Futurismo oggi

2 luglio 2009

Oggi celebriamo un movimento ormai sopito perché possiamo indenni indicare il pazzo che era tra noi e che non ci può più nuocere. Il Futurismo sta all’arte come l’immagine del Che sta alla politica: piace a tutti, ci consola, ma soprattutto, non fa male a nessuno!

Sollecitato dal centenario e dalla moltiplicazione degli eventi che quest’anno si rincorrono l’un l’altro mi sono andato a ricercare il manifesto dell’architettura futurista (pubblicato nel 1914, per le celebrazioni ufficiali abbiamo tempo).

futu

Ecco la parte propositiva:

“IO PROCLAMO:

1. – Che l’architettura futurista è l’architettura del calcolo, dell’audacia temeraria e della semplicità; l’architettura del cemento armato, del ferro, del vetro, del cartone, della fibra tessile e di tutti quei surrogati del legno, della pietra e del mattone che permettono di ottenere il massimo della elasticità e della leggerezza;

2. – Che l’architettura futurista non è per questo un’arida combinazione di praticità e di utilità, ma rimane arte, cioè sintesi, espressione;

3. – Che le linee oblique e quelle ellittiche sono dinamiche, per la loro stessa natura hanno una potenza emotiva mille volte superiore a quella delle perpendicolari e delle orizzontali, e che non vi può essere un’architettura dinamicamente integratrice all’infuori di esse;

4. – Che la decorazione, come qualche cosa di sovrapposto all’architettura, è un assurdo, e che soltanto dall’uso e dalla disposizione originale del materiale greggio o nudo o violentemente colorato, dipende il valore decorativo dell’architettura futurista;

5. – Che, come gli antichi trassero l’ispirazione dell’arte dagli elementi della natura, noi – materialmente e spiritualmente artificiali – dobbiamo trovare quell’ispirazione negli elementi del nuovissimo mondo meccanico che abbiamo creato, di cui l’architettura deve essere la più bella espressione, la sintesi più completa, l’integrazione artistica più efficace;

6. – L’architettura come arte di disporre le forme degli edifici secondo criteri prestabiliti è finita;

7. – Per architettura si deve intendere lo sforzo di armonizzare con libertà e con grande audacia, l’ambiente con l’uomo, cioè rendere il mondo delle cose una proiezione diretta del mondo dello spirito;

8. – Da un’architettura così concepita non può nascere nessuna abitudine plastica e lineare, perché i caratteri fondamentali dell’architettura futurista saranno la caducità e la transitorietà. Le case dureranno meno di noi. Ogni generazione dovrà fabbricarsi la sua città. Questo costante rinnovamento dell’ambiente architettonico contribuirà alla vittoria del Futurismo, che già si afferma con le Parole in libertà, il Dinamismo plastico, la Musica senza quadratura e l’Arte dei rumori, e pel quale lottiamo senza tregua contro la vigliaccheria passatista.”

Otto punti fondamentali che hanno ispirato tutta l’architettura moderna che è seguita. Otto punti su cui riflettere quando ammirati ci soffermiamo di fronte ad un quadro di Balla o una scultura di Boccioni; ma anche quando attraversiamo la città sulle nostre tangenziali, sui nostri raccordi; quando con un click illuminiamo la nostra vita con le lune artificiali di Marinetti; quando incerti ci interroghiamo sul diritto di presenza della contemporaneità all’interno dei nostri centri storici, quella contemporaneità fatta tra le altre cose anche di “cemento vetro e acciaio”.

Antonio_Sant’Elia

santelia/city.htm

vallecchifuturismo

Manifesto_del_futurismo

Immagine del gazometro di Emilia De Simoni

www.vialetrastevere.


