Parte da Firenze il Rinascimento degli Ordini

Gli architetti non si sentono più rappresentati dai loro Ordini, ciò che è accaduto a Firenze ne è la dimostrazione, ci sono Presidenti di Ordini provinciali e Consiglieri che sono in carica da più di un decennio, il nostro Presidente Nazionale, recentemente scomparso, ha governato per 13 anni e si apprestava a rimanere altri 6 anni. Provate a chiedere a qualsiasi architetto se negli ultimi 10 anni la situazione dell’architettura in Italia e quindi dell’architetto, sia migliorata o peggiorata, la risposta la conosciamo tutti, motivo per cui i nostri rappresentanti, così attaccati alla poltrona, si devono fare da parte e lasciare il passo ai giovani che hanno voglia realmente di cambiare le cose.

Auguriamo ai nostri amici di Firenze, con cui siamo in contatto da tempo e collaboreremo insieme, di lavorare bene nel loro mandato e di riuscire ad ottenere risultati concreti. Vi allego il testo completo della lettera di “firmiamolalettera” con il link al loro blog per chi volesse sottoscriverla e il programma con cui hanno vinto le elezioni dell’Ordine di Firenze.

il gruppo è formato da:

Fabio Barluzzi

Tommaso Barni

David Benedetti

Eva Parigi

Colomba Pecchioli

Antonio Bugatti

Roberta Destrero

Mario Perini

Giano Ardinghi

Simone Lombardi

Francesco Maestrelli

Simone Meniconi

Giuseppe Rinaldi

Daniela Turazza

TESTO INTEGRALE DELLA LETTERA (15 MARZO 2009)

Gli eventi che recentemente e a più riprese hanno messo a nudo le dinamiche della gestione dell’urbanistica e dell’architettura nel nostro territorio, e le ultime dichiarazioni del governo, ci impongono una riflessione seria sul senso di queste due discipline e soprattutto sul ruolo dell’architetto.

Il rapporto malato instauratosi fra la Pubblica Amministrazione e la professione dell’architetto danneggia su più fronti la collettività, perché impedisce all’interesse pubblico di ricevere la migliore offerta qualitativa e discredita la figura stessa dell’architetto, oggi ridotto ad ingranaggio di un sistema degradato. Tale rapporto mette in discussione la correttezza deontologica che in una società civile non è negoziabile.

Le cronache evidenziano una consuetudine all’intreccio di interessi personali negli atti amministrativi di interesse pubblico, che si verificano con un’assiduità tale da rendere impercettibile il comportamento illecito, divenuto oggi un’alternativa alla mancanza di lavoro.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti: le nostre città sono cresciute caoticamente, le nuove costruzioni sono qualitativamente scadenti e spesso degradate dopo pochi anni, l’arredo urbano non è curato ed è spesso inesistente.

Nello specifico di Firenze, le rare occasioni progettuali di potenziale cambiamento sono andate sprecate, e proprio da questi fallimenti è emersa la predisposizione dei privati nel dettare l’agenda per la programmazione e lo sviluppo urbano.

Dobbiamo ammettere che oggi l’architettura è assente dal dibattito civile e politico: è mancata un’attività di formazione e dialogo rivolta alla cittadinanza, finalizzata alla reale percezione dell’architettura e del lavoro dei suoi addetti come valore per sé stesso e per la collettività.

Vogliamo dire con forza che siamo stanchi di assistere impotenti a questa situazione e che faremo il possibile, come normalmente accade nel resto d’Europa, affinché nel nostro Paese l’architettura divenga il principale strumento per attivare e favorire lo sviluppo e la riqualificazione delle città.

La città di Firenze e il territorio toscano necessitano di una rivalsa per potersi confrontare con le altre città italiane ed europee.

SOTTOSCRIZIONE

Per sottoscrivere la lettera, inviare una mail (indicando nome e cognome) al seguente indirizzo:

firmiamolalettera@gmail.com

PROGRAMMA:

RIAFFERMARE IL CODICE DEONTOLOGICO COME PRINCIPIO IRRINUNCIABILE DELLA PROFESSIONE DI ARCHITETTO

Affrontare una revisione del codice deontologico affinché i principi ispiratori divengano linee guida condivise e rispettate.

Applicare gli strumenti esistenti di controllo del comportamento professionalmente etico degli iscritti all’Ordine e di sanzione delle trasgressioni ai principi dell’etica professionale.

ADOTTARE CRITERI DI ASSOLUTA APERTURA E DIALOGO NEI CONFRONTI DEGLI ISCRITTI

Favorire il coinvolgimento di tutti gli iscritti nei meccanismi decisionali dell’Ordine, affinché le decisioni del Consiglio siano reale espressione della volontà degli iscritti stessi.

Operare affinché ogni singolo professionista si senta parte integrante del proprio Ordine di appartenenza, ottenendo da quest’ultimo assistenza e supporto nella propria attività professionale.

Operare una puntuale, periodica ed esaustiva azione informativa, aperta alla partecipazione di tutti gli iscritti, riguardo alle attività dell’Ordine e della Fondazione utilizzando i mezzi più efficaci e diretti (incontri periodici, seminari di discussione, pubblicazione di editoriali settimanali sul sito internet, ecc.)

Porre i presupposti per un efficace e fruibile scambio di informazioni tra gli iscritti, tramite la pubblicazione e la libera consultazione dei contatti e la realizzazione di un blog con annesso forum interattivo di discussione.

Utilizzare i suddetti mezzi informatici (forum) per la raccolta in tempo reale di opinioni, problematiche, spunti di discussione, suggerimenti da affrontare negli incontri periodici aperti di tutti gli iscritti,

TUTELARE LA PROFESSIONE

Promuovere il percorso formativo dell’architetto, regolamentando il tirocinio obbligatorio ed assumendone la responsabilità.

Tutelare le competenze esclusive dell’architetto, avviando una azione di dialogo e stretta collaborazione tra l’Ordine Professionale, la Pubblica Amministrazione e con i rappresentanti di altre categorie professionali (es. geometri, ingegneri, p.e., ecc). Il tutto al fine di riaffermare la specificità dell’architetto e delle sue competenze professionali.

Operare un attento controllo sul corretto svolgimento dei bandi di concorso (concorsi di progettazione, di affidamento di incarico, ecc)

Operare un maggiore e più rigoroso controllo sulle possibili conflittualità dei ruoli professionali del singolo iscritto, sempre nell’ottica dei principi etici e deontologici della professione.

IMPLEMENTARE E AGGIORNARE I SERVIZI AGLI ISCRITTI

Recepire le modifiche operate alle regole dei rapporti tra professionisti e committenti (soppressione dei minimi tariffari), fornendo indicatori per la valutazione degli standard qualitativi relativi alla redazione dei progetti e per la definizione delle giuste competenze professionali, allineandosi a quanto già, con efficacia, avviene nel resto d’Europa.

