Una commissione per il futuro di Roma Capitale

2 settembre 2009

In primo luogo è una operazione di partecipazione sociale e civile alla costruzione della città che coinvolge ed allarga il campo culturale, che ha la possibilità di influire alla costruzione della città; in seconda battuta si tratta di una operazione di trasparenza perché i risultati sono aperti e chiaramente accessibili (v. link); infine è bene impostato il prodotto finale, costituito da semplici schede di sintesi, che illustrano con chiarezza, chi è il proponente (così sappiamo con chi prendercela), quali sono gli obiettivi (così possiamo fare tutti i processi alle intenzioni), quale la strategia, i tempi, il budget, ecc. (così ne possiamo valutare la serietà).

Veniamo ai contenuti.

I risultati generali appaiono alla fine decisamente frammentati, a fronte di 39 idee di varia natura (si va dalla rivoluzione del sistema dei trasporti, alla educazione al pronto soccorso nelle scuole), non si riesce a individuare un filo logico conduttore, una strategia generale, spesso molte idee sono simili e in apparente concorrenza tra loro; si ha la sensazione che il lavoro sia stato condotto più per la buona volontà dei singoli proponenti, che per uno sforzo di tipo collegiale.

Le singole schede spesso peccano di genericità, soprattutto nella parte relativa ai tempi ed alle modalità di finanziamento, ma questo è un aspetto che paga il pegno della impostazione generale della commissione; si trattava di abbozzare delle idee, lo sviluppo in dettaglio, se ci sarà, verrà dopo.

Per quanto riguarda le singole idee, molte di queste hanno influenza diretta o indiretta sui temi dell’architettura.

Le proposte più interessanti sembrano venire da personalità “non architetti”; il che forse è un bene: forse scopriamo che la società civile è in realtà più illuminata degli stessi architetti; il problema è se gli architetti italiani saranno in grado di dare risposte alla società contemporanea quando questa si sveglierà dal suo torpore postmoderno e comincerà a fare domande….

Spiccano due proposte portate avanti dall’ambasciatore Umberto Vattani (ex Segretario Generale del Ministero degli Affari Esteri). L’ambasciatore è famoso per avere rivitalizzato il Palazzo della Farnesina esponendovi i capolavori dei maggiori artisti italiani del dopoguerra raccogliendoli dai magazzini polverosi dei musei italiani, dimostrando nei fatti che anche l’arte contemporanea è fatta per vivere nei luoghi pubblici a disposizione (gratuita) dei cittadini.

In sintesi cosa ha fatto? Pur avendo all’interno della commissione a disposizione altri architetti, con cui avrebbe potuto dialogare (ad es. il prof Marconi), ha pensato bene di guardarsi intorno con un orizzonte un po’ più internazionale (internazionalizzazione era negli obiettivi della commissione) e coinvolgere l’arch. Paolo Maggiora; uno che non ha problemi di contemporaneità, ma soprattutto non ha problemi di vision.

Paolo Maggiora per chi non lo sapesse, è il progettista di Caofeidian, “la Pechino dell’Innovazione, Prima Città del III Millennio e simbolo “ufficiale” della contemporaneità della Cina”, del Nuovo Centro di Buenos Aires, del progetto Laguna Verde, dove si parla di Area Megalopolitana TO-MI-GE, di City Life a Milano; ha lavorato con Peter Eisenman, Zvi Hecker; Zaha Hadid, Arata Isozaki e Daniel Libeskind e chi più ne ha più ne metta.

I due insieme hanno elaborato due proposte: “La città dell’archeostoria” e “Il Distretto dell’Internazionalità e dello Scambio Culturale”.

Il primo progetto propone di realizzare un grande Centro Internazionale di Studi e di Esposizione, individuando due poli: un “centro d’irradiazione”, prossimo all’area Fori/Palatino; un “centro urbano esterno”, prossimo all’Aeroporto Leonardo da Vinci. L’obiettivo dichiarato è quello di istituire un centro che abbia la capacità di “rendere possibile, a diverse fasce di pubblico, una piena comprensione, e quindi una maggiore e migliore visitabilità, di Roma Antica, intesa come grande fenomeno urbano che interessa il Centro, le Vie Consolari, il Tevere, Ostia e Porto”.