15 Commenti a “Futurismo oggi”

  1. GPC scrive:

    Aggiungo altre che ci sono dei visionari, come Paul Scheerbart in “glasarchitektur”, che sono andati oltre. Lui immaginava che città e palazzi fatti di vetro (anche colorato), potessero indurre ad un’elevazione morale della società: riduzione dei crimini trasparenza letterale della pubblica amministrazione. La luce colorata poi avrebbe indotto maggiormente ad una ricerca della spiritualità. Al di là della pseudoscientificità degli argomenti sostenuti, anche queste tesi sono entrate nel substrato culturale della società contemporanea. Perché l’edificio per uffici deve essere trasparente? Perché Niki Vendola nel 2009 sostiene che il nuovo palazzo della Regione Puglia deve essere completamente trasparente per ristabilire un legame fiduciario con la popolazione.
    Il simbolismo (e perciò il linguaggio) delle avanguardie ha sostituito quello classico e non poteva essere che così, perché la società da rurale era diventata industriale e doveva esprimere nuovi valori. Ma ora ci dobbiamo chiedere: cosa vuole esprimere la società postindustriale/internettizzata (perdonate l’orrendo neologismo ma non trovavo altro termine)?
    Sto ragionando su questo tema da quando qualche settimana fa ho proiettato immagini di architetture degli ultimi 20/25 anni a ragazzi della scuola superiore. Lezione gradita e seguita con interesse ma segnata da un netto rifiuto di molte cose proposte. Sto cominciando a pensare che probabilmente questi ragazzi sono più avanti di noi: se avessi proposto immagini di architetture concettuali degli ultimi anni come, per esempio, il “padiglione p” di MVRDV, con le pale eoliche sul tetto e giardini pensili ai vari piani, oppure esempi di architettura sostenibile, forse avrei riscosso anche il loro consenso. Il futurismo è affascinante e ha plasmato il nostro linguaggio ma è il passato. Come tutte le cose del passato molto di esso resterà nel nostro lessico, ma noi (parlo per me) nati in quella generazione dove ancora la trasmissione del sapere avveniva prevalentemente attraverso i libri, dove l’elettronica non aveva ancora sostituito la meccanica, dobbiamo fare uno sforzo ulteriore per intercettare le esigenze e le aspirazioni di quelli che vengono dopo di noi, perché siamo noi che abbiamo la responsabilità della qualità dell’ambiente che lasciamo a loro.

  2. .it scrive:

    Luigi Prestinenza Puglisi
    Scritti Brevi
    “Futurismo e architettura
    Secondo l’architetto Franco Purini, l’architettura italiana ha due anime: la futurista e la metafisica. Spesso in contrasto, a volte combinate tra loro secondo forme interessanti e originali.
    Credo che questa visione pecchi di un eccessivo ottimismo. Se e’ vero che le due anime esistono e coesistono, quella metafisica, e purtroppo in tutte le sue versioni peggiori, e’ stata ed e’ di gran lunga la più presente.
    L’anima futurista appare con una certa forza solo in alcuni rari momenti di transizione. Per esempio negli anni sessanta e settanta quando fu trainata dall’ architettura radicale. Ha fatto capolino negli anni ottanta con il fenomeno, in realtà elitario, del bolidismo. E’ stata riscoperta negli anni novanta grazie al decostruttivismo e alle riflessioni connesse alla percezione dello spazio e del tempo imposta dalla cosiddetta rivoluzione informatica.
    I più appassionati estimatori ed elaboratori dei molti temi messi sul tappeto da Marinetti sono stati, invece, tra gli anni ottanta e gli anni novanta, gli architetti stranieri.
    In particolare ne citerei tre: Frank O. Gehry, Zaha Hadid e Rem Koolhaas.
    Molti hanno notato, e non era difficile farlo, la somiglianza tra le opere realizzate dall’architetto canadese di nascita ma angeleno di adozione e le sculture di Umberto Boccioni. Possiamo ritrovarvi lo stesso desiderio di articolare la materia in masse plastiche organizzate secondo sequenze dinamiche.
    Si pensi al Guggenheim di Bilbao (1991-1997) intorno al cui atrio centrale sono disposte, con un movimento a spirale, le sale espositive con una composizione che ricorda quella dello Sviluppo di una bottiglia nello spazio (1913) dell’italiano. Oppure alla Disney Concert Hall di Los Angeles (1988-2003) le cui note ricordando la Città che sale (1910).
    Se Gehry si ispira a Boccioni, la Hadid si rifà a Giacomo Balla nonostante poi dichiari che i suoi riferimenti formali siano russi: costruttivisti e suprematisti. La stazione dei pompieri al campus Vitra (1989-1994), infatti, applica lo stesso artificio messo in opera nel Dinamismo di un cane al guinzaglio (1912): accostare, come se si trattasse di sovrapporre fotogrammi cinematografici diversi, le posizioni assunte da un corpo in un intervallo temporale. Con il risultato di costruire un’architettura che, invece di aprirsi sui tradizionali quattro fronti, cerca di conquistare lo spazio circostante aggredendolo da molteplici direzioni.
    Se Gehry e Hadid si pongono rispetto al futurismo con un atteggiamento che molto deve allo scultore o al pittore, Koolhaas cerca di riprenderne lo spirito puntando direttamente al cuore della questione. Che per lui e’ il movimento delle persone all’interno dello spazio. Movimento che avviene a diverse velocità e con molteplici mezzi: a piedi, in ascensore, su scala mobile, in automobile, in treno, in aereo.
    Da qui numerose strategie, tra le quali ne ricordiamo tre.
    Lo spazio concepito come un continuum di percorsi: quindi spirali, rampe, piani inclinati e mai come una sequenza di ambienti separati da muri o da solai. Come nella Kunsthal a Rotterdam (1987-1992) dove le sale, pur essendo compresse all’interno di una scatola, si susseguono in un movimento a spirale o nella casa a Floriac (1994-1998) dove il centro della composizione e’ una piattaforma elevatrice che collega i tre piani.
    Il movimento come spettacolo del nuovo secolo: quindi strade e elementi dinamici della città utilizzati come panorami sui quali affacciarsi. Come per esempio nello “spazio piranesiano” di Euralille (1989-1996) in cui con un solo colpo d’occhio si intravedono i parcheggi delle auto, le scale mobili che collegano i livelli diversi, i treni che corrono lungo i binari della ferrovia, le strade di veloce scorrimento.
    Infine, vi è l’idea che occorre ripensare il disegno dei fronti urbani per adeguarli a un punto di vista dinamico. Come nel caso del Crongrexpo, sempre a Euralille, le cui facciate sono disegnate per essere viste dalle macchine che si muovono a velocità nelle strade adiacenti. (…)”