Fornire linee guida e supporti operativi (fax-simile di lettera di incarico, contratto – tipo e realtive tutele legali, ecc.) utili alla definizione ed al corretto svolgersi dei rapporti tra professionista e committenza

Garantire adeguata assistenza legale ad amministrativa tramite una pluralità di professionisti selezionati, accreditati e convenzionati dall’Ordine, anche sviluppando accordi con gli ordini interessati (avvocati, commercialisti, notai, geometri, ecc.).

Volgere a vantaggio degli iscritti il grande bacino di utenza che essi rappresentano, ottenendo dal mercato condizioni economicamente vantaggiose per i servizi e prodotti necessari alla professione (assicurazioni professionali, acquisto di beni strumentali, contratti di telefonia, software, accesso a siti internet,ecc.)

Spingere la Pubblica Amministrazione verso un più efficace snellimento ed informatizzazione delle procedure burocratiche, ad esempio accreditando i professionisti e dotandoli di firma digitale, su modello del servizio catastale.

RIAFFERMARE LA CENTRALITA’ DEL PROGETTO

Promuovere una presa di coscienza ed un accrescimento culturale diffuso sull’importanza del progetto della città e sulla sua influenza sulla qualità della vita.

Riaffermare la responsabilità del progettista quale attore fondamentale nei processi di trasformazione del territorio e come figura garante dell’interesse collettivo al conseguimento di una maggior qualità progettuale.

Favorire e alimentare un ampio e approfondito dibattito sulle occasioni di riqualificazione e di trasformazione della città

Ottenere attraverso una efficace azione comunicativa e collaborativa con la Pubblica Amministrazione e con la cittadinanza l’obbligatorietà di procedure concorsuali per la progettazione degli interventi (pubblici o privati) di rilevanza sensibile. Procedure sulle quali l’Ordine si impegna direttamente per garantirne la necessaria trasparenza e regolarità, collaborando alla stesura di un bando tipo per la promozione dei concorsi..

Rifondare il sistema comunicativo con la cittadinanza, incentivando il coinvolgimento dell’opinione pubblica tramite la creazione di un ufficio stampa efficace ed impegnato nella pubblicazione del redazionale (vedi punto 2), di lettere aperte su quotidiani locali e nazionali, nell’organizzazione di conferenze stampa aperte al pubblico (ad esempio presso l’Urban Center di cui al capoverso successivo).

Sviluppare le attività di promozione culturale della Fondazione (anche mediante accordi e sinergie con l’Urban Center) affinché sia luogo pubblico e permanentemente adibito al coinvolgimento della cittadinanza nei processi di trasformazione del territorio, tramite l’organizzazione di mostre, convegni, presentazione di progetti, ecc.

ADEGUARE IL SISTEMA DI AGGIORNAMENTO PROFESSIONALE E CULTURALE

Organizzare corsi di aggiornamento a cadenza periodica con rilascio di attestati riconosciuti su temi vicini alla professione, anche e soprattutto dietro suggerimento degli stessi iscritti (vedi punto 2). Unico sistema per dare un servizio realmente utile ed efficace per gli iscritti.

Organizzare mostre e convegni il cui tema centrale sia l’architettura ed il suo ruolo culturale e sociale, di come una consapevole azione di progettazione e trasformazione del territorio influenzi in maniera sostanziale la qualità della vita di tutta la collettività.


32 Commenti a “Parte da Firenze il Rinascimento degli Ordini”

  1. Amate l’architettura,
    il giorno in cui hanno vinto l’elezione mi è arrivato un messaggio sulla mia pagina FB di Guido Incerti: «Vittoria!!!!!!»
    Ricevere questo urlo di gioia mi ha fatto piacere.
    Attraverso i blog/social network si possono dragare le intelligenze per cambiare in meglio il nostro paese.
    Questa notizia sarà nel mio nuovo BLOG READER che si occuperà del linguaggio (latente/potenziale) dei blog.
    Non condivido in parte questa frase: «[…] motivo per cui i nostri rappresentanti, così attaccati alla poltrona, si devono fare da parte e lasciare il passo ai giovani che hanno voglia realmente di cambiare le cose.»
    L’architettura non ha età, ci sono anziani che hanno straordinarie capacità. Il problema sono gli architetti giovani/vecchi che esercitano il proprio mestiere attraverso il potere politico facendo progetti ‘infantili o rozzi’ ecco perché ci vuole un buona gestione degli ordini per osservare la realtà e non stare seduti in poltrona.
    Saluti,
    Salvatore D’Agostino

  2. GPC scrive:

    Caro D’Agostino, seguiremo con attenzione il tuo nuovo blog reader. Sui giovani dissento da te pur sapendo di essere massimalista: in questo momento così stagnante credo che l’unica lotta veramente efficace possa essere una lotta generazionale. Solo per il fatto che chi è giovane ha ancora la voglia e l’energia di cambiare le cose (salvo eccezioni tra cui il sottoscritto). Non c’è inoltre più il senso dell’opportunità di farsi da parte arrivati ad una certa età. Se ti fai bene i calcoli noi siamo ancora sotto scacco di quella generazione intorno al ’68/’77 che ha preso il potere in gioventù e non lo molleranno finché non saranno morti.
    L’unica cosa per la quale potrei essere d’accordo con te è che mi piacerebbe trovare un po’ meno calcolo e più slancio tra i giovani architetti. Forse è solo un modo per corazzarsi dalle delusioni. Ma forse la mia è una visione ristretta. Un saluto.

  3. Alessio Bonetti scrive:

    Caro GPC penso che sia proprio la corazza la cosa che rovina i giovani di oggi.
    Io di mazzate ne ho prese. Concorsi vinti e derubati da altri colleghi, progetti portati avanti con fatica e sottratti dal politico di turno…
    Mi sono sempre rialzato, un po acciaccato.
    Il 14 agosto compio 35 anni e mi sento sulla schiena una corazza spessa e pesante.
    non tanto spessa da garantirmi incolumità però, ma abbastanza pesante da impedirmi movimenti “slanciati”.
    Vedi caro GPC, ci sono due modi di reagire a questo punto:
    1 con forza e veemenza (a volte, purtroppo, violenza)
    2 con il calcolo e la sana furbizia

    la prima via ti fa scrollare di dosso un fardello per caricarti di uno più pesante e indelebile
    la seconda richiede una strategia…

    lasciate quindi che dica semplicemente che questa notizia è una ventata di aria fresca…e in questi giorni è davvero un sollievo.
    🙂 benissimo !!!
    mandiamo loro i + sentiti auguri e tutto l’appoggio che vorranno se perseguiranno i giusti obiettivi.