Il secondo progetto appare meno architettonicamente sviluppato ma resta uno spunto interessante ed ha l’ambizione di porre finalmente Roma al centro di una rete di rapporti e scambi di respiro internazionale.

Altre due proposte interessanti vengono ancora da un “Non architetto”, il prof. Michele Trimarchi (docente di Analisi ed Economia del Diritto, presidente del Teatro Stabile Abruzzese).

Il professore propone di istituire un Centro di ricerca e produzione nei settori della luce e della multimedialità “Medialuce”, e di realizzare un nuovo (“altro”) teatro per la lirica romana.

“Si pone anche per Roma la necessità di aggiornare il quadro delle sue centralità tradizionali e di individuarne delle nuove”.

L’obiettivo del progetto è dotare la città, i suoi residenti e i suoi visitatori di un grande teatro d’opera edificato ad hoc su bando internazionale; il pensiero corre immediato al teatro dell’Opera della Bastiglia a Parigi.

Il risultato principale che si attende da questo progetto è la partecipazione crescente di una domanda composita di spettatori, e l’assorbimento sistematico della domanda di lirica espressa dai turisti italiani e internazionali.

A fianco di questo obiettivo principale si deve perseguire lo scopo di una produzione culturale ampia e complessa, che renda il nuovo teatro un polo di elaborazione creativa, di formazione e di realizzazione di spettacoli d’opera, anche attraverso sinergie con altri teatri internazionali, con reti televisive e radiofoniche, con social networks.

Sospendo il giudizio sulla proposta di ricostruire il vuoto di Via Giulia; per come è pensata la ritengo una proposta decisamente di basso profilo e di sostanziale rinuncia alla progettazione. Il prof. Marconi, che conosce a fondo la storia e la stratigrafia culturale Romana è certamente una persona che se volesse saprebbe come tradurre in linguaggio contemporaneo “non invasivo” un intervento di ricucitura urbana come quello di Via Giulia.

Alla luce dell’esperienza dei campionati di nuoto, ispira un sorriso amaro leggere della proposta di fare di Roma capitale dello sport.

Concludendo: si scorge qualcosa di nuovo all’orizzonte, e quel qualcosa sembra provenire proprio dalla mitica categoria dei politici; staremo a vedere. Si vocifera già di fantomatici finanziamenti per cominciare a mettere in pratica le idee più fattibili. Se mi dicessero che realizzano un nuovo teatro dell’opera moderno e contemporaneo sarei quasi disponibile a lasciare a Marconi il suo giocattolo….

Di seguito l’elenco delle proposte più architettonicamente interessanti:

  • Sistema dei parcheggi interrati “Lungo Tevere” (Edmondo Tordi)
  • Incremento della sostenibilità ambientale degli scali aeroportuali del Lazio, con riferimento all’Ecoaeroporto di Viterbo (Marianna Li Calzi)
  • La città dell’archeostoria (CAST) (Umberto Vattani – Pier Paolo Maggiora)
  • Medialuce Centro di ricerca e produzione nei settori della luce e della multimedialità (Michele Trimarchi)
  • Programma pluriennale per la valorizzazione del capitale intellettuale di Roma (Natale Forlani)
  • Alienazioni e valorizzazioni pubbliche (Vincenzo Ricciuto)
  • Roma all’Opera: un altro teatro per la lirica romana (Michele Trimarchi)
  • Roma capitale dello sport (Luca Pancalli)
  • Decoro urbano (ACEA Spa)
  • Orientamento delle politiche urbane e dei regolamenti edilizi alla promozione delle energie rinnovabili (ACEA Spa)
  • “Taglianorme” e certezza del diritto (Luigi Tivelli)
  • Il Distretto dell’Internazionalita’ e dello Scambio Culturale (DISC) (Umberto Vattani – Pier Paolo Maggiora)
  • Multimedia Travel Guide (MTG) (Gianpiero Gamaleri)

Questo è un elenco dei principali progetti di Maggiora.

