Non solo Fuksas

Parliamo di architettura e magari anche di altri architetti non solo di Fuksas che già riempie le pagine di molti giornali. Più o meno una settimana fa, in uno dei lunedì dell’architettura organizzati dall’Inarch, c’è stata una mini celebrazione di Anselmi in occasione della presentazione di un numero di Metamorfosi – quaderni di architettura n° 70 del 2008, che devo dire, è stata una delle serate PIU’ VIVE tra quelle organizzate dall’Inarch.

san-pio-malafede

Anselmi ha un’aspetto così “dimesso” ed un atteggiamento “apparentemente” umile che non fa di certo pensare ad un’Archistar, ma, indipendentemente dal tipo di architettura che realizza ha una cura per le sue “creature” che pare di vederle già finite quando le racconta. FORZA DELLA SEMPLICITA’. L’argomento principe della serata è stata la chiesa di S. Pio in via di Malafede in corso di realizzazione. La chiesa, afferma Anselmi, è avulsa dal contesto caratterizzato dalla presenza delle palazzine di Caltagirone. A trovare tutte le giustificazioni ed i riferimenti iconografici utilizzati dall’architetto, come sempre succede, ci pensano gli altri ed in questo caso l’architetto Andriani, egregiamente devo dire, si è presa l’incombenza di spiegarceli. Come succede anche nel mondo dell’arte, spesso gli “altri” RIESCONO, EFFICACEMENTE, COME IN QUESTO CASO, A TROVARE più riferimenti di quelli che il progettista o l’artista avevano pensato. Al di là di TALI considerazioni IN questa architettura SI MANIFESTA in modo EVIDENTE una grande attenzione al progetto ED alla sua realizzazione ED UNA ASSOLUTA sinergia con gli strutturisti per la “creazione” di una ossatura portante che VALORIZZASSE AL MEGLIO LE CARATTERISTICHE dell’opera (le immagini illustrate riguardavano per la maggior parte LA struttura portante e, IN PARTICOLARE, la realizzazione di una copertura unica con un rivestimento “gaudiano”).
DA ULTIMO, MA non meno importante, E’ RISULTATA EVIDENTE l’attenzione a che IL progetto FOSSE REALIZZABILE a costi finali accettabili. La “battuta” sui costi che abbiamo ascoltato si riferiva alla chiesa di Meier.
L’aspetto finale, simile ad una duna o a una manta, risulterà meno “spigoloso” della chiesa recentemente realizzata da Fuksas a Foligno, ma non so se creerà lo stesso putiferio! Che piaccia o meno NEL linguaggio architettonico DI ANSELMI, MUTEVOLE E MUTATO nel tempo a seconda del tema trattato, APPARE una QUALITA’ dell’architettura PENSATA, PROGETTATA E REALIZZATA che fanno di LUI un “ARTIGIANO ECCELLENTE” E QUINDI, SECONDO ME, UN VERO “MAESTRO”.
Una visita al cantiere sarebbe decisamente interessante.
Organizziamola!


6 Commenti a “Non solo Fuksas”

  1. qfwfq ha detto:

    Anselmi è un maestro indiscusso. Lavora da anni senza essere Archistar e riesce anche a realizzare le sue opere che hanno il dono della semplicità