  4. Gli ordini sono vecchi come istituzione. Superati e, secondo me, anche dannosi. Il rinnovamento, non solo generazionale spero, è comunque una notiizia. Purtroppo, per esperienza diretta visto che ho fatto il consigliere ad Arezzo per circa 15 anni fino a che non ho dato le dimissioni da consigliere in carica, dopo gli entusiasmi l’istituzione prende il sopravvento e i giovani diventano vecchi rapidamente, e talora molto più intolleranti. Mi auguro che questo non accada e che il nuovo consiglio, che in Toscana è quello di riferimento anche per gli altri, abbia una visione della professione meno parruccona e corporativa, più moderna e imprenditoriale e sappia prendere in considerazione, ad esempio, il superamento dell’Ordine a favore delle associazioni. Dico solo “prendere in cosiderazione”, cioè discuterne in maniera serena e aperta, senza quella chiusura preconcetta che contraddistingue tutti gli ordini. Se così non sarà anche il nuovo consiglio nascerà vecchio, a prescindere dall’età anagrafica. Prenderà i suoi bei contatti con le pubbliche amministrazioni, valorizzerà i suoi consiglieri presso quelle, scenderà a compromessi di basso profilo per accondiscendere il potere, insomma, sarà tutto come prima. In Toscana poi, una regione chiusa e conservatrice per cultura, è anche peggio che altrove.
    Starò a vedere con attenzione ma con molto disincanto.
    Buon lavoro
    Pietro

  5. PEJA scrive:

    Sono daccordo con Pietro: Il fatto che i vincitori siano persone capaci di rinnovamento, non vuol dire che riescano a portarlo avanti: gli ostacoli sono tanti, e soprattutto sono interni. Così come dopo la seconda guerra mondiale, si è scelto di non licenziare ogni dipendente pubblico iscritto al PNL (sarebbe stato impossibile! Sarebbero scoppiate insurrezioni ogni dove, e poi non si avrebbe avuto il know how per gestire tutto) lo stesso, Firenze sarà impiantata sulle fondazioni esistenti. La situazione è ambigua. Non mi resta che augurare buona fortuna…

  6. Mi scuso, ma ieri sera nella fretta non avevo letto il programma della lista vincitrice. Le intenzioni sono buone, non lo nego. Ma, a parte l’ovvia considerazione che dal dire al fare…., osservo che tutto è incentrato nella logica ordinistica. Cioè l’ordine è al centro di tutto. Intendiamoci, è ovvio che chi aspira a diventare consigliere debba valorizzare l’Istituzione, ci mancherebbe altro, però manca del tutto un cenno ad uno scenario nuovo in cui gli ordini siano altro, ma talmente altro da non esistere quasi più, a vantaggio di aggregazioni diverse e libere, cioè non obbligatorie per legge. Questo è il punto dirimente.
    E’ certamente vero che il CNA attuale è un organismo vecchio ed autoreferenziale, ma è anche vero che, a parte l’inamovibilità di consiglieri e presidente, in tutta la sua gestione si è arroccato in una visione conservatrice è che sempre questo organismo ha messo l’Ordine al centro del dibattito. I pochi dissenzienti su questo punto venivano semplicemente oscurati. Si veda la vicenda del decreto Bersani: una norma giusta, in linea con la modernità, quella vera, e con la realtà ma CNA e Ordini provinciali arroccati nella difesa perdente delle improbabili tariffe. Affermare il valore delle tariffe significa essere molto semplicemente corporativi, come i tassisti o i farmacisti. Qui l’età conta niente, contano le idee e le intenzioni.
    Ho vissuto in prima persona il o fatto in Toscana di avviare un a più serio fatto sulla responsabilità del professionista che dovrebbe garantire livelli minimi possibilmente elevati di prestazioni professionali a fronte di contratti con precise clausole. Un tentativo di fare della deontologia un fatto concerto e certificato da contratti firmati con il cliente e non parole al vento. Tutto morto sul nascere perchè la responsabilità fa paura e le tariffe minime sono molto comode.
    Ripeto, staremo a vedere, ma temo che ci avvieremo ad avere un ordine giovane d’etò che in poco tempo sarà vecchio come l’altro, e questo per il fatto che è l’istituzione ad essere intrinsecamente vecchia e sorpassata.
    Saluti
    Pietro

  7. Daniela Turazza scrive:

    Cari colleghi, simpatizzanti e sostenitori del nostro “movimento” fiorentino, sono una dei futuri consiglieri dell’Ordine di Firenze e ho piacere di intervenire a questo forum, precisando che parlo esclusivamente a titolo personale.

    Voglio semplicemente dirvi che sono stata spinta ad intraprendere questa avventura dall’insoddisfazione, dalla rabbia nei confronti di un “sistema” che mette a dura prova la resistenza psicologica (e fisica!) di un professionista e non premia né la competenza, né le capacità individuali e nemmeno la voglia di fare.

    Sono certa, per usare le parole di qualcuno di voi, di essermi caricata sulla spalle un bel “fardello”, un fardello che va ad aggiungersi a quello di cui mi faccio carico ogni giorno, io che già sono abituata a lavorare fino a stramazzare..
    Da più parti arrivano frasi d’incoraggiamento – molto, molto gradite! – ma, anche, molti commenti del tipo:”Vediamo cosa riuscirete a fare..” “Spero che riusciate davvero a cambiare qualcosa..”
    Un grande stratega, non ricordo bene chi, disse che vale di più una piccola cosa realizzata di mille idee. Io ci volevo provare: mettermi in gioco, relazionarmi con altri colleghi che hanno i miei stessi problemi. Ci sarà da lottare, da litigare, da gioire e da disperarsi.. Ma sarò soddisfatta, comunque vada, perché ci avrò provato.
    Un caloroso saluto a chi si sente vicino a noi..
    Daniela Turazza

  8. Fabio scrive:

    Ciao sono uno dei consiglieri neo-eletti a Firenze, e francamente vi ringrazio per i vostri commenti assolutamente pertinenti. Non nascondo che i dubbi che sollevate riguardo alle difficoltà del nostro futuro operare, sono anche molti dei nostri dubbi. Il nostro programma non è “ordinistico”, o per lo meno questa non doveva essere la sua impostazione. Tutti noi siamo molto più favorevoli a prendere una linea verso le associazioni libere. Il vero problema è che in questo momento esistono gli ordini con tutti i loro svantaggi e la cultura generale degli architetti non è forse ancora del tutto pronta al loro superamento. Certo è le associazioni libere rappresentano per noi un necessario punto di riferimento per il nostro futuro.
    Va anche forse chiarita un’altra cosa che il nostro gruppo non è nato per le elezioni dell’ordine, che anzi consideriamo un incidente di percorso, ma si è formato un po’ come questo blog, come risposta al lento ed inesorabile decadere della nostra professione e dell’architettura in generale. Nel marzo di quest’anno abbiamo scritto una lettera di denuncia, che poi è diventato anche il nostro manifesto, che potete trovare al : http://firmiamolalettera.blogspot.com/.
    A sostegno di questa lettera abbiamo raccolto firme e iniziato a fare riunioni, le elezioni dell’ordine sono poi state solo una conseguenza.
    Spero che riusciremo a muoverci tra le briglie e le camicie di forza che il nostro sistema ci impone, spero che voi rappresenterete in qualche modo la cartina tornasole del nostro agire.
    Continuate a seguirci e tirateci le orecchie se lo riterrete opportuno
    Grazie mille per i vostri preziosi commenti.
    Fabio

  9. Christian Rocchi scrive:

    Come al solito sono in disaccordo con il Pagliardini…ma questa non e’ una notizia….ma sono in disaccordo anche con il Calcaprina e quindi d’accordo con il D’Agostino: dire giovani non significa niente (e lo dice chi ha costruito lo sportellogiovani all’interno dell’ordine degli architetti di roma e che alla soglia dei 40, dopo circa 9 anni di lavoro e di grandi colpi ben assestati, si appresta a mollare le redini per le nuove leve).

