Bliz anti posteggiatori, c’è pure un architetto

Dei 14 fermati, che dovranno pagare ciascuno una contravvenzione pari a 709 euro per esercizio abusivo, dieci sono palermitani, nove dei quali con precedenti penali, e quattro stranieri. Uno di questi, originario del Togo, sul quale pendeva un ordine di espulsione emesso dal questore il 29 maggio, è stato arrestato. Un altro è risultato in regola con il premesso di soggiorno, mentre la posizione di due ganesi è tuttora in corso di accertamento.

Fra i palermitani fermati, anche un architetto di 36 anni, libero professionista regolarmente iscritto all´albo e disoccupato dall´ottobre dello scorso anno. I poliziotti del commissariato Politeama lo hanno fermato in via Croci, nei pressi della Sovrintendenza con alcuni spiccioli in tasca. Quando gli agenti gli hanno chiesto i documenti di riconoscimento, il posteggiatore ha esibito la tessera di iscrizione all´albo. L´architetto posteggiatore ha raccontato di aver prestato regolarmente attività professionale in uno studio fino a ottobre, poi il licenziamento. «Non sono in grado di commettere reati violenti, né li voglio commettere – ha detto ai poliziotti il professionista – Ho scelto di fare il posteggiatore perché crea meno allarme sociale». Durante la perquisizione ha consegnato il guadagno di giornata: pochi spiccioli. L´architetto non ha una casa e attualmente è ospite di amici.

L´operazione condotta dalla polizia, con l´intervento dei vigili urbani che hanno chiuso le vie del centro per evitare la fuga dei posteggiatori, è stata ordinata dal questore. Il servizio ha riguardato una zona molto vasta del centro città. Al setaccio via Cavour, piazza Castelnuovo, via Gaetano Daita, via Villermosa, via Principe di Villafranca, via XX Settembre, via Ruggero Settimo, via Mariano Stabile, piazza Croci e in via Simone Corleo. Nell´operazione è stato impegnato anche un elicottero.

«Il servizio – fanno sapere dall´ufficio di gabinetto della questura – nasce a seguito delle numerose segnalazioni giunte alla polizia nel corso degli ultimi giorni da parte di cittadini allarmati e infastiditi da richieste di denaro loro indirizzate da posteggiatori molto insistenti. Episodi che avevano già portato, nei giorni scorsi, alla denuncia penale di due posteggiatori, peraltro già sanzionati».

Nel 2008 sono stati quasi un centinaio i posteggiatori abusivi fermati in città. Qualche automobilista aveva anche pensato di lanciare sul web una raccolta firme contro di loro da presentare al sindaco. Una presenza costante – quella di chi chiede soldi per la sosta – ai concerti, nelle piazze più affollate della città, nelle strade del centro come nelle vie in prossimità di uffici e banche. Al velodromo, lo scorso anno, allo show di Ligabue, gli agenti del commissariato San Lorenzo frenarono 42 posteggiatori abusivi. Ventotto quelli bloccati appena un mese fa. Due gli arrestati sabato scorso.


8 Commenti a “Bliz anti posteggiatori, c’è pure un architetto”

  1. Architetto Danilo De Vito scrive:

    Vorrei capire chi dovrebbe cambiare cosa.
    Mi sono laureato in architettura (110/110 e lode) con il prof. Giorgio Muratore, ho fatto quindi una tesi storica, dopo l’università non sono riuscito subito a trovare lavoro, mi sono quardato intorno e ho visto cosa verviva al mercato (senza che nessuno cambiasse niente o creasse una legge ad hoc per l’architetto De Vito), attualmente ho una società di consulenza per la sicurezza sui luoghi di lavoro e garantisco da vivere a due collaboratori.
    Ma perchè la responsabilità di ogni fallimento va addossata alla società o alle leggi che non tutelano gli incapaci.
    Se non mi fossi dato da fare, se non avessi seguito scuole di perfezionamento e specializzazione e vari corsi di formazione forse a quest’ora starei anch’io a fare il posteggiatore.
    Ricordate cosa dicono i liberisti americani “la fame fa uscire fuori la bestia” ma ci vogliono anche capacita e competenze per affrontare un mercato in continua evoluzione.
    Attualmente mi trovo a Tokyo e qui sciocchezze del genere non verrebero neanche lette.
    Tirate fuori le palle invece di piangere e lamentarvi in continuazione.
    Architetto Danilo De Vito

  2. caro Danilo
    l’articolo è chiaramente una provocazione, ma serve a riflettere su una situazione tutta italiana in cui versano gli architetti e l’architettura. Tanto per cominciare colui che dovrebbe cambiare le cose si chiama Consiglio Nazionale degli Architetti, che ha il compito di interagire con il governo e con il Parlamento nell’ambito delle leggi che riguardano l’architettura e gli architetti. Il CNA è stato per anni guidato da una persona che ha fatto benissimo i suoi interessi ma malissimo quelli dei 140.000 architetti italiani.
    Se sei a Tokyo ti sarai accorto della differenza, nell’ambito dell’architettura, con una qualsiasi città italiana, L’Italia è l’unico paese al mondo dove, oltre ad esserci la più alta concentrazione di architetti rispetto alla popolazione, ci sono 90.000 geometri e 180.000 ingegneri che progettano come gli architetti. Come se non bastasse la normativa sui lavori pubblici è tutta a vantaggio delle imprese e delle società di ingegneria, l’influenza della politica nella progettazione è spaventosa, l’Università è allo sbando. Tu dici di tirare fuori le palle, ho l’impressione che se non cambia qualcosa non sapremo dove metterle tutte queste palle, con questo non voglio dire che bisogna garantire il lavoro a tutti i laureati in architettura, ma soltanto che se non c’è un cambiamento, a rimetterci non sono solo gli architetti, ma tutta la popolazione, perchè l’Architettura è un’espressione della cultura che appartiene a tutti.

