La burocrazia, mal sottile della buona architettura

Il 22 giugno 2009, AMATE L’ARCHITETTURA è stata invitata a presenziare alla trasmissione-contenitore, condotta da Michele Mirabella, “Cominciamo Bene Estate”. Essendo indisponibile il nostro presidente, Marco Alcaro, mi sono caricato dell’onere della partecipazione.

Devo premettere che di condoni un poco me ne sono occupato, una dozzina in tutto, principalmente per vecchi clienti ai quali ho voluto dare un sostegno in un’impresa assai ardua. Perciò mi consideravo informato del problema ma non un vero esperto. Così per colmare le lacune sia nell’ambito dei contatti di Amate l’Architettura sia in quelli personali abbiamo chiesto, a stretto giro di posta, di raccontarci esperienze e fatti significativi che potessero contribuire a definire i problemi logistici da un lato da un lato e umani dall’altro che tutti gli attori privati e professionisti si trovano ad affrontare in questo girone delle Malebolge.

E’ straordinario come in pochi giorni siano giunte parecchie esperienze incredibili. Ancora più straordinario è il riscontro di aneddoti ricevuti mentre mi trovavo in fila presso gli uffici tecnici nei giorni antecedenti alla partecipazione alla trasmissione.

Perciò, nei pochi giorni che avevo a disposizione prima di andare in onda, sono riuscito a elaborare un dossier sufficientemente ampio e circostanziato in cui si evince come il virus della burocrazia abbia infettato tutte la fasi del processo edilizio nelle quali è necessario avere un’interfaccia con l’amministrazione pubblica.

Va detto, per precisione, che l’ambito di questa esperienza è limitato solo ed esclusivamente a quello di Roma e Lazio. Sono convinto tuttavia che il problema sia massimamente diffuso in Italia, salvo, probabilmente, in quelle regioni che da sempre sono un esempio di buona amministrazione (Val d’Aosta? Trentino-Alto Adige?).

Le testimonianze raccolte sono così esemplari, così importanti per descrivere il grandissimo stato di malessere in cui si trovano non solo i committenti ma, soprattutto, i professionisti. Di conseguenza all’interno di Amate l’Architettura stiamo riflettendo sulla creazione di un canale permanente (tramite il blog, per esempio) per la raccolta di altre testimonianze in un documento unitario e articolato che riguardi tutti i settori della burocrazia nel processo edilizio e nel progetto architettonico.

Vi anticipo qualche piccola considerazione che mi è venuta in mente sulla base di questa esperienza:

