Elezioni per il rinnovo dei Consigli degli Ordini provinciali

Le novità principali sono state quindi la modifica della durata del mandato che è stato portato da due anni a quattro anni e il nuovo regolamento elettorale che prevede le elezioni in tre fasi: (art. 3 comma 5)

in prima votazione l’elezione è valida se ha votato un terzo degli aventi diritto, (per gli ordini con più di 1500 iscritti), la metà degli aventi diritto, (per gli ordini con meno di 1500 iscritti);

in seconda votazione l’elezione è valida se ha votato un quinto degli aventi diritto, (per gli ordini con più di 1500 iscritti), un quarto degli aventi diritto, (per gli ordini con meno di 1500 iscritti);

in terza votazione l’elezione è valida qualsiasi sia il numero dei votanti.

Quest’ultima novità è stata fondamentale per sbloccare le elezioni negli ordini più grandi dove, in precedenza, se non si raggiungeva il quorum si andava avanti all’infinito paralizzando di fatto ogni attività con un enorme spreco di energie inutili, potrebbe apparire un sistema poco democratico ma in realtà ogni iscritto oltre ad avere il diritto di votare ha anche il dovere di farlo recandosi nei seggi nei tempi previsti.

Per quanto riguarda i tempi e le modalità di voto si nota tra gli iscritti una certa confusione, il DPR 169 stabilisce che, (art. 3 comma 1), le elezioni devono essere indette almeno 50 giorni prima della sua scadenza e la votazione deve tenersi il quindicesimo giorno feriale successivo a quello in cui è stata indetta l’elezione medesima. Ora dato che le elezioni del 2005 sono iniziate lo stesso giorno in tutte le  province ma non sono finite in contemporanea, perché gli ordini più piccoli, che hanno facilità di raggiungere il quorum al primo o secondo turno, hanno concluso i lavori prima e quindi si sono insediati prima di quelli più grandi. Il problema che si è venuto a creare è stato quello di essersi insediati i primi giorni di ottobre 2005 e secondo quanto previsto dal DPR 169 le elezioni dovevano essere indette almeno 50 giorni prima, quindi nel mese di agosto, la problematica è stata fatta presente tramite il Consiglio Nazionale al Ministero della Giustizia competente in materia, il Ministero dopo aver promesso di concedere una proroga da inserire nel decreto milleproroghe, ha, all’ultimo momento, negato questa possibilità creando problemi ai consigli provinciali. Nel frattempo alcuni ordini, senza aspettare la risposta del Ministero, hanno anticipato le elezioni nel mese di giugno, gli altri sono stati obbligati a convocare le elezioni appena tornati dalle vacanze tra la fine di agosto e l’inizio di settembre. I tempi e le modalità di convocazione sono stabiliti dall’art. 3 comma 1-3, la prima votazione deve tenersi il quindicesimo giorno feriale successivo a quello in cui è stata indetta l’elezione. L’avviso di convocazione, negli ordini in cui il numero degli iscritti supera i 500, può tenere luogo dell’avviso, spedito per posta, la notizia della convocazione pubblicata almeno in un giornale per due volte consecutive. Il seggio elettorale deve essere aperto in prima convocazione per due giorni consecutivi feriali, in seconda convocazione per otto giorni feriali consecutivi, in terza votazione per dieci giorni feriali consecutivi.

Le candidature sono singole, ogni iscritto può candidarsi fino a sette giorni prima della data fissata per la prima votazione. Spesso si lamenta la tardività con cui si comunicano le date per le elezioni, in realtà la data di scadenza di ogni consiglio è ben nota sin dal suo insediamento perché la legge non prevede proroghe e di conseguenza l’organizzazione di eventuali liste può iniziare anche prima che vengano indette le date delle operazioni di voto.

Il numero dei consiglieri varia da un minimo di sette a un massimo di quindici, il Presidente viene nominato dal consiglio eletto, tutti i consiglieri compreso il Presidente non percepiscono uno stipendio hanno un gettone per le sedute di consiglio stabilito dai vari ordini.

Per una lettura completa del Decreto 169 si rimanda al seguente link: DPR 169


4 Commenti a “Elezioni per il rinnovo dei Consigli degli Ordini provinciali”

  1. qfwfq scrive:

    Tutto quello che avreste voluto sapere sull’ordine ma non avete mai avuto il coraggio di chiedere