  3. Peja scrive:

    Il caso ha voluto che anche io oggi ho messo qualcosa di futurista sul mio blog! 🙂 Comunque c’è da dire che tra tutte le avanguardie storiche, quelle che sono riusciti a vedere più lontano sono proprio i futuristi! Almeno, se non nell’arte, ma nelle discipline progettuali e nel quotidiano! E gli esempi che fai sono la dimostrazione di questo…

  4. .it scrive:

    concordo con GPC

  5. .it scrive:

    Raffaello re del Classico nel 1514 ideò l’incendio di borgo … e nacque il Manierismo, Anticlassico…. essere nel proprio tempo……. il genio è sempre un genio, al di la del tempo e dello spazio…. GPC non è fuori tema.. è un confronto di come un maestro sia riuscito, se possibile, a reinventarsi e superarsi, (attinente al momento storico non necessariamente tra la diatriba classico e anticlassico) (Le Corbusier e Ronchamp per esempio)e quindi, ritornando a noi le avanguardie importanti, utili, necessarie, fondamentali …… ma ad oggi potrebbero essere superate….. tutto ciò per ribadire che concordo con te, ciao

  6. qfwfq scrive:

    ringrazio angelo per la segnalazione.
    ho guardato le immagini del nuovo centro giudiziario di Firenze
    non mi sono fatto male
    stilisticamente direi che si tratta di un’opera a suo modo “Manierista” che nel 2009 richiama a forme e schemi progettuali più vicini agli anni ’70 che ad oggi, forse perchè si tratta proprio di un progetto nato in quegli anni…… ci sono delle citazioni stilistiche al linguaggio di Santelia
    sul fatto che sia un’opera “visibile” o peggio che sia addirittura “alta” (con la spettacolare atltezza 70 metri! nemmeno supera l’altezza della cupola o della torre di arnolfo, che fessi!)
    mi incuriosisce molto di più sapere quale è stato il processo di selezione del progettista, quali accordi hanno portato a questa realizzazione, non ho capito chi è il progettista; forse si è trattato di un appalto integrato….
    In ogni caso il mio spunto sull’eredità del futurismo era un po’ più terra terra; si tratta di un invito (anche ai non architetti) a considerare quanto di quelle teorie avanguardistiche oggi sono pane quotidiano, quanto entrano nella nostra vita senza che spesso neppure ce ne rendiamo conto. Però quando il futurismo esce dall’anonimato dei piccoli gesti quotidiani e si fa architettura manifesta, ecco che allora scattano gli anatemi……
    il futurismo vissuto sui bei quadri colorati appesi alla parete di un museo non da più fastidio a nessuno e può essere comodamente celebrato dall’establishment ufficiale e dal benpensantismo diffuso. Lo stesso pubblico che elogia la civiltà della macchina inorridisce quando quella macchina compare rombante sotto casa e irrompe sotto forma di nuova costruzione danneggiando il quieto vivere di quartiere….
    salut