  1. Il peso, anche economico, della burocrazia nel progetto, è tale che livella verso il basso la qualità del lavoro del professionista per potere fare quadrare i conti della propria parcella.
  2. Queste inefficienze sono un onere aggiuntivo rilevante per il committente che sottrae risorse alla qualità del progetto e della realizzazione di esso.
  3. Il potere che hanno assunto gli uffici tecnici è tale che la libertà di espressione nel progetto ne esce estremamente limitata. Il progetto cioè viene redatto in funzione dei parametri rigidi imposti dai regolamenti edilizi o, peggio ancora dall’interpretazione inappellabile degli uffici tecnici.
  4. Spesso il tecnico che si ha di fronte in questi uffici è, valutandolo sulla base del titolo, ad un livello culturale e professionale inferiore al proprio. Parlo, per essere chiari, soprattutto dei geometri che mi ritrovo negli uffici urbanistici, tra i vigili del fuoco, nelle soprintendenze, con mansioni equiparate agli architetti e agli ingegneri.
  5. L’incertezza sui tempi e sull’interpretazione delle norme da parte degli uffici tecnici, ha comportato il fiorire di una classe di professionisti-parassiti (definiti così perché non producono un valore aggiunto per la società) che hanno come core-business la capacità di portare avanti una pratica senza troppi intoppi ed in tempi più celeri. Esiste oramai una mentalità così diffusa di questo meccanismo che (è capitato anche a me) si chiama il professionista locale o specializzato anche nei casi in cui l’amministrazione è sufficientemente trasparente.
  6. Il problema di mantenimento di una burocrazia ipertrofica è di tipo politico:
    1. una grande massa di burocrati infatti è un bacino elettorale importante e fidelizzabile;
    2. la mancanza di chiarezza nell’interpretazione delle norme aumenta la possibilità di corruzione, concussione e, in ultimo, di detenzione di un potere reale sul territorio.
  7. La reazione ad uno stato a questo stato di cose può essere solo politica. Le categorie e le forze sociale che non si riconoscono nell’inefficienza e nella corruzione devono convergere su un manifesto programmatico volto a smantellare l’attuale sistema. A titolo di esempio, assolutamente non esaustivo, si potrebbe richiedere:
    1. Un uso diffuso del concorso di progettazione, con incentivi per i committenti anche privati, previa la fissazione di criteri nuovi sulla scelta delle giurie (rotazioni dei giurati, albi, ecc.);
    2. Una riduzione delle norme e dei regolamenti a meno norme, più flessibili e meno descrittive, basate cioè su parametri di progetto calcolabili (aria, luce, introspezione, ecc.) (è possibile per campi anche tecnici, si guardi al fire-engineering).
    3. Il ripensamento della funzione dei piani regolatori e degli strumenti attuativi, ridotti ora a strumenti puramente indicativi dall’uso diffusissimo degli accordi di programma in deroga ai P.R.G.
    4. Il ripensamento del concetto di P.R.G. stesso. E se cominciassimo a pensare a dei piani autoregolatori basati sul diritto a fare (nelle zone già urbanizzate e non sottoposte a salvaguardia) salvo diritti fondamentali di terzi quali la luce, l’aria, la vista, la mobilità, ecc?)
    5. La possibilità di mettere facilmente mano al patrimonio edilizio esistente con l’ottica di migliorarlo in efficienza ed estetica, utilizzando anche benefici in termini di superfici e cubatura se rientranti in un progetto coordinato. A Berlino, per esempio, per aumentare il guadagno passivo degli edifici si è data la possibilità di creare verande e bow-windows sulle facciate con progetti globali di trasformazione dei fronti degli edifici.
    6. La responsabilizzazione dei dirigenti degli uffici pubblici rispetto all’efficienza dell’amministrazione da loro diretta. Se fai bene ti premio, se fai male paghi e te ne vai.
    7. Un uso esteso dell’informatica e di internet per l’accesso alle informazioni, la presentazione, lo svolgimento e il controllo delle pratiche relative ai permessi.

Non mi soffermo sull’esito della nostra partecipazione televisiva. I tempi televisivi sono sempre brevissimi e gli autori televisivi banalizzano tutto.

Per chi, comunque, avesse curiosità allego tre clip tratte dalla trasmissione TV.


3 Commenti a “La burocrazia, mal sottile della buona architettura”

  1. antonio scrive:

    Caro Giulio, ..noi ci siamo conosciuti ..ai tempi dell’università..e ora ritrovandoti e leggendo/vedendo il tuo intervento mi trovo pienamente a confermare quanto da te riportato. Avrei qualcosa di personale da raccontarti e forse anche da scrivere in merito e atale proposito vorrei avere eventualmente indicazioni per riportare le vicende di cui mi trovo ad essere involontario attore e protagonista.
    Contento di averti ritrovato ti saluto
    Antonio

  2. Paolo Gioffreda scrive:

    Complimenti sia per il valore sociale e professionale dello scritto, sia per gli interventi nella trasmissione. In entrambi vi è una estesa e sincera condivisione da parte mia.

  3. GPC scrive:

    Caro Antonio, che piacere ritrovarti! Perdonami se ti rispondo con un mese di ritardo e chiedo scusa ai bloggers per una risposta di tipo personale. Stiamo riprendendo gli incontri e decideremo adesso le linee d’azione da intraprendere per questo inverno. Avrei piacere ad avere nuovamente un tuo contatto. Ti prego perciò di scrivermi a: giulio.calcaprina@libero.it

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