  3. Eugenio Napoli scrive:

    Si, ma ogni volta che si parla dell’abolizione dell’Ordine e degli schemi che esso impone c’é un irrigidimento generale. Ho pagato per anni la “salata” iscrizione all’Ordine che si è sempre occupata solo di interessi “professionali”, di parcelle e cose simili. Non ne ho mai ricevuto alcun benificio. Io, come molto altri colleghi ho avuto il torto di essre solo un architetto-insegnante, di trasmettere la passione per l’architettura e insegnare il disegno proggettuale a centinaia di allievi. Mai una volta che l’Ordine abbia preso in considerazione il nostro lavoro, facendo ad esempio una riunione di questa vasta categoria per ricdonoscerne almeno i meriti.
    – Si sia liberi di progettare la casa della propria zia (dico ad esempio) senza farle pagare la parcella.
    – Si sia liberi di decidere da soli i costi del proprio operato, lasciando scegliere al committente di fare riferimento al progettista o allo studio che più gli aggrada e gli conviene.
    – SI ABBIA IL CORAGGIO DI ABOLIRE L’ORDINE!

  4. Christian Rocchi scrive:

    5 anni di studio (minimo) universitario ti lasciano senza strumenti per sopravvivere.
    Sei dottore in architettura.
    Un’esame di stato: se sei capace e fortunato rientri nel 30/100 che ce la fa a passare.
    Sei un architetto.
    Esci per trovare lavoro e ti misuri con il mercato reale: tirare su famiglia come un professionista appena licenziato ed iscritto, con gli strumenti ricevuti nei 5 anni di studio non è possibile.

    Le palle dell’architetto…….
    Cercare di sopravvivere discostandosi il meno possibile dal sogno di essere architetto.

  5. Eugenio Napoli scrive:

    Riscrivo quelo che ho scritto sopra con meno rabbia (ma c’è sempre) e quindi meno errori
    Ogni volta che si parla dell’abolizione dell’Ordine, dell’esame e degli schemi che esso impone c’é un irrigidimento generale. Ho pagato per anni la “salata” iscrizione all’Ordine che si è sempre occupata solo di interessi “professionali”, di parcelle e cose simili. Non ne ho mai ricevuto alcun benificio. Io, come molti altri colleghi ho avuto il torto di essere solo un architetto-insegnante, di trasmettere la passione per l’architettura e il disegno progettuale a centinaia di allievi. Mai una volta che l’Ordine abbia preso in considerazione il nostro lavoro, facendo ad esempio una riunione di questa vasta categoria (architetti-insegnanti) per riconoscerne almeno i meriti.
    – Si sia liberi di progettare la casa della propria zia (dico ad esempio) senza farle pagare la parcella.
    – Si sia liberi di decidere da soli i costi del proprio operato, lasciando scegliere al committente di fare riferimento al progettista o allo studio che più gli aggrada e gli conviene.
    – SI ABBIA IL CORAGGIO DI ABOLIRE L’ORDINE!

  6. Christian Rocchi scrive:

    Caro Eugenio,

    non entro nel merito del tuo problema, ma i colleghi che insegnano nei vari gradi scolastici, non dovrebbero aver bisogno di essere iscritti all’ordine. Se si significa che lavori anche come professionista se no a cosa ti servirebbe essere iscritto?

    Il problema del riforma degli ordini professionali è un tema che ha forti implicazioni sociali.

    La casa di tua zia se vuoi (secondo decreto bersani) la puoi fare anche gratis.

    Salutu

  7. francesco scrive:

    Questo caso rispecchia pienamente l’Italia! A roma tutti i giorni ci sono parcheggiatori abusivi che ti graffiano la macchina o ti minacciano se non gli dai i soldi e, al loro fianco ci sono i vigili che guardano come se nulla fosse, poi un “Architetto”, e, dico un “Architetto”, cerca di fare il posteggiatore abusivo per qualche giorno perchè sta nella cacca, ed i gli stronzi dei vigili invece di aiutarlo gli fanno anche la multa. Propongo di fare una manifestazione a roma tutti i tecnici di questo merdoso paese e di incazzarci; credo che abbiamo toccato il fondo! Tutto il mondo deve sapere che, se l’Italia è il paese + bello del mondo, questo è grazie ai nostri architetti che lo hanno reso bello e non qualcun’altro. Ci stanno calpestando, siamo diventati l’ultima ruota del carro. Che gli ingegneri facciano gli ingegneri e i geometri facciano i geometri, invece di rompere il cazzo a noi architetti rubandoci il lavoro. Chiediamo una riforma seria in cui ogni figura professionale abbia una propria identità. Facciamoci valere. Riprendiamoci la nostra bella professione.
    Francesco

  8. mario belardo scrive:

    cari colleghi, sono da poco stato eletto consigliere all’ordine di Caserta e vi assicuro che nel primo
    consiglio convocato abbiamo abbondantemente discusso di tutte queste problematiche ( invasione della professione, sentenze contro gli architetti, pochi concorsi e quasi tutti pilotati, incertezza sulla retribuzione del lavoro svolto, laurea debole, ingegneri pigliatutto ecc,). Si è aperto un dibattito serio e spero che queste preoccupazioni formino un gruppo in seno al consiglio per portare avanti una battaglia che ci protegga da questa distruzione, da combattere in tutte le sedi opportune. ciao e a risentirci.

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