  7. angelo scrive:

    caro qfwfq,
    ti assicuro che fa male anche a te. Vengo e mi spiego….
    In primo luogo sono perfettamente daccordo con te nel dire che il futurismo appeso alle pareti non solo non fa male ma anzi e più che gradevole, dico gradevole perchè ovviamente oggi ai nostri occhi ha perso quella potenza dirompente che ebbe ad inizio secolo. I ben pensanti esistono da sempre prima di boccioni e balla non amavano manet, renoir, cèzanne e meno che mai Van Gog. Ma i benpensanti di oggi custodiscono i quadri di quei rivoluzionari in cassaforte (ma questo è un altro discorso).
    Venendo al nuovo tribunale di Firenze, tieniti forte, il progetto è del mitico ( almeno per noi fiorentini) e ormai compianto, Leonardo Ricci.
    Si, il progetto nasce fra la fine degli anni settanta e l’inizio degli anni ottanta.
    Ciò che malgrado tutto non ho mai capito è come le funamboliche invenzioni grafiche di un esaltato ventenne ( e nell’esaltazione di un ventene non c’è nulla di male anzi..) possano essere state riprese più di 50 anni dopo da un attempato architetto che di città, proporzioni e rapporti ne masticava eccome!!
    Le architetture hanno malgrado tutto una loro capacità comunicativa.
    Mi chiedo: che impressione può avere il povero cittadino che si presenta davanti ad un giudice il cui ufficio è all’interno di un edificio che sembra un enorme ghigliottina!!

    In realtà non fa male proprio a te, ma alle tue tasche e a quelle di tutti noi. Le cronache rccontano di come i costi di costruzione di questo strumento di tortura siano lievitati in modo abnorme. Ricci lo progettò quando la fede negli idrocarburi era incondizionata, quando si pensava che sarebbero durati in eterno e che le tecniche di estrazione avrebbero fatto costare i combustibili meno dell’acqua, peccato però che non sia ancora del tutto finito (mancano gli arredi).
    Esiste una stima, non so quanto ufficiale, ma amplimente pubblicata sui giornali locali, che dà per certa una spesa per il mantenimento climatico e gestionale dell’edificio di ciraca 30 milioni anno. In fine, e questo non è un dato da poco, non conosco un solo fiorentino che ne dica del bene, ma si sa noi fiorentini siamo nati per criticare….

  8. .it scrive:

    Con piccoli appunti si è visto come la cultura (i libri diffusi, Galileo Galilei, la musica nel periodo di Borromini etc.) influenzi l’architettura; ci sono stati periodi e luoghi speciali per l’architettura (Federico II, Roma nel ‘400 -500,Canton Ticino, Urbino, etc.), ma anche eventi tragici che hanno tolto vite (valore incommensurabile su ogni altro aspetto)e fermato l’architettura (a Roma il 1527, il 1849 fino a fatti recenti)
    Voglio ricordare la scomparsa di un’artista durante la prima guerra mondiale dove partecipò come volontario: Sant’Elia. La perdita di una vita, in primissimo ordine, ma anche una grande perdita per l’architettura.
    “(…)Da un suo disegno a colori ed acquarello è nato il sacrario di Como, il Monumento ai caduti. Il sacrario, costituito da un monolito in granito d’Alzo dal peso di 40 tonnellate rivestito di diorite d’Anzola, è posto all’interno di una torre alta 33 metri; fu realizzato da Enrico Prampolini e Giuseppe Terragni.
    Sulla facciata a lago è scolpita una sua frase: “Stanotte si dorme a Trieste o in paradiso con gli eroi …)”. 10 ottobre 1916 – Antonio Sant’Elia” Wikipedia

  9. .it scrive:

    Exibart.com
    “architettura_cantieri
    Passato-Presente-Futuro
    Il cantiere di Novoli aggiunge storie e valutazioni al difficile e contrastato processo di trasformazione delle periferie. Quali traguardi per il futuro dell’architettura fiorentina? Nell’area dismessa si costruisce la “Firenze nuova”…
    La complessa riconversione dell’area nel quartiere Novoli, periferia nord-ovest di Firenze, un tempo sede degli stabilimenti Fiat per la manutenzione degli aerei, appartiene a quelle lunghe vicende italiane attorno alle quali s’intrecciano interessi, dubbi, dibattiti e attese. I suoi vent’anni di progettazione, la mole d’investimenti pubblici e privati, i tre piani elaborati a partire dal 1987, la quantità di progettisti coinvolti sin dalle prime fasi.
    Un racconto del cantiere di Novoli, così come oggi si presenta, fra lotti completati e altri da iniziare, susciterebbe le stesse perplessità sul modo d’immaginare e strutturare “la nuova centralità per Firenze”.
    La trasformazione dei 32 ettari dell’area si muove secondo le direzioni fissate dal piano-guida di Léon Krier nel 1993. Il grande parco progettato da Isolarchitetti occupa la parte centrale dell’area, estendendosi per 12 ettari fra i lotti già edificati e il Palazzo di giustizia, progettato da Leonardo Ricci a metà degli anni ‘80. Accanto al complesso giudiziario è sorta la sede della Cassa di Risparmio di Firenze, progettata da Giorgio Grassi, mentre alcuni dei nove lotti adiacenti, la cui progettazione era stata affidata nel 2002 a nove giovani architetti italiani, sono ricoperti da strati di macerie. Sono, invece, per buona parte completati e fruibili già da alcuni anni i lotti nel versante opposto del parco: il polo socio-economico e giuridico di Adolfo Natalini, le residenze per studenti e relativi servizi progettate dai C+S, gli edifici per residenze e negozi di Massimo Camillo Bodini. Una rosa di nomi estesa nel 2005 anche al trio Carme Pinós, Zaha Hadid e Odile Decq, con l’affidamento della progettazione di edifici residenziali e negozi nei lotti al margine sud-est del parco.
    Proprio la selezione dei progettisti era stata interpretata come scelta strategica e presupposto per la qualità dell’intervento. Qualità come risultato di una pluralità di configurazioni, ancorate alle rigide prescrizioni del piano di Krier: una morfologia caratterizzata da piccoli isolati di forma irregolare, l’allineamento sui fronti stradali, l’altezza degli edifici non superiore ai quattro piani fuori terra. Un’idea di città fortemente tradizionalista, che tenta di ricreare o, meglio, di imitare la spazialità e la varietà della città medievale.
    Ciò che oggi si scopre attraversando questi luoghi, senza dimenticare che l’area è ancora un enorme cantiere, sono gli inevitabili limiti di una strategia che vuole sostituire l’effetto di un disegno planimetrico a ciò che invece è il risultato di aggregazioni spontanee e sedimentazioni nel tempo e nello spazio. Il sistema di strade strette e tortuose, con i portici, le logge e l’uso della pietra non bastano a garantire la stessa qualità e lo stesso senso civico dello spazio pubblico a misura d’uomo.
    Fra gli edifici realizzati finora, solo la residenza universitaria dei C+S introduce un linguaggio diverso, rileggendo il tema delle corti nella distribuzione degli ambienti e il concetto di “massa costruita”, che caratterizza gli isolati del centro storico, attraverso l’impiego di lamelle in legno trattato e cemento.
    La sensazione, quindi, è che le direzioni non coincidano e che “l’altro modello di evoluzione dalla città antica”, ad oggi, restituisca un’immagine falsata, in cui il passato viene riproposto a garanzia dell’indispensabile e rassicurante fiorentinità, spesso ricorrendo all’intero repertorio di altane, logge, tegole e cornici in pietra serena.”

  10. .it scrive:

    ‘Il Palazzo è già piccolo la Corte resti in centro’
    Repubblica — 07 febbraio 2004 pagina 7 sezione: FIRENZE