  • Caofeidian: la Pechino dell’Innovazione, Prima Città del III Millennio e simbolo “ufficiale” della contemporaneità della Cina;
  • Il Nuovo Centro di Buenos Aires: la direzionalità strategica, politica e amministrativa, della Capital Federal argentina;
  • Laguna Verde, nuova centralità dell’Area Metropolitana Torinese a Settimo Torinese, nella prospettiva della prossima Area Megalopolitana TO-MI-GE. Dialogo Progettuale in fase di implementazione a partire dai primi approfondimenti con Peter Eisenman e Zvi Hecker;
  • Jinhua: sperimentazione del primo Sistema Urbano sulla base della teoria “100 Città”;
  • 100 Città: progetto di metodo di attuazione per la realizzazione di Nuovi Sistemi Urbani per 400 milioni di contadini cinesi che accederanno alla condizione di cittadini nei prossimi vent’anni nel quadro della cooperazione intergovernativa Italia-Cina;
  • Le Nuove Arche: centro direzionale urbano dell’economia e della finanza a Verona, Dialogo “storico” con Cangrande della Scala, Andrea Mantegna e Carlo Scarpa;
  • Il complesso Susa 2 che completa il Sistema direzionale SITAF S.p.A., realizzato nei primi anni ’90;
  • CityLife: il “Nuovo Centro” di Milano sul Quartiere Storico della Fiera, con Hadid, Isozaki e Libeskind;
  • Il Comparto Centrale per i Giochi Olimpici di Torino 2006, con Isozaki;
  • La Torre della Fiera: completamento della Nuova Fiera di Milano a Rho, nel quadro del più ampio sistema territoriale Expo 2015;
  • Il Turin Health Park: la Città della Salute;
  • La Torre 18: torre del Nuovo Centro Direzionale di Brescia;
  • La Nuova Sede della Banca di Spalato;
  • Il Malpensa Business Park, con Isozaki e Rogers;
  • Minsk Tower: torre polifunzionale di 430 metri, simbolo della nuova Bielorussia;
  • LIAV, Linea Integrata Alta velocità: Sistema di Comunicazione Integrato sull’asse Torino-Milano con collegamento per Malpensa, mediante la realizzazione di un sistema ferroviario ad alta velocità nel contesto dell’adeguamento dell’autostrada A4;
  • La ex Venchi Unica: quartiere polifunzionale integrato con Mario Botta, Filippo Barbano (sociologo) e Mario Deaglio (economista);
  • Il rinnovo del comparto di Torino-Esposizioni, con Botta e Hollein

scarica le schede progettuali


6 Commenti a “Una commissione per il futuro di Roma Capitale”

  1. Antonio Marco Alcaro scrive:

    L’idea di base è sicuramente buona, la concretezza delle proposte mi sembra molto labile.
    Ci sono alcuni progetti che dovrebbero far parte della normale amministrazione di un Comune, come il piano merci e la mobilità, ma si sa nel nostro paese l’ordinario è considerato straordinario.
    Sono molto perplesso sul progetto di trasformare il tevere in un autostrada a 8 corsie, (in tutte le capitali evolute hanno capito che il traffico si combatte non facendo nuove strade, ma dando ai cittadini un alternativa al mezzo privato).
    Non ho capito che cosa è la città dell’archeostoria, se è un specie di Disneyland di Roma antica, non credo sia una soluzione condivisibile.

  2. lorenzo scrive:

    Ma un altro teatro dell’opera a cosa servirebbe? E’ necessario spendere altre decine di milioni per una cosa che già c’è? Possibile che gli architetti si eccitino per qualsiasi cosa nuova venga realizzata senza chiedersi se serva realmente?

    Per quanto riguarda Marconi mi auguro che riesca realmente nel suo intento, anche se penso che sia una missone praticamente impossibile di fronte alla levata di scudi che sicuramente ci sarà da parte della dominante cultura architettonica (cultura che io ritengo cieca, snob e disinteressata alla ricerca del bello).