    Sono contrario ai valori assoluti, non sono un manicheista (e questo lo scrivo per il Calcaprina che gioira’ al suono di questo termine): e’ stupido oltreche’ poco intelligente dire GIOVANI.

    Bisogna dire ONESTI e CAPACI….con grande voglia di cambiare le cose.

    Lavorare per un’ ordine e’ una grande responsabilita’ che spesso porta via molto tempo alla propria professione: in bocca al lupo al nuovo consiglio di Firenze.

    ch

  10. Sapevo che avrei scatenato un putiferio con il termine “giovane”, ma è stato usato per un motivo ben preciso. Concordo con chi dice che “giovane” non è sinonimo di capacità, qualità e onestà, è vero che ci sono molti “anziani” che hanno più voglia di cambiare dei giovani, ma è anche vero che in Italia il 70% dei Consiglieri degli Ordini provinciali degli Architetti ha più di 50 anni, mentre il 50% dei 140.000 architetti italiani ha meno di 40 anni, pertanto se per la prima volta viene eletto un Consiglio dove la quasi totalità dei membri è “giovane”, non si può non sottolinearne l’importanza.

  11. Christian Rocchi, non credo interessi molto sapere se sei o meno d’accordo con me, specialmente se non spieghi il perché. A me almeno non interessa affatto.
    Mi interessa invece sapere che cosa i colleghi, e anche te, pensino dell’Ordine come Istituzione. Questo è il punto centrale, anzi l’unico, per cui qualcuno si dovrebbe candidare.
    Quanto al fatto di essere ONESTI E CAPACI vuol dire niente: pensi forse che i Consiglieri uscenti di Firenze siano stati DISONESTI e INCAPACI? Non lo sono stati affatto, probabilmente, hanno solo avuto una visione vecchia (non di età ma di idee) e stantia della professione e dell’ordine, come quella di quasi tutti i consigli provinciali.
    E poi dici di non essere manicheo, tu che dividi con l’accetta gli onesti dai disonesti!!!!
    Avere un consiglio giovane d’età è certamente un fatto positivo, come dice a.m.alcaro, per motivi di rappresentatività degli iscritti. Ma il vantaggio si ferma qui, perché poi arrivano i contenuti e quelli non hanno età anagrafica. Ad esempio: cosa pensano i nuovi consiglieri della pubblicità fatta dagli architetti? Oppure come intendono tutelare veramente i committenti, con le norme di deontologia forse? Credi, Christian, sia possibile governare numeri di 1000, 5000, 7000, 10000 iscritti con 100, 500, 700, 1000 procedimenti disciplinari? (Pensi sia troppo un 10% di colleghi che non si comportano bene?) Lo sai quanto tempo occorre per un procedimento disciplinare? Devono essere trovate altre forme, non c’è dubbio su questo, lasciando i procedimenti disciplinari ai casi più gravi. L’Ordine è nato e si è strutturato per piccoli numeri, per dimensioni “familiari” e non è adatto a sostenere la prova del tempo con i numeri di oggi. E’ l’Istituzione ad essere inadeguata, non solo le persone che la dirigono. E questo è solo un esempio tra i tanti.
    Saluti
    Pietro

  12. christian rocchi scrive:

    La dirittura morale sdegna le vie traverse, ma questo per me e’ solo un indirizzo di condotta generale che non si riferisce ad alcun chi o che. Che poi disprezzi tutti coloro che percorrono le strade traverse questo e’ un’altro discorso, ma come dici tu questo interessa solo me e non questo blog, ma nello specifico ho parlato dell’ordine di Firenze solo alla fine: tra l’altro indirizzandomi al nuovo consiglio (l’imbocca al lupo.. per spiegarti meglio).

    Ripeto perche’ sia chiaro a tutti coloro che vogliono a tutti i costi leggere tra le righe (e ce ne sono molti purtroppo): le mie parole non erano riferite a nessun ordine, ma erano di indirizzo generale di comportamento civile e poi professionale.

    Cio’ premesso rispetto alle nuove questioni che pone il Pagliardini, neanche a dirlo, sono valutazioni per le quali non mi trovano d` accordo. Gli ordini sono adatti a governare anche masse ampie di colleghi: noi a Roma siamo sulla soglia dei 17.000 architetti e la struttura fissa si è dimensionata per realizzare sia quelle attivita´che per legge sono deputate agli ordini e sia ulteriori numerose attivita’ di supporto agli iscritti: gli zingari (il gruppo ex giovane nell’ordine degli architetti di roma) in 9 anni di attivita’ nell’ordine di roma e’ riuscito a raggiungere obiettivi impensati.

    Le leggi per far funzionare le cose ci sono, o meglio c’erano, prima della cieca liberalizzazione assurda del Bersani, e avrebbero necessitato di un consolidamento ulteriore e non di una assurda liberalizzazione che ha avuto come unico impatto quello di distruggere l’ultimo supporto che avevamo nei confronti degli incarichi nelle pubbliche amministrazioni: una parcella fissa (o quasi) permetteva di spostare il piano della competizione sulle capacita’ professionali (almeno nella forma). Le parcelle negli incarichi privati non sono state mai fisse purtroppo.

    Le leggi dovevano tendere a spostare appunto il piano della competizione professionale sulla qualita’ della produzione architettonica e non sull’offerta economica. Questo si sarebbe potuto realizzare facendo funzionare gli ordini italiani come gli ordini spagnoli che riscuotono le parcelle dei loro iscritti secondo un tariffario fisso.

    Ci hanno trasformato in venditori da mercato: se fai un preventivo c’e’ sempre qualcuno che puo’ farlo piu’ basso a scapito della tanto chiacchierata SICUREZZA NEI CANTIERI (che non ha mai avuto una legge seria che la regolamentasse) e della qualita’ della produzione architettonica.

    Per cio’ che riguarda i procedimenti disciplinari ci vorrebbe piu’ coraggio per applicare quelle regole che ci sono: dalla sospensione alla cancellazione dall’albo.

    Come vedi non riesco proprio a trovare un punto di concordia comune: chiedo venia.

    ch

  13. Ho letto il commento lasciato da Fabio, che è uno dei nuovi eletti e vedo, per la prima volta, un consigliere (e devo supporre un consiglio) che si insedia con idee nuove e senza il tabù dell’Ordine. E’ davvero un ottimo inizio. Non sono un vostro iscritto, essendo di Arezzo, ma se queste sono le premesse vi auguro sinceramente BUON LAVORO!!!
    Pietro

  14. GPC scrive:

    Cari Daniela e Fabio, non vi molleremo! Cercheremo di starvi vicino, per lo meno ingegnandoci con nuove proposte! In attesa di abolire gli ordini (è anche la nostra linea – o almeno la mia) cerchiamo di cambiare la mentalità dei professionisti e della gente.
    In bocca al lupo!