    LA CORTE d’ appello non si sposta? Resta in centro, in Palazzo Buontalenti? La domanda serpeggia da qualche giorno fra gli uffici giudiziari fiorentini, suscitando grandi preoccupazioni fra gli avvocati che non ne possono più di correre da una sede all’ altra (in tutto ce ne sono 17). Nel nuovo palazzo di giustizia di Novoli, che cresce a gran velocità nell’ ex area Fiat accanto alle nuove facoltà del polo delle scienze sociali, pochissimi sono contenti di trasferirsi. Lasciare il centro è un lutto per molti. Ma la frammentazione delle sedi giudiziarie è ormai esasperante (addirittura da anni la procura è divisa in due edifici lontani l’ uno dall’ altro, uno in piazza della Repubblica e l’ altro in viale Lavagnini). Perciò la grande maggioranza dei magistrati e degli avvocati guarda a Novoli come a un concreto passo in avanti verso la razionalizzazione del servizio-giustizia. Però le esigenze di spazi si moltiplicano ad ogni modifica dei codici e c’ è chi teme che il palazzo di giustizia, progettato dall’ architetto Leonardo Ricci negli anni ‘ 80, pur con tutte le modifiche apportate nel tempo, non basti più, sebbene sia il più grosso edificio costruito in Italia nel dopoguerra dopo il palazzo di giustizia di Torino. Alcuni magistrati, perciò, credono che la corte d’ appello e la procura generale potrebbero restare dove sono, in via Cavour. «C’ è una discussione in corso, se ne parla – conferma l’ avvocato generale Gaetano Ruello – ma non c’ è stata nessuna presa di posizione ufficiale». I magistrati credono che, in ogni caso, il palazzo di Novoli non sarà disponibile prima di 4-5 anni. Ma l’ assessore ai lavori pubblici Paolo Coggiola e l’ ingegner Paolo D’ Elia, responsabile del procedimento, stanno facendo ogni sforzo per arrivare al traguardo quanto prima possibile. L’ ingegnere prevede che il primo lotto sarà finito entro un anno e il secondo entro due. E il Comune esclude che, ad opera conclusa, qualche ufficio giudiziario possa restare dov’ è. (f.s.) – FRANCA SELVATICI

  11. .it scrive:

    casa&clima.com

    “Il Piemonte finanzia l’efficienza negli edifici pubblici
    Martedì 18 Novembre 2008 17:53
    Stanziati dalla Giunta regionale quasi 14 milioni di euro per la riqualificazione energetica dell’ospedale di Alba-Bra, di Palazzo Nuovo e del Palaolimpico di Torino

    ——————————————————————————–

    La Giunta regionale del Piemonte ha approvato una delibera che prevede incentivi per la razionalizzazione dei consumi energetici e la produzione/utilizzo di energia da fonti rinnovabili nel patrimonio immobiliare delle istituzioni pubbliche, negli edifici adibiti ad uso ospedaliero e sanitario, nonché nei siti d’interesse pubblico. Attraverso la concessione di contributi in conto capitale, il provvedimento promuove la realizzazione dei primi interventi con un finanziamento complessivo di 13 milioni e 800mila euro, ripartiti su tre interventi individuati come prioritari in seguito ad una ricognizione sul patrimonio edilizio pubblico: l’ospedale di Alba-Bra (8 milioni), Palazzo Nuovo (5 milioni) e il Palaolimpico di Torino (800mila euro).

    “L’obiettivo è sia migliorare l’efficienza energetica di scuole, ospedali e palazzi della pubblica amministrazione, sia trasformare questi palazzi in vere e proprie centrali di produzione di energia pulita”, ha dichiarato la presidente Mercedes Bresso. “Il provvedimento – ha aggiunto l’assessore all’Energia Andrea Bairati – riguarda un edificio a enorme dispersione come Palazzo Nuovo, sede dell’Università degli Studi di Torino, l’ospedale di Alba-Bra e il più importante impianto post-olimpico. Le azioni saranno rivolte alla produzione di energia da fonti rinnovabili e alla riduzione dei consumi energetici. L’obiettivo è razionalizzarli, eliminando gli sprechi e consentendo di ridurre la ‘spesa storica’ per l’energia.” Il costo complessivo dei tre interventi sarà pari a circa 50 milioni di euro, di cui quasi 14 milioni saranno co-finanziati dalla Regione.”(…)
    è solo un esempio: anno 2008, il progetto di Firenze è degli anni ’80,…. essere del proprio tempo…

  12. qfwfq scrive:

    L’efficienza documentaria e archivistica di .it e’ incontenibile!
    Sulla dannosita’ dell’architettura futurista/contemporanea ritengo che alle volte sia proficuo scindere l’aspetto puramente estetico dall’aspetto speculativo. Un opera puo’ essere anche frutto di sprechi, antieconomica e contenere comunque degli aspetti di validita’ culturale. Ciao

  13. GPC scrive:

    altrimenti opere come la sagrada familia non si sarebbero mai costruite

  14. qfwfq scrive:

    sulla dissociazione mentale che affligge la celebrazione del futurismo e la critica contemporanea.
    Provate a chiedere chi critica l’architettura contemporanea (intendo non critici di professione) cosa pensano del futurismo…….
    quelli che vedono nella teca di Meier, una volgare “Pompa di Benzina”, cosa pensano dell’elogio della macchina futurista?
    ciao

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