    2 considerazioni
    L’assenza del quorum e’ insieme un principio di democrazia e fonte di amarezza. Da una parte il non voto di molti colleghi pur essendo comprensibile (la difficolta’ oggettiva nel voto, la disillusione, il non credere nell’istituzione Ordine, sono tutti temi noti e più volte discussi) e’ uno dei più evidenti segni di crisi della categoria, e anche della stupidita’ collettiva. 14mila iscritti potrebbero essere molto pesanti se sapessero esprimere unita’ e partecipazione (liberta’ e’ partecipazione diceva Gaber). Come in tutte le consultazioni democratiche il voto e’ un diritto e un dovere, chi non lo esercita danneggia in primo luogo se stesso, e compie un atto irrispettoso nei confronti di chi, quel tempo prezioso da dedicare al lavoro, lo trova faticosamente e vota. Inoltre chi non vota non fa che consegnare ad altri decisioni e scelte che, inutile negarlo, lo riguardano molto da vicino….
    La seconda considerazione riguarda le modalita’ di voto, che prevedono l’espressione di 15 nominativi. E’ evidente che questa modalita’ favorisce la creazione di consigli “monocolore” appartenenti ad una stessa lista, azzerando la possibilita, salvo il caso della presenza di due liste equivalenti, di avere in consiglio una minima opposizione, principio fondamentale della democrazia. Lungi dal pensare di modificare l’attuale legge credo che su questo aspetto occorrera’ riflettere non poco

    Buon voto

  2. Mi ritrovo del tutto nel commento di qfwfq. La legge è comunque pazzesca e fatta per favorire l’omogeneità del consiglio che non è un valore ma appunto solo un modo per non avere una minoranza. Non approvo nel post il discorso che tutti dovrebbero sapere da soli la data di scadenze del consiglio per prepararsi. Il meccanismo è talmente farraginoso che immaginare che gli iscritti debbano essere interessati per forza a conoscere tutte queste regole mostra una concezione di una democrazia poco liberale: gli iscritti, come i cittadini, devono essere informati e sono liberi di scegliere di interessarsi alle elezioni quando queste sono convocate, avendo per il resto del tempo altro di più importante o piacevole da fare. Le elezioni sono importanti ma non sono la vita delle persone.
    Io invece credo esattamente il contrario: i consigli uscenti, dato che loro sì sono tenuti a sapere le date, dovrebbero, come avveniva fino a qualche anno fa, sollecitare incontri tra gli iscritti per informare e permettere la formazione delle candidature. Questa si chiama democrazia, questo è un modo per coinvolgere e interessare gli iscritti.
    L’hanno fatto i consigli o hanno preferito approfittare della confusione normativa per conservare il posto?
    Al solito troppe regole non sono affatto una prova di maggior democrazia e funzionalità del sistema, tantomeno di risultati qualitativamente soddisfacenti, proprio come nella nostra attività professionale.
    Saluti
    Pietro

  3. La legge non prevede l’obbligo di inserire 15 nominativi, ogni iscritto può decidere di dare da 1 a 15 preferenze tra tutti i candidati. Il regolamento elettorale non impedisce di avere una consiglio misto, ovvero composto da membri di varie liste, infatti in molti ordini si è verificato questo caso, ma non è un segno di democrazia è soltanto una sciagura per gli iscritti poiché si litiga su tutto e si blocca di fatto ogni attività dell’ordine. La democrazia si usa mandando a casa il consiglio che ha lavorato male e nominandone uno nuovo.
    Per quanto riguarda le date e i tempi di convocazione delle elezioni sono stabilite dal DPR 169, i consigli devono attenersi quindi al regolamento, certo è vero che potrebbero sollecitare incontri per favorire la formazione di candidature, ma chi ha interesse a preparare la strada a qualcuno che lo deve mandare a casa?

  4. antonio marco alcaro, la tua risposta sta tutta nella tua domanda finale. Ma poi chi l’ha detto che un consiglio diviso tra maggioranza e opposizione (termini esagerati in verità, perché specie nei piccoli ordini l’amicizia e la confidenza prevale su altre considerazioni)? Quali decisioni epocali deve prendere un ordine perchè si possa parlare di paralisi?
    E’ vero esattamente il contrario e ti faccio un esempio: nel caso di giudizi disciplinari, che toccano a fondo la vita di un professionista e possono veramente cambiarne la vita, la migliore garanzia di “giustizia” sta nella presenza forte di un controllo da parte di una minoranza, per evitare possibili accanimenti o, viceversa, accondiscendenza esagerata, per nemici o amici: gli architetti non sfuggono ai difetti e alle debolezze della politica e della giustizia!
    Il presidente, poi, con una maggioranza omogenea, anche senza unanimità, può fare quello che vuole. Ma il controllo interno ci vuole eccome, per evitare abusi e strapotere.
    A me sembra un elementare principio democratico.
    Appellarsi alla legge per scaricare su questa le colpe non mi sembra un bel sistema, dato che mi pare tu difenda la legge. La legge ha le sue colpe, ma noi abbiamo la libertà di denunciarne gli errori. Spero.
    Saluti
    Pietro

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