in un certo senso condizionano i nostri passi e ci lancia nel vuoto della vetrata sospesa sui tetti di Roma e del quartiere Flaminio, quasi a farci da rampa di lancio per volare via anche noi.

Mi sembrava di sognare ad occhi aperti.

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15 Commenti a “Finalmente MAXXI !!!!”

  1. qfwfq ha detto:

    C’è poco da dibattere…..
    o almeno tra noi del movimento dubito che ci sia chi metta in dubbio la validità di questa opera.

    Una delle personalità più geniali del mondo dell’architettura contemporanea realizza una delle sue opere più importanti a Roma (basti pensare che il sito ufficiale di ZH riporta la grafia del MAXXI sulla pagina iniziale).

    Peccato per l’obbligo di dover lasciare la facciata ottocentesca della vecchia caserma (è come un tic, se non troviamo qualcosa da recuperare stiamo male….)
    Peccato anche per i tempi che hanno richiesto per la sua realizzazione (8 anni!); ancora troppi

    Anche per il MAXXI immagino che ci sarà chi obietterà alla solita maniera:
    Costa troppo
    Roma non ne aveva bisogno
    Roma aveva altre priorità
    ecc.

    tutte obiezioni su cui penso di avere espresso chiaramente più volte la mia opinione, che si riassume in una parola:
    DIPENDE!

    Dipende dal valore che attribuisci ad aspetti non puramente commerciali
    Dipende da cosa consideriamo priorità
    Dipende da cosa riteniamo veramente che serva a Roma
    Dipende dall’insieme di valori e benefici (non solo economici) che la presenza di una nuova opera porta ad una città

    Per verificare questa forma di “Dipendenza” abbiamo purtroppo per noi una sola maniera, realizzare e vedere come va a finire…..

    concluderei con una celebre aria del noto Cantautore:

    Vado al Massimo!
    Vado a gonfie vele!
    Voglio proprio vedere come va a finire!

  2. mimmo ferrari ha detto:

    Caro qfwfq, non si tratta di tic (che afferiscono con atteggiamento veniale sulla psicologia dell’Individuo)
    qui si tratta di pura perversione soprattutto intesa come distorsione del comportamento razionale degli Individui al cospetto del “vecchio” muro……….ottocentesco!!!!!!!
    E che dire poi se Roma aveva o no bisogno del MAXXI ? beh neanche Parigi aveva bisogno del Beaubourg, della Tour Eiffel e della Pyramid…………. ecc. ecc. ecc. Lasciamo perdere i misoneisti e i passatisti di ogni epoca e godiamoci questo inaspettato traguardo per Roma. Mimmo

  3. Alberto ha detto:

    Appena si entra sembra subito familiare, ma tutto da scoprire, fluido con una base … matematica: è proprio vero non è ostica la matematica, dipende da chi la utilizza…. Si entra nella piazza con disegni recenti e contemporanei, progettata recentemente al posto dell’edificio dedicato all’architettura contemporanea (non costruito per problemi finanziari, da sistemare in due spazi interni) con disegni più fluidi e meno spigolosi, nel rispetto dell’evoluzione dell’opera dell’architetto: unirà le due vie del quartiere. Rispettato il tema del concorso di lasciare due piccoli spazi esistenti, lungo la via e per il ristorante, il museo si collega perfettamente con il quartiere grazie un confine che contiene i ponti e che interrotto permette il collegamento suddetto con la piazza. L’entrata del museo è in una sala tutta altezza con una serie di scale e ponti che disegnano linee oblique, sempre con molta delicatezza: si sta bene in questo spazio apparentemente indefinito. Si arriva con rampe, scale e ascensori ai percorsi che saranno le sale espositive. Il museo sembra un buon contenitore, equilibrato, importante, ma non sopra le righe rispetto al contenuto, vedremo. Le prospettive cambiano continuamente e piacevolmente, con una luce mista naturale (controllata con il computer attraverso i brise soleil sottostanti le vetrate superiori) e artificiale, deliziosa. Poi ci sono continui affacci all’interno dello spazio del museo, tutto è rivolto all’interno. L’auditorium è bello, semplice e… comodo. Manca ancora qualcosa: la grande finestra obliqua, vi si arriva come? … solo con le scale (e ascensore); si affaccia sulla bella piazza (nata al posto dell’edificio dell’architettura) e del vecchio palazzo dedicato a ristorante. E’ bella. Vi si scorge uno spazio esterno al museo, ancora da riempire, speriamo che quando sarà costruito sia all’altezza del MAXXI… Finalmente MAXXI! Insieme al MACRO aiuterà a portare Roma nel XXI secolo. Piace il Museo, tutti si dicono soddisfatti. Uniche osservazioni da parte di alcune persone : l’entrata sarebbe stata meglio più contemporanea, dieci anni per costruire un museo sono troppi, quando s’inaugura, è già vecchio (non è ecosostenibile, anche se con buoni accorgimenti di controllo dell’illuminazione e del dispendio energetico), non c’è differenza tra un edificio costruito a Roma e un altro a Parigi. Piace, adottato dai bimbi e da tutti. Ha colore senza averlo. Lascerà il colore alle opere, se lo vorranno gli artisti e gli architetti. Ci si perde. Mai completamente. E’ un susseguirsi di linee oblique e fluide. Torno dentro, è come entrare per la prima volta, ….trovando sempre qualcosa di nuovo, ma familiare….Mi è piaciuto: finalmente MAXXI! Finalmente XXI secolo?……

  4. christian rocchi ha detto:

    PER CIO’ CHE CONCERNE L’ARCHITETTURA

    Molto emozionante.

    Più internamente che esternamente.

    Più in generale che in dettaglio.

    Ottimo il contrappunto dell’edificio ottocentesco.

    Unico neo volendo fare le pulci: le luci puntuali a terra, nella piazza esterna, stonano e danno fastidio (di notte) in un progetto disegnato per linee…

    _______________

    URBANISTICAMENTE
    …e se questo museo lo avessero utilizzato per riqualificare una zona periferica come, per esempio, Tor Bella Monaca?

    Secondo voi avrebbe avuto lo stesso risultato eccezionale che a Valencia la Citta’ della Scienza e delle Arti ha avuto?
    ______________

    christian rocchi

  5. Alberto ha detto:

    Gent.mo Christian,
    sono stato circa tre ore nel Museo, ho avuto modo, volutamente, di parlare con molte persone (per quanto da me percepito è piaciuto molto), alcune abitanti nel medesimo quartiere Flaminio:
    • a loro piace il museo, lo ritengono bello e utile per il quartiere (perché continua una riqualificazione iniziata con l’auditorium e perché urbanisticamente come previsto circa cento anni fa, collega finalmente due vie con una bella piazza contemporanea, speriamo come previsto sempre aperta al pubblico);
    • Non conosco Valencia, ancora; ho visitato ultimamente molte città europee, dove l’architettura contemporanea spesso riesce a riqualificare molto bene gli spazi urbani.
    • Nel museo c’era un architetto che ha lavorato a Valencia tre anni, mi ha raccontato due cose:
    a. La città della scienza ha veramente riqualificato in meglio Valencia, secondo quanto percepito dagli abitanti;
    b. La coppa America ha esaltato Valencia ancora di più, ma finita, la zona portuale è ricaduta in quello che loro percepiscono come oblio originale (anche se occorre considerare la diatriba all’interno dello spazio urbano e sociale di Valencia);
    Detto ciò penso che: l’architettura sia fondamentale, ma, da sola non basta, ovviamente (servono: economia, attività pubbliche private … e specialmente le persone)
    • Concordo con te, le periferie romane avrebbero un gran bisogno di riqualificazione: per questo sono state previste le Centralità nel nuovo P.R.G. (si faranno?).
    • Il problema sono i finanziamenti e… la volontà, perché purtroppo un intervento, (il MAXXI realizzato in parte), non permette un altro. Da noi, per vedere un’altra opera pubblica, con il nostro ritmo passeranno i decenni.
    • In periferia, per esempio… era prevista la cittadella dell’acqua di Calatrava…..
    Per rispondere: finalmente MAXXI!
    Esternamente se proprio devo trovare un difetto (piccolo), forse, personalmente, ho trovato una leggera discrepanza con il resto dell’edificio, nel piccolo ponte vetrato angolare (non la bellissima vetrata obliqua), bello dentro, esternamente, un po’ sotto dimensionato verso lo spazio interno.
    Secondo me il problema non è periferia o centro. In realtà in assoluto, penso che già così il nostro centro storico non sia male …, mentre alle nostre periferie… qualche intervento di riqualificazione non farebbe male, nel particolare:
    in centro o in periferia dove vi è la necessità, -fatto il MAXXI- si continui con opere di qualità di progettisti famosi e non, stranieri ed italiani. Di Musei di arte contemporanea a poco a Roma con il MACRO, ne avremo due, non sono mai troppi,… forse occorrerà trovare altre opportunità e specialmente come suddetto, necessità, specialmente nelle periferie (abitazioni, laboratori, museo della scienza, uffici, negozi-vie con negozi- scuole, istituti, parchi, centri sportivi, luoghi della cultura e religiosi, mercati, etc.) economicamente realizzabili. Verso, non dico dentro come dovrebbe, almeno verso, il XXI secolo. (che cosa ci si aspetta dal XXI secolo? questa un’altra domanda..)
    Ho paura che non sarà facile, ma la speranza….
    Saluti
    Alberto

  6. .it ha detto:

    da At Casa Corriere della sera:
    “Design e architettura / La citta
    Roma è MAXXIIl futuro dell’architettura va in scena nella capitale e porta la firma del Pritzker Prize Zaha HadidLeggi FOTO: 1/16FOTO: 1/16 Il complesso architettonico si trova nel quartiere Flaminio, all’interno dell’area dell’ex caserma Montello. Perfettamente integrato nel tessuto della città, rappresenta, con i suoi 27000 mq, il nuovo polo urbano di Roma dedicato alla cultura del terzo millennio.

    VIDEO Zaha Hadid firma il MAXXINasce nella capitale il Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo tutti i videoodici novembre 2009: Roma torna al centro della scena architettonica internazionale. L’evento è davvero epocale, in occasione del completamento dei lavori viene presentato alla stampa il MAXXI, il Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo, progettato da Zaha Hadid. A fare gli onori di casa c’è proprio lei, la donna archistar più famosa del mondo.

    Acclamatissima e visibilmente soddisfatta racconta, non senza emozione, la sua rocambolesca esperienza romana. Sono passati esattamente 10 anni dall’aggiudicazione del concorso internazionale di idee per la realizzazione del nuovo polo museale romano. Nel 1999, tra le 273 candidature giunte sui tavoli della commissione, il progetto vincitore risulta proprio il suo. Sbaragliando concorrenti come Rem Koolhaas, Toyo Ito e Jean Nouvel, incrina la supremazia maschile dello star system proponendo una soluzione architettonica innovativa e altamente creativa. Da allora la sua carriera ha raggiunto vertici inimmaginabili coronati dalla vincita, nel 2004, del Pritzker Architecture Prize, considerato il Nobel dell’Architettura.

    Eppure si capisce, vedendola aggirarsi negli audaci e visionari spazi del MAXXI, che il progetto romano le è rimasto nel cuore. E la giornata a cui abbiamo assistito è stato un vero e proprio tributo alla sua persona. Il Museo non è ancora allestito. A parlare quindi è solo l’architettura. E l’effetto è davvero dirompente. Lo spazio è fluido, per apprezzarlo a pieno bisogna dimenticare qualunque riferimento percettivo convenzionale e lasciarsi semplicemente trasportare. Un’architettura da vivere più che da descrivere: esterno, interno, verticale e orizzontale sembrano termini appartenenti al passato. Scorci, aperture, connessioni, si alternano attraverso una sorprendente articolazione. Le visuali si accumulano, intrecciandosi e sciogliendosi in maniera inaspettata.

    Il MAXXI è il primo museo nazionale dedicato alla creatività contemporanea e alla sperimentazione dell’arti visive e dell’architettura. E’ il luogo del futuro. Ma il futuro, si sa, non è prevedibile, non lo si può definire o contenere. E le modalità con cui Zaha Hadid si è espressa hanno tradotto in spazialità un’idea di libertà mentale e culturale che perfettamente si adatta ad accogliere scenari futuribili. Una libertà che neanche l’ingombrante tradizione romana è riuscita a intimidire. La complessa contemporaneità del terzo millennio approda nella capitale del passato attraverso la grazia, l’eleganza e la determinazione di una donna che ha saputo rivoluzionare il modo di fare architettura.

    Link correlati:

    http://www.maxxi.beniculturali.it

    http://www.zaha-hadid.com

    concordo anch’io .it

  7. Valentina ha detto:

    Ci sono vari punti di nel post di qfwfq di cui vorrei discutere:
    – Mantenere la facciata della caserma non è un tic, ma un atto di assoluto rispetto per il contesto, che, in una città come Roma mi sembra d’obbligo. Basti pensare alle critiche per l’Ara Pacis, che si è inserita sul lungotevere, senza un apparente ed eclatante legame con ciò che aveva intorno: questa mossa non è stata ben accettata. E forse non si dovrebbe parlare di accettazione, ma d’altronde come si può non farlo se l’architettura è fatta per l’uomo, ma non per l’architetto, per l’uomo comune, per la signora che a via Guido Reni ci passa con la busta della spesa e vede la facciata di sempre ma con uno sfondo diverso e si chiede: “chissà cosa c’è” e non arriva a casa e dice al marito “certo che i tempi stanno cambiando, hanno fatto un edificio a via Guido Reni tutto strano, oblungo etc etc.”
    – Roma non ne aveva bisogno forse, Roma avrebbe bisogno di tutt’altro, NOI avremmo bisogno di tante altre cose, ma tanto non si fa mai quello di cui si ha bisogno, e magari tutte queste cose non necessarie fossero tutte come il MAXXI.
    Saluti
    Valentina

  8. GPC ha detto:

    La memoria delle caserme è stata imposta (Alla vecchia Zaha non sarebbe mai passato per l’anticamera del cervello di mantenere memorie di edifici senza particolari qualità). Il mantenimento compulsivo è una patologia (una paranoia?) da Soprintendente. Comunque, al di là di tutto (ho visto l’opera solo dall’esterno e alcune foto dell’interno) credo che questa opera pecchi di sindrome da archistar: ti faccio atterrare un’astronave completamente decontestualizzata – magari (come credo sia in questo caso) con magnifici spazi interni.
    Che vi devo dire? Forse faccio parte di una generazione e di un modo sorpassato di concepire l’architettura, ma io credo nella lettura del tessuto edilizio circostante.
    Se il contesto è degradato l'”astronave” funziona, riqualifica (come è il caso della chiesa di Meyer a Tor Tre Teste, sempre a Roma) ma in questo caso abbiamo un bel quartiere che più che essere riqualificato (non ne aveva bisogno) ha subito l’intrusione di un edificio che di per sé potrebbe anche essere bello ma che in questo contesto forse è fuori luogo.
    Certo che non è appiccicandogli in facciata una decalcomania dell’edificio che c’era che si riesce a contestualizzarlo.
    Se questo progetto è stato preferito agli altri che venga realizzato secondo il pensiero dell’autore senza “intrusioni”. Avrei voluto vedere se avessero impedito a Michelangelo (a proposito di interventi a Roma) di costruire i musei capitolini perché altrimenti avrebbe coperto il fianco di S.Maria in Aracoeli…..

  9. Alberto ha detto:

    Posso ricordare che:
    • il MAXXI non è stato completato, per problemi di fondi, manca la palazzina per l’architettura;
    • una parte delle preesistenze sono state lasciate secondo bando di concorso;
    • è stato scelto il progetto più innovativo essendo il museo del XXI secolo;
    • Michelangelo si era rapportato con l’intorno (successione delle tre piazze triangolari, due eliminate con la via del Mare, scala con doppia balaustra per staccarsi dal palazzo Senatorio);
    Credo di capire che chi riesce a operare sbaglia sempre: non va bene ha lasciato le preesistenze; non va bene ha operato non rapportandosi con l’ambiente circostante….Che servirebbe una qualità architettonica più diffusa e condivisa, non necessariamente esterofila, ma neanche il contrario, su questo siamo d’accordo..
    saluti

  10. .it ha detto:

    do 06blog.it
    MAXXI: nel 2008 l’apertura. Ma il museo sarà più piccolo del progetto originale
    pubblicato: venerdì 18 gennaio 2008 da emiliano in: Flaminio – Cassia Mostre e Musei Cronaca: Arte e Cultura
    http://www.06blog.it/post/2780/maxxi-nel-2008-lapertura-ma-il-museo-sara-piu-piccolo-del-progetto-originale

    Il MAXXI, ovvero il Museo delle arti del XXI secolo progettato da Zaha Adid, verrà aperto con ogni probabilità entro il 2008. La meravigliosa struttura archiettettonica che aprirà i battenti nel quartiere Flaminio, e che diventerà il più importante museo dell’arte contemporanea a Roma e in Italia, non sarà però corrispondente al progetto originario, visto che alcune delle ali disegnate dall’archietta di Baghdad non saranno costruite.

    Che il MAXXI, almeno al 2008, non sarebbe stato aperto rispettando la sua interezza progettuale originaria lo si sapeva da tempo. La scoperta dell’interessante foto con cui si apre il post, però, mi ha spinto a scrivere questo aggiornamento al fine di illustrare meglio quale sarà la forma finale del più grande museo delle arti contemporanee di Roma, luogo fisico che riunirà gran parte delle colezioni oggi sparse per la città in aggiunta alle tantissime nuove opere che l’attuale direttore del nascente museo, Pio Baldi, ha iniziato ad acquisire in giro per il mondo. La foto è chiara: in giallo si evidenzia la struttura così come aprirà tra pochi mesi. Il restante grigio mostra invece tutte quelle parti disegnate dalla Adid ma che per ora non vedranno la luce se si esclude il “braccio” per metà giallo e metà grigio che nella figura gira verso la nostra sinistra.

    La foto fa capire chiaramente quanto era già possibile intuire con una zommata satellitare su Google maps. In pratica pezzo dopo pezzo, causa mancanza di fondi, il progetto iniziale dell’archistar irachena è stato rimaneggiato previa autorizzazione della stessa Adid, che immaginiamo, però, non sia stata molto contenta… Il risultato sarà comunque un meseo straordinario, sia per le collezioni permanenti che conterrà che per la sua forma esteriore. Ed a maggior ragione se si pensa che il MAXXI è stato a rischio chiusura lavori per un paio di anni. Peccato, però, che il Ministero dei Beni culturali, l’istituzione che ha finanziato l’opera, non abbia trovato in questi anni le risorse necessarie per il completamento di tutto il progetto iniziale.

  11. qfwfq ha detto:

    mettiamola così:
    – Zia Zaha non ha fatto altro che rispondere ad un requisito richiesto dal committente
    – furbescamente si è limitata a lasciare una quinta (tipo contentino al bambino) che non ha nulla di contestualizzante: io la chiamerei pittosto una lapide alla memoria (avrebbe più senso)
    – Quando parlo di tic mi riferisco proprio a questo atteggiamento per cui si ritiene che per contestualizzare un edificio sia sufficiente una pennellata superficiale in stile (gotico, neoclassico, dorico, ionico e corinzio)
    – ci si riempie di parole come contesto e preesistenza nella convinzione (inculcata dalle nostre università e ormai diffusa come verbo nella cultura media nazionale) che ricopiare lo stile della porta accanto sia di per sé un valore assoluto
    – non è un valore! non lo sarebbe nemmeno se la porta accanto fosse un capolavoro
    – ci si riempie di teorie come tipologia e patrimonio storico per mascherare scelte stilistiche che invece attengono alla sensibilità specifica dell’architetto che ha il compito di progettare e prendersi la responsabilità delle proprie scelte
    – per me contesto significa attenzione agli spazi ed alle connessioni che si creano o si possono creare con il territorio circostante; significa porsi in relazione con la città e non necessariamente esserne un elemento di continuità (alzi la mano chi ritiene il Gugeneim di NY un’opera da cestinare)
    – in questo senso è evidente (basta osservare la planimetria) che il museo si sia perfettamente inserito nello schema urbano in cui si colloca; basti osservare come abbia saputo riprendere l’allineamento di via Poletti (che ordina tutto il quartiere limitrofo) e come il rapporto tra la piazza e le curvature esterne del museo siano tutte tese a valorizzare l’accesso principale; ed è chiaro che non potresti prendere lo stesso edificio e collocarlo in un qualsiasi altro luogo (cosa che invece è certamente possibile per la vicina chiesa ottocentesca di Santa Croce o per Santandrea del Vignola sulla Flaminia)
    – è altrettanto evidente che il progetto di ZZ mette piuttosto in luce tutti i limiti dell’approccio “bidimensionale” tanto caro ai sostenitori del contesto ottocentesco; per chi viene da via guido reni è evidente come la facciata ottocentesca sia trattata come un incidente, un mero episodio; si è subito portati a vedere oltre, un po’ più in la dove abita l’architettura vera;

    detto questo il Flaminio sta diventano sempre di più un quartiere degno di nota per l’incredibile varietà di architetture che lo caratterizzano
    alla faccia di chi vorrebbe individuare un contesto dallo stile unico ci troviamo di fronte ad un museo a cielo aperto di storia dell’architettura
    vi cito qualche esempio?
    – il barocco di Ponte milvio
    – il modernismo strutturale del palazzetto dello sport
    – il funzionalismo dell’auditorium
    – l’organicismo del villaggio olimpico
    – il manierismo del museo di Villa Giulia
    – il cubismo della palazzina di Giulio Gra a piazza Mancini
    – il postmodeno della palazzina residenziale su viale Tiziano
    – la palazzina a via Pisanelli (unico esempio di realizzazione progettata da Bruno Zevi)
    – il manierismo della chiesa di sant Andrea del Vignola sulla flaminia
    – il neo-post-palocristianesimo della chiesa di santa Croce
    – la palazzina liberty del lungotevere A. da Brescia
    – il viadotto Fascista e la sua prolungazione di corso Francia
    – la chiesa di S. Valentino a via Germania
    – lo stesso MAXXI
    – il futuro ponte della Musica
    – per finire con il complesso del piazzale Flaminio (con la porta del Pincio, la Porta di Piazza del Popolo, e gli uffici di Moretti

    chi vuole aggiungere altro?
    siamo sicuri che la facciata della caserma porti con se questo enorme bagaglio di cultura e valore architettonico da giustificarne la conservazione?

  12. Pino ha detto:

    Perché continuano a chiamarlo Maxi invece che, correttamente, Mavventunesimo?
    Non ci sono entrato mai, l’ho intravvisto solo da fuori e devo dire che semmai è tale sembianza di scatola di scarpe a disturbare l’aspetto della vecchia caserma.
    Sarò reazionario, artisticamente ignorante (anche se sono nato e cresciuti nell’arte dato che mio padre era un artista pittore e scultore diplomatoa Via Ripetta e mia madre cantante lirica e io fotografo, scrittore e musicista) ma insisto che, quando acquisto un paio di scarpe, il mio pensiero, prima che fuoriescano dalla scatola, vola immediatamente al mavventunesimo.
    Sono d’accordo con questo che scrivete su altro forum: “…una stessa architettura abitata da una classe sociale diventa altro abitato da un’altra classe sociale…”.
    Aggiungo che tale nuova classe sociale trasforma, dopo aver occupato gran parte delle abitazioni della vecchia classe sociale cacciata a suon di bigliettoni, l’ambiente a suo piacimento, spesso come era quello diprovenienza, spesso, più che altro, un garage abusivo senza certificato prevenzione incendi e senza un minimo di buon gusto.
    Devo dire che non nutro molta simpatia per l’architettura: la considero l’arte del cambiare lo stato delle cose preesistente secondo i propri gusti ma coinvolgendo anche la vita degli altri.
    Per fare un esempio, io preferivo di gran lunga l’affascinante spettacolo lunare e gelidamente silenzioso della parte del Villaggio Olimpico che era lluminata dalla luna e da luci fredde e biancastre e che donava profondità alla vista e calore al cuore per contrasto col rientro nel calore della casa. Ora, grazie ad un architetto, tale prospettive è occupata da ingombranti, e spesso rumorose, strutture.
    La quiete e tranquillità, e la pulizia dell’aria che faceva campare oltrre novanta anni molti abitanti si è ora trasformata in sfoggio di decibel per concerti all’aperto, strombazzatte di automobilisti che accorrono in massa per far mostra di tutto ciò che il codice della strada, e dell’educazione e rispetto civico, dovrebbero vietare.
    L’aria è divenuta quella di un garage e appesta i nostri polmoni; le nostre orecchie sono messe a dura prova.Tutto ciò in nome dell’architettura? I nostri, i miei, nervi, non ne possono più.
    Eppure la Costituzione garantisce il diritto dei cittadini a vivere in pace, soprattutto nelle loro abitazioni.
    Frase che continuo a ripetere: cancellate anche questa come mi sembra abbiate fatto con le altre.
    Domanda: non sarebbe più semplice non inviarmi la mailing list che continuare a cancellare i miei commenti?

  13. Pino ha detto:

    PS: specifico che la cancellazione dei miei commenti si riferisce al sito cittadinanzattiva in generale e non al vostro specifico amate l’architettura sul quale scrivo per la prima volta. Questo per amor del vero e per non essere ingiusto verso chi magari non avrà colpe di cancellazione.

  14. Pino ha detto:

    A qfwfq aggiungo, come richiesto:
    le auto post moderne parcheggiate sui prati del Villaggio Olimpico;
    le auto post civili parcheggiate accanto ai paletti paramarciapiede in modo da obbligare i veicoli transitanti a Viale de Coubertin a marciare in senso contrario contromano;
    le auto post codice della strada paarcheggiate tra i paletti paramarciapiede ove questi sono stati asportati e mai rimpiazzati;
    le auto periodo astratto parcheggiate sopra i marciapiedi senza paletti parapedonali in modo da costringere i pedoni a camminare in mezzo alla strada a loro rischio e pericolo;
    le auto moderno fantasi che vanno contromano;
    le auto del periodo trasgressivo che corrono a cento all’ora nelle viuzze del Villaggio Olimpico, e quelle parcheggiate sulle strisce blu senza pagare il biglietto,
    le auto del periodo irrealistico parcheggite in zona rimozione a mai viste rimuovere;
    le cartacce gettate per terra dai visitatori del quartiere rivalorizzato e tolte solo poco prima che si decompongano.
    Segnalo anche quant’altro talmente incredibile da poter verificare solo di persona durante una delle tante manifestazioni in zona.
    Hai ragione: un vero museo a cielo aperto (o garage, a cielo aperto che sia): un museo di tutto quanto l’inciviltà sia capace di fare.

  15. Giulio Paolo Calcaprina ha detto:

    Gentile Pino, come potrà vedere noi censuriamo solo i commenti che sono offensivi verso terze persone. Per quanto attiene la newsletter forse si riferisce a quella di Carteinregola.
    Se invece non desidera ricevere la nostra, in fondo alla newsletter c’è l’indirizzo a cui richiedere la cancellazione dalla mailng list, a termini di legge.
    Una sola preghiera. Quando ci scriverà ancora scriva i commenti in risposta ad un solo articolo e non li copi in altri articoli. Questa volta li abbiamo lasciati tutti, ma in genere cancelliamo le copie per non tediare i lettori.
    Cordiali saluti.

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