  15. qfwfq scrive:

    personalmente diffiderei di chi mi dice di votarlo per essere eletto all’interno di una istituzione con l’obbiettivo dichiarato di abolirla…….

    detto questo credo che il primo compito di un cosigliere dovrebbe essere quello di lavorare per la applicazione letterale di quanto previsto dalla normativa:
    1) aggiornare annualmente l’albo;
    2) redigere il bilancio annuale e determinare la quota di iscrizione;
    3) fornire parere sulle controversie e sugli onorari;
    4) vigilare sulla tutela dell’esercizio professionale.
    un candidato serio dovrebbe spiegare in primo luogo come intende operare di fronte a questi quattro semplici ma decisamente isidiosi punti.

    tutto il resto è marketing associativo.
    non voglio sminuire l’importanza che ha l’organizzazione di mostre, eventi mediatici, la pubblicazione di riviste, siti internet, la fornitura di servizi vari, lo sportello giovani, l’anagrafe dei vecchi, e la raccolta dei maturi, la partecipazione a tavoli normativi, l’organizzazione di squadre di calcio, rugby, sci, pallannuoto e ping pong, i concerti dell’estate, le rassegne di primavera e riflessioni d’autunno, la presenza nelle commissioni, nei concorsi di idee, la partecipazione a congressi internazionali, conferenze di servizi regionali, commissioni comunali e comitati parrocchiali, ecc., non ultima la partecipazione attiva al dibattito sulla riforma delle professioni…….
    Bisognerebbe avere chiaro almeno il motivo di base per cui esistono certe istituzioni.
    dopodichè pensare a come riformarle….

    Gli ordini sono a tutti gli effetti anche i nostri organi di rappresentanza su tutti tavoli istituzionali; il vero problema è che la scarsa partecipazione al voto degli iscritti ne scredita abbondantemente il reale peso (che infatti è praticamente nullo; 140.000 persone che non riescono a incidere minimamente sulle scelte della politica nazionale….);
    c’è evidentemente un gap di rappresentatività della categoria che gli ordini faticano in generale a colmare, di questo però dovremmo incolparne gli architetti per primi, quelli che si lamentano sempre ma che poi quando serve non vanno mai a votare, lasciando che vengano eletti colleghi con percentuali del 10%.
    Nemmeno il proliferare di associazioni e movimenti (Amate l’Architettura in primis) sembra in grado di sopperire e soprattutto non sembra fornire una valida alternativa al sistema ordinistico; siamo sicuri che all’abolizione degli ordini seguirebbe la formazione di un’unica associazione veramente rappresentativa (che so’ sul modello americano per esempio)?

    concludendo, di seguito alcune personalissime ed estemporanee proposte
    1. obbligatorietà del voto (due volte senza voto? paghi doppio; oppure radiazione dall’albo……)
    2. voto di un unico consigliere (così come si vota ora ne esce fuori sempre un consiglio plebiscitario, in democrazia anche l’opposizione ha un senso)
    3. possibilità del voto on-line
    4. accorpamento degli ordini provinciali di minori dimensioni (i quali su varie sedi praticamente hanno lostesso peso degli ordini maggiori); se sei sotto i mille per tre anni di seguito hai obbligo di accorpamento
    5. obbligo di registro delle prestazioni professionali (valido anche per i geometri e gli ingegneri); ogni incarico deve essere registrato (committente, compenso, tempi previsti, e data di conclusione) se il cliente non paga l’ordine interviene (in fondo è il trezo grado giudiziario), se l’architetto non fornisce nei tempi l’ordine interviene (garantendo entrambi); non mi scassate con la privacy sto solo fantasticando…….
    6. obbligo di rendicontazione…. vabbè questo c’è già ma chi li capisce i bilanci……
    7. …….
    ciao a tutti
    e in culo alla balena ai colleghi di Firenze

  16. Christian Rocchi scrive:

    Concordo profondamente con quanto esposto con grande lucidità e pragmatismo da qwwqc (qualcosa del genere),ma in un sistema di elementi dove ogni ingranaggio funziona a dovere, secondo il fine per il quale sono stati pensati. Purtroppo pero’ nella realta’ molti ingranaggi non funzionano e allora ecco un fiorire di attivita’ di associazioni od ordini che provano a sopperire al mancato lavoro di altri enti:uno su tutti le universita’ dove non si insegna ad essere dei professionisti, ma dei disoccupati.
    Zingari, amatelarchitettura e anche sportellogiovani nascono per colpa di corto circuiti di entita’ pubbliche. Sappiamo bene tutti che sarebbe meglio che le cose funzionassero bene in ogni loro parte, purtroppo pero’ non e’ cosi’. L’Unione Europea ha approvato il quarto progetto leonardo: finanziera’ 70 colleghi che si aggiungeranno agli altri 150 dei primi tre progetti. Questo e’ un lavoro che non dovrebbe fare un ordine che ha fini statutari differenti…..ma molto piu’ difficile sarebbe scardinare il sistema universitario: generalmente troppo blindato e così poco meritocratico.
    Non riusciamo, inoltre, noi architetti ad essere una lobby. Cosa che pesa molto nell’eterna lotta contro le imprese edili che invece riescono a far sentire il loro peso politico per favorire l’emarginazione degli architetti a favore del profitto: vedasi per esempio gli appalti integrati.
    Un ordine degli architetti si cambia facilmente, un sistema universitario come si cambia?

  17. Christian Rocchi scrive:

    E un sistema sociale/politico?

  18. qfwfq, intervengo volentieri sulle tue proposte. Intanto osservo che la materia è oggettivamente complicata e il rischio di dire cose contradditorie è forte, per tutti. Tu ad esempio inizi richiamando correttamente i compiti istituzionali dell’Ordine e poi parli di organi di rappresentanza, cioè di una specie di sindacato architetti, cosa palesemente in contraddizione con la natura di un Ordine cui è obbligatorio essere iscritti e non può esistere un sindacato obbligatorio.
    Però esiste nei fatti, perchè l’Ordine questo fa da anni, male magari, ma lo fa. La contraddizione è nella natura dell’ordine che è diventato a tutti gli effetti un sindacato obbligatorio cioè una “corporazione”, cioè un residuo non solo del fascismo ma anche del medioevo, quando per fare lo scalpellino era necessario appartenere alla corporazione. Non sto facendo il sofista, sto evidenziando una situazione reale. Quindi se qualcuno vuole cambiare la natura dell’Ordine è assolutamente legittimo e necessario che si candidi, dato che non è, ad esempio, la CGIL, alla quale uno può scegliere o meno di iscriversi: qui è obbligatorio come è obbligatorio far parte dello stato e se lo vuoi cambiare e anche, per assurdo abbatterlo, puoi candidarti al parlamento.
    Quanto alle associazioni e alla loro rappresentatività è chiaro che stiamo parlando di una tendenza, di un processo da costruire e non dell’abolizione dell’ordine dall’oggi al domani. Ma se neanche ne parliamo…tutto resterà come adesso. E fino ad ora non ne ha parlato nessun consiglio, tanto meno il CNA!!!!
    Con questa premessa vengo alle tue proposte:
    il voto non può essere obbligatorio dato che non esiste democrazia in cui sia possibile obbligare qualcuno a votare, altrimenti non è democrazia; il non voto è una forma di voto. Ci sono garanzie sul numero minimo di votanti e tanto dovrebbe bastare. E poi, per carità non rifugiamoci sempre sugli obblighi, sulle imposizioni. Troppe leggi servono solo ad essere non applicate.
    Giusta invece la proposta del voto di un unico consigliere (o anche qualcuno di più) per favorire la presenza di una minoranza.
    Sull’accorpamento non ho un’idea precisa.
    L’obbligo di registro degli incarichi è improponibile. Metterebbe la stragrande maggioranza degli iscritti nell’illegalità. E’ una proposta utopica. Sarebbe già tanto andare nella direzione di favorire i contratti d’incarico. Proposte in materia non mancano. Io quando ci ho lavorato mi sono rifatto al RIBA inglese, che ha una tradizione: inutile cominciare d’accapo quando c’è chi ci ha lavorato da tempo, basta adattarlo. E non è facile far digerire ai colleghi non dico l’obbligo ma l’idea stessa di fare contratti, perchè un contratto prevede impegni per il committente ma …. anche per l’architetto, e non tutti sono disposti ad accettarli. La realtà è questa, verificata sul campo proprio a Firenze, in sede di federazione.
    Saluti
    Pietro

  19. Christian Rocchi scrive:

    Rifarci al Riba e’ oltremodo sconsiderato e sconveniente non solo per noi , ma per l’intera collettivita’. Converrebbe solo alle imprese.
    Ripeto che la competizione tra architetti dovrebbe essere giocata esclusivamente su un piano qualitativo e non mercantile. Questo significa un’unica cosa: tariffe fisse.

    Ogni altra questione e’ secondaria.

    Il nostro cna che dovrebbe essere il referente istituzionale, avrebbe dovuto ribadire con fermezza quale sia il ruolo dell’architetto in una società sana. I palazzinari degli anni 70 erano dei dilettanti a confronto dei costruttori di quartieri/ghetto tristemente uguali in ogni dove.

    Che si e’ fatto per denunciare queste trappole sociali annunciate? Dov’era il nostro cna quando c’era da far capire come dovevano essere indirizzate leggi di trasformazione degli ordini professionali?

    E’ necessario che le cose cambino, ma non favorendo il libero mercato proprio perche’ l’obbiettivo da raggiungere e’ l’interesse comune e non, come si e’ fatto finora, l’interesse privato.

  20. Christian, ma tu quando parli di RIBA sai a cosa ti riferisci? Io sto parlando di un contratto tipo tra committente e architetto che prevede obbligazioni reciproche, a prescindere dalla tariffa. Parlo di offrire da parte degli ordini una specie di carta della qualità o carta dei servizi ai committenti dove il cliente sia garantito sulla qualità di certe prestazioni e l’architetto sia garantito sulle richieste del committente.
    La qualità, dal punto di vista degli ordini, non può essere il “tipo” di progetto ma si riferisce alla prestazione nel suo complesso. Se poi si ha paura di assumersi responsabilità e si immagina un architetto creativo e libero da vincoli, beh allora è inutile discutere.
    E se pensi che il libero mercato sia il peccato tieniti il tuo ordine, ma il mondo va avanti e non aspetta te.
    Se vuoi sapere di cosa parlo mandami la tua mail che ti mando il modello su cui ho lavorato, per meglio capirci. Non ho alcun problema a fartelo avere.
    Saluti
    Pietro

  21. Christian Rocchi scrive:

    Le tariffe non sono obbligatorie in Inghilterra
    Esisteva un tariffario indicativo pubblicato dal Riba .

    Da quanto mi risulta la Competition Authority inglese è stato richiesto al RIBA di non pubblicare più quella guida di tariffe.

    Ora la mia posizione, piu’ volte enucleata in questo blog, è:
    – niente mercato delle vacche e perciò parcelle fisse;
    – controllo della qualita’ del progetto (mi accontenterei di qualita’ funzionale e sociale).

  22. Christian, questa nostro scambio rischia di diventare una chat e noi noiosi, per cui concludo con questo commento: TI RIPETO CHE NON STO PARLANDO DI TARIFFE MA DI CONTRATTO CHE REGOLA I RAPPORTI COMMITTENTE-ARCHITETTO. Sul contratto puoi applicare la tariffa, non è vietato. Il contratto c’è anche oggi, esiste già, e molti lo fanno anche bene.
    E’ come un contratto d’appalto: ci sono tanti articoli, una piccola parte dei quali parla anche dei costi dell’appalto. Hai presente? tempi di consegna, elaborati da presentare, prestazioni da svolgere, documenti a carico del committente, responsabilità di una parte e dell’altra, oggetto dell’appalto, assicurazione, penali (da entrambe le parti), informazione reciproca, chi deve fare cosa, varianti in corso d’opera, tempi e modalità di pagamento ecc.
    E’ un modo reale e non illusorio per garantire un pò di deontologia e di “qualità sociale” come la chiami te, nonché per non essere impiccati dai clienti che chiedono sempre cose non previste e poi non te le vogliono riconoscere. Io, più che applicare tariffe uguali per tutti, vorrei essere pagato per quello che faccio, come un avvocato, un dottore e un notaio.
    Saluti
    Pietro

  23. GPC scrive:

    Cari colleghi, mi sfugge forse qualcosa. Quando io firmo un contratto, specifico che cosa verrà consegnato (elaborati e quant’altro), descrivendo, nel caso degli elaborati grafici, anche che tipo di elaborati verranno consegnati e su che supporto. E’ ovvio che metto delle date di consegna con penali per me se non consegno e per il cliente se non paga.
    Ma come fate voi le lettere d’incarico? Sono curioso.
    Grazie e un saluto a tutti.

  24. GPC, la domanda non è certo per me. Ma non devi credere che sia pratica diffusa quella del contratto, anzi è proprio fuori da ogni pratica anche perché, alla fine, è dimostrato che i colleghi hanno la convenienza a non firmare contratti tanto, in caso di contenzioso, si va con il visto notule e a quel punto, grazie alla falla del Bersani, si rientra nelle tariffe. Dunque, tanto meglio, tanto peggio. Non è un “sentito dire” ma sono in commissione notule da oltre 25 anni.
    Per questo il consiglio di Arezzo (di cui non faccio e non facevo più parte) all’uscita del decreto Bersani si fece parte diligente per cercare di scrivere una carta dei servizi, sul genere di quelle che hanno le varie società di servizi, a garanzia del consumatore (committente) e del professionista. Per scriverne la bozza mi ero ispirato a quella del RIBA, che è fatto proprio bene anche se necessitava di adattamenti, e con la federazione Toscana si fecero molti incontri. Devo dire che l’Ordine di Firenze (quello uscente) era d’accordo e si fece anche parte attiva ma altri rimasero indifferenti e altri ancora boicottarono proprio e tutto finì con la solita gran perdita di tempo.
    E’ duro rimuovere vecchie mentalità corporative che vogliono essere assistite dallo Stato e rifuggono dalla logica del mercato. La modernità per molti architetti è solo…nell’architettura.
    Pietro

  25. Christian Rocchi scrive:

    Il problema che pone il collega Pietro Pagliardini e’ che i privati sono restii a firmare degli incarichi formali. E’ un fatto.

    Ma personalmente credo che per eliminare il problema di una zecca non si debba uccidere il cane.

    Firmereste mai contratti per progettazione e dl se vi venisse chiesto di praticare il 70/100 di sconto (a me è capitato con il Comune di Roma) su base tariffaria? Il problema e’ la certezza della tariffa, il contratto e’ successivo.
    Saprete sicuramente quali responsabilità ci vengono imputate in fase di progettazione cosí come di dl.
    Ebbene può funzionare il libero mercato nell’Italia dei furbi?

    L’ospedale di L’Aquila e l’ospedale di Agrigento sono muti testimoni del sistema progettazione/esecuzione in Italia.
    La soluzione non sta nel dare ulteriore campo al malaffare, ma regolamentare il processo edilizio in modo ancora più stringente.

    Per quanto riguarda gli incarichi, non muovo 1 dito se non c’e’ formalità contrattuale.

  26. LA TOSCANA SI RINNOVA
    Anche da Lucca c’è aria di rinnovamento, non abbiamo fatto cappotto, ma abbiamo invertito la tendenza autoconservatrice dell’ordine.
    In una sola settimana di campagna ellettorale la fiducia di molti giovani nel rinnovamento si è espressa nella stesura di una lista e nella realizzazione di un blog di sostegno che hanno permesso l’elezione di 6 candidati su 11 presentati, raggiungendo così la maggioranza all’interno dell’ordine.
    Visitateci su
    http://voltarepagina2009.blogspot.com
    ciao Cristina Avanzinelli

  27. GPC scrive:

    Ringrazio Pietro Pagliardini: è proprio la condivisione di importanti esperienze come la sua uno dei principali obbiettivi a cui puntiamo nel Movimento. Dobbiamo cercare di “fare rete” per rinnovarci. Ringrazio anche Cristina Avanzinelli e i colleghi di Lucca che seguiremo con attenzione.

  28. Christian Rocchi scrive:

    Direi che questo dibattito potrebbe servire a creare discussioni dedicate finalizzate a trovare soluzioni (condivise, o quasi) che possano essere di stimolo per la soluzioni di problematiche ormai pressanti.

    Diamo senso a quel che facciamo. Finalizziamo le nostre parole in azioni.

    Proviamo a modificare il futuro avendo chiari i problemi del passato.

  29. Lorenzo Biagioli scrive:

    Salve a tutti. Finalmente posso dire che le acque si cominciano a muovere…almeno l’impressione che ho e’ questa! Dal 2003 sono iscritto all’ordine di Firenze e fin dall’inizio della mia “appartenenza” ho provato a cercare un nesso fra l’essere architetto (esercitando con non poche difficolta’ la professione) e l’essere tutelato dall’ordine (come a tanti e’ piaciuto insegnarci a dire) nel rispetto del codice deontologico (bella parola ma che in soldoni piu’ volte ho sentito deridere).

    All’estero la figura dell’architetto e’ ben diversa dalla nostra in Italia. Il caso nostro nazionale fa capitolo a parte! Avendo esperienze oltre confine, e trovandomi tutt’oggi in questa posizione, posso dire che l’architetto in Italia non ha quello che merita… ne’ la nostra posizione e’ riconosciuta. In parte sono daccordo col privato che non vuole firmare la lettera di incarico perche’ ho visto tanti di quei professionisti incapaci e figli di un sistema “scarica barile” che hanno contribuito a portare il pensiero comune a crede che l’architetto sia un arredatore di spazi e non altro, per cui largo a geometri ed ingegneri. Non me ne voglia nessuno ma a malicuore dico questo e sfido chiunque a dire il contrario.
    Ho avuto diverse esperienze in piu’ settori della nostra professione e purtroppo il piu’ delle volte ho toccato con mano il fatto che la nostra figura e’ minimizzata. A partire dal “collaboratore” (non pagato) del piccolo studio professionale fino al tecnico laureato (sotto pagato) di azienda, ho riscontrato personalmente la totale assenza di un sistema legislativo che sia capace veramente di tutelare l’architetto impostando il suo lavoro in diversi passaggi chiave (con responsabilita’ crescenti a seconda del livello) capaci di legare le fasi lavorative di una commessa chiara ed efficace (intendo dall’ordine alla fine dei lavori) . Non entro nel dettaglio ma mi riferisco, come gia’ e’ stato accennato, ad un sistema di passaggi tipo quello stabilito dal RIBA (gli stages) nel quale la nostra figura assume un’importanza fondamentale. Il ProjectArchitect per esempio e’ colui che si assume tutte le responsabilita’ di un progetto, dal suo concepimento alla sua realizzazione, valutando e dando direzioni agli Structural, Plumbing e MEC Engineers. In Italia invece chi e’ il P.A.? Solo il firmatario? non mi sembra, dal momento che finanche il tecnico del comune puo’ modificare un progetto – come se fosse steso in totale disaccordo coi regolamenti- perdipiu’ slittando i tempi di consegna (richiesta sempre piu’ pressante da parte del cliente che magari ha attivato un mutuo per la realizzazione della costruzione sulla quale stabilira’ la sua attivita’).
    Legata a questa mancanza di chiari passaggi c’e’ poi la classificazione: Senior e Junior Architects. Chi sono gli uni e chi gli altri in Italia? Basta dire che si e’ lavorato per piu’ di 5 anni -anche solo come collaboratore- per poter vantarsi di un livello Senior? Mi pare di no! ci vuole invece la prova sul campo da guerra: un professionista deve saper risolvere diversi casi specifici per potersi lodare del titolo Senior (o appunto “professionista”). Allora perche’ le aziende continuano ad usare questi termini nella ricerca di personale? Perche’ l’Ordine Professionale non comincia a tutelare anche il semplice titolo “Architetto” stabilendo chi puo’ usarlo, quando e come? ARB in UK multa in soldoni chi lo fa senza essere stato autorizzato dall’Ordine…appunto!
    Forse sara’ difficile seguire una classificazione del genere in Italia, ma se vogliamo stare al passo coi tempi ed in linea con un sistema internazionale occorre che a livello di Ordine italiano vengano valutate queste cose affinche’ davvero possa essere riconosciuta oltreconfine la nostra figura di ArchitettO. Invito tutti a controllare le classificazioni ARB e RIBA, perche’ le societa’ che offrono lavoro nel mondo chiedono questi requisiti e non il nostro OAPPC….purtroppo!

    Nonostante questi dettagli, che pero’ hanno reso difficile in Italia essere riconosciuti come progettisti (con tutta la serie di problematiche annesse e connesse…non ultima la remunerazione!), continuo a vedere la mia professione come la piu’ bella del mondo, in quanto noi pianifichiamo il futuro. Facciamo che ‘cambiamento’ non vuglia dire solo vedere facce nuove ma sia qualcosa di “nero su bianco”. Cominciamo ad adottare una logica di “miglioramento continuo” slegatoci da vincoli di appartenenza, modificando e cambiando dove necessario, confrontandoci col resto del mondo, diventando piu’ chiari e semplici, offrendo la possibilita’ a tutti di dire la propria (se il blog e’ uno strumento costruttivo allora che continui) e soprattutto restituendo all’Architetto quello che gli e’ stato tolto, cioe’ il potere di fare assumendosi la responsabilita’ diretta delle proprie scelte nel vero rispetto deontologico della professione e dei codici di legge.

    Sono fiducioso che questo “Rinascimento degli Ordini” sia vero e non il solito titolo di articolo, anzi ne sono sicuro. Per cui buon lavoro!

    Lorenzo Biagioli

  30. Egidio De Grossi scrive:

    Ho letto molte di queste lettere condivido totto. Ho 70 anni ancora lavoro ho una figlia e una moglie architetti ancora amo il mio mestiere anzi amiamo il nostro mestiere, dico “Mestiere” fatto sempre contro corrente. L’ordine è una tragedia anzi l’Italia è una tragedia, senza “meritocrazia” sarà dura. Auguro comunque al “Rinascimento degli Ordini” un profondo e totale successo.

  31. Cari amici di “amate l’architettura”, leggiamo quanto avete scritto sull’esito delle elezioni per il rinnovo del consiglio dell’Ordine di Firenze.
    Proprio in queste ore si sono aperti i seggi anche all’Ordine di Prato e desideriamo portare alla vostra conoscenza il percorso che il gruppo di “Architetti per Prato” http://architettiperprato.blogspot.com/ sta portando avanti oramai da sette anni e si accinge a proseguire, se la vittoria elettorale ce lo consentirà, per altri 4 anni.

    Il gruppo che ha sostenuto e sostiene tutt’oggi i nostri candidati, ha iniziato il rinnovamento ben sette anni fa, quando si presentò per la prima volta alle elezioni. Quattro anni fa ci fu un ricambio sostanziale nei consiglieri ed allo stesso modo oggi si presenterà una nuova compagine, rinnovandosi per trarre nuove energie ed idee, mantenendo la continuità con il lavoro e l’impegno di coloro che si sono impegnati nelle tante iniziative che il consiglio ha sempre sostenuto.
    Questo è importante affinchè il patrimonio di conoscenze che si sono negli anni accresciute non venga inutilmente disperso.

    Il consiglio in carica ha intrapreso un percorso di condivisione con gli iscritti per individuare gli obiettivi che conducano ad un “rinnovamento” generale non solo dell’istituzione ordine ma anche della figura professionale dell’architetto. Questo percorso ha permesso di generare, oltre le idee che costituiscono il programma che ha preso il nome di “Architetti per Prato”, anche un gruppo di colleghi che vogliono impegnarsi nelle iniziative dell’ordine.
    Rinnovare, significa anche rilanciare l’impegno iniziato sette anni fa e che ha portato alla nascita di tante iniziative culturali e formative proposte dai colleghi e sostenute dall’ordine. Nuove proposte devono giungere attraverso il coinvolgimento di un numero sempre crescente di architetti, pronti a partecipare alla vita dell’ordine e contribuire con la loro insostituibile visione alla crescita culturale della nostra categoria; pensiamo soprattutto ai giovani quali promotori di una nuova visione dell’architettura e della professione.
    Rinnovare, vuol dire tenere un profilo istituzionale che dialoghi apertamente con le amministrazioni e con la politica ma “libero da qualsiasi ideologia o preconcetto”; l’esperienza fatta in questi anni ci ha convinti che le possibilità di dialogo esistono. L’opportunità della nuova compagine amministrativa comunale dovrà essere quindi colta con slancio e senza pregiudizi. Un momento politico-economico così difficile, richiede senso di responsabilità, grande onestà intellettuale e grande considerazione della necessità di fare squadra per superare l’attuale crisi. Una rinnovata tensione etica unita ad un generoso senso civico sono gli ingredienti per operare positivamente aldilà delle sigle e degli schieramenti. L’ordine è di tutti gli architetti e al servizio della città e dei cittadini tutti.
    Rinnovare significa continuare a contribuire con le nostre idee alle dinamiche delle trasformazioni del territorio e della città, dobbiamo trasmettere alla società l’importanza del progetto d’architettura. Questo è l’impegno che la nostra categoria professionale deve assumere, trasmettere l’architettura, significa per noi ritrovare l’identità e l’autorevolezza che il nostro sapere ha sempre avuto e metterle a disposizione della società civile e delle sue istituzioni, stimolandole all’ascolto attraverso proposte che amplino il dibattito, le ipotesi e le opportunità di scelta; in quest’ottica dobbiamo permettere ai giovani di esprime le enormi potenzialità delle loro idee e delle conoscenze innovative di cui sono portatori.

    La lista che proponiamo è composta da cinque colleghi che per la prima volta si impegnano per far parte del consiglio dell’ordine e da quattro consiglieri attualmente in carica:
    Luigi Scrima, Alberto Baldi, Stefano Baldi, Marzia De Marzi, Aurelio Imbrogno, Michele Rosati, Patrizia Romana Rosati, Luigi Zola, e Simone Canobio (Architetto Junior).
    Tutti insieme abbiamo condiviso un percorso che ha portato alla stesura del programma; tutti insieme intendiamo rinnovare il nostro ordine e dare continuità all’azione intrapresa.
    I temi del nostro programma sono “la valorizzazione della nostra identità professionale, la nostra formazione, la trasparenza delle attività, la partecipazione di tutti i colleghi alle iniziative dell’ordine, la sostenibilità dell’architettura”. Ognuno di questi temi dovrà costituire la “fabbrica delle idee” che tutti gli iscritti, attraverso le commissioni di lavoro, sono chiamati ad alimentare con programmi e proposte che il consiglio farà proprie e sosterrà, affinché possano dar vita ad un processo virtuoso dove la cultura del progetto e la figura dell’architetto detengono il ruolo principale.
    Per questi obiettivi invitiamo a sostenere la nostra lista.

    Un cordiale saluto a tutti.
    Francesco Risaliti per il gruppo promotore “Architetti per Prato”

  32. […] Firenze che, non a caso, nasce da un’esperienza importante di un gruppo di giovani colleghi (firmiamolalettera) che hanno rinnovato completamente il vecchio consiglio […]

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