  3. GPC scrive:

    caro Lorenzo, sono un architetto eccitato, ma al di là di questo mio movimento ormonale riesco ancora a valutare con la ragione alcune cose. Per il Teatro dell’Opera o per qualsiasi altra opera si deve ragionare in analogia con alcune delle ultime grandi opere realizzate a Roma. C’era bisogno dell’Auditorium? Ne esisteva già uno a via della Conciliazione (e prima ancora sopra il Mausoleo di Augusto). Eppure il nuovo Auditorium realizzato da Renzo Piano (che non è straordinario anche per problemi acustici), funziona alla grande. E’ una grande macchina che macina cultura e produce soldi (anche indirettamente perché è uno dei richiami di turismo a Roma). La famigerata Teca dell’Ara Pacis (che non era di per sé una priorità, ma lo era tutta l’area di Piazza Augusto Imperatore), è una delle principali voci di introito da sbigliettamento del Comune di Roma (la seconda, se non erro, superiore ai Musei Capitolini). L’offerta culturale va adeguata, nel corso del tempo, sia nella produzione che nella fruizione. E’ questo il principio con il quale sono stati rifatti il Louvre (che esisteva e lavorava egregiamente) e l’Opera della Bastille, che si è affiancata alla vecchia Opéra di Garnier (che continua a lavorare). Sono d’accordo con te che prima di mettere mano ad un cantiere (se non a un progetto), va pensata una strategia generale dell'”offerta” romana, ma è proprio questo lo spirito con cui è stata fatta questa consultazione di saggi a Roma. Tutto è perfettibile ma è sbagliato censurarsi a priori dicendo “c’era già”. Ti saluto, io torno a godere.

  4. Lorenzo scrive:

    Godi godi…
    il problema è che a godere è solo la tua categoria (che presto sarà anche la mia). Proviamo a chiedere ai residenti del centro di Roma cosa pensino di Meier. Ma tanto purtroppo hai ragione te, l’unica cosa importante è il botteghino e tutti i soldi che ci arrivano dai turisti di tutto il mondo, anche se di Roma non ne capiscono una ceppa. Sono pronto a scommettere che se venisse demolito palazzo Spada con il museo che ospita (e che, per la verità, non si incula nessuno) e venisse costruito al suo posto uno spaziale museo di Gehry i visitatori arriverebbero a decine di migliaia ogni anno da tutte le parti del mondo (richiamati dal giubilo estasito dei media di fronte finalmente ad una Roma moderna, EVVIVA!): e allora facciamolo, tanto l’importante è il botteghino, no?

    P.S. “Auditorium macchina che macina cultura”? E mo che è diventata la cultura, un prodotto come tutti gli altri, come un detersivo o una carta da culo?

    P.P.S. Si scherza e si esagera un po’, perdonatemi anche il gergo, addio

  5. .it scrive:

    E’ BORROMINI
    Repubblica — 22 giugno 1993 pagina 37 sezione: CULTURA
    Roma – Il lavoro non sembrava presentare nessuna difficoltà e in verità neppure alcun appeal particolare. Si trattava di restaurare l’ alto muro davanti alla facciata cinquecentesca di palazzo Spada, il fianco di palazzo Ossoli per intenderci. Comunque i testardi controlli d’ archivio, i saggi sui materiali erano obbligatori. C’ era da tener conto anche di quel che si diceva di una certa prospettiva architettonica teoricamente incisa e dipinta sul muro dal grande Francesco Borromini, il maestro delle linee, ma a questo proposito sia l’ ingegner Busiri Vici (incaricato nel dopoguerra di rimettere a posto la struttura) che Paolo Portoghesi avevano dato un responso definitivo: la decorazione pittorica era irrimediabilmente andata perduta. E invece la grande sorpresa. Meglio, la scoperta che questa settimana verrà presentata al pubblico da Christoph Frommel e Paolo Marconi. Al di sotto di numerose mani di tinte e di colle, il disegno di Borromini era ancora intatto o quasi comunque recuperabile. Dopo nove mesi di restauri seguiti dalla Soprintendenza romana, guidati da Mario Lolli Ghetti, finanziati da un generoso Consiglio di Stato che ha la sua sede nelle stanze di Palazzo Spada, ecco sulla parete, sotto la vista di tutti l’ incisione di un’ architettura, un palazzo illusorio di misura reale, a corpo centrale, con tre ordini di finestre fornite di tutti i loro infissi e vetri dipinti, alcune delle quali sovrastate da eleganti timpani, due torri finto-bugnate (bugnate come del resto l’ intera finzione d’ edificio, con le pietre disegnate e chiaroscurate ad una ad una, quando a cuscino quando a punta di diamante). Al centro, un nicchione centrale con una vasca romana che affaccia sulla piazza. Anche se la falsa torretta sulla destra, che fa parte di una proprieta privata, non è ancora stata restaurata, l’ effetto è straordinario, specie nelle ore del mattino, prima che la luce meridiana lo appiattisca e gli tolga il suo indispensabile piglio tridimensionale. Un miraggio dunque, a due passi della mastodontica scenografia di piazza Farnese, un trompe-l’ oeil color travertino firmato Borromini, già autore, per lo stesso committente, l’ imprenditorialissimo Spada, e il suo palazzo, della scala elicoidale e dell’ arcinota galleria prospettica, lunga in realtà nove metri ma fatta apposta per sembrare un nobile colonnato in fondo al quale stava (apparenza nell’ apparenza) un paesaggio, dipinto naturalmente. Il fatto è che del gusto di stupire, del creare illusione, finzione, e infine illusione nella finzione si nutriva appassionatamente il Barocco. “E’ del poeta il fin la meraviglia”, scriveva poco più tardi Metastasio. Nascono in quel clima di continue invenzioni gli ordini di Bernardino Spada, il cardinale che aveva comprato il prezioso e neoplatonico palazzo Capodiferro, che si era fatto fare il ritratto da Guido Reni e dal Guercino e aveva iniziato a fare e disfare, costruire e ricostruire per dare a pieno l’ immagine della propria grandezza: quegli spazi, scriveva suo fratello padre Virgilio nel 1662, non erano mai sufficienti “alla vastità de suoi pensieri”. Perché tutti potessero ammirare a pieno la sua opera, il cardinale Bernardino non fece discorsi. Chiuse i due vicoli al lato del palazzo Spada, in modo che chiunque volesse arrivare a piazza Capodiferro, e poi in Campo de’ Fiori, dovesse passare attraverso la sua proprietà: dopo i bei giardini del primo tratto (e ora la Soprintendenza si appresta a restaurare le pareti che gli fanno da sfondo, anch’ esse piene di false finestre e festoni d’ ogni misura), il visitatore sarebbe sbucato nel cortile del palazzo e di lì avrebbe goduto sia la vista di una architettura finta in materiale reale, la galleria prospettica, sia quella di un’ architettura finta dipinta, la facciata appena scoperta appunto: incentrata sul nicchione e la vasca, faceva perno sulla statua di ninfa che versava acqua dai seni, una citazione arcaizzante che ben si confà all’ ermetico Bernini, e di cui troveremo all’ inaugurazione del restauro un fedele rifacimento in legno. Che tutto fosse una chimera non importava, anzi aggiungeva un elemento di meraviglia in più. – di SUSANNA NIRENSTEIN
    ……………… non occorre realizzare opere per il turismo, ma per il benessere delle persone che siano abitanti o visitatori, in ogni tempo e in ogni spazio. Non servono iniziative da cartoline, ma opere che riqualifichino, quando necessario, lo stile di vita e l’economia di una città, come realizzavano i maestri barocchi a roma e nei nostri tempi a Bilbao,… nel rispetto dello spazio e dei tempi……

  6. qfwfq scrive:

    Se mai qualcuno proponesse di demolire Palazzo Spada, il nostro movimento sarebbe il primo a schierarsi contro questa insulsagine (anche solo pensarla non è un segno di lucidità….).
    Sarebbe comunque ora di smetterla di pensare alla realta urbana delle nostre città come una realtà immutabile e intoccabile il cui destino precostituito dai cultori della conservazione non potrà che essere la musealizzazione sclerotizzata (possibilmente riservata a pochi eletti in grado di comprendere le relative cippe romane e non…)
    Intanto non c’è spazio e margine per una seria discussione volta al rilancio o al semplice riuso del patrimonio storico. O anche semplicemente per dotare una città di servizi e strutture degni di una capitale europea.
    Mille Palazzi Spada vengono allegramente ignorati dal turismo internazionale, come prima veniva ignorata l’Ara Pacis
    la stessa commissione Marzano, a distanza di pochi mesi è già svanita nel nulla. Cosa è stato fatto, quale iniziativa si stà sviluppando? Quali fondi sono stati stanziati?
    Qualcuno che lo sa ci illumini!
    noi di AMA nel nostro piccolo cerchiamo di tenerci informati, ma non è facile…..

    nel mio post terminavo non a caso con l’augurio che si facesse almeno qualcosa; persino Via Giulia in 3D sarebbe meglio del nulla che da decenni ammanta la capitale eterna

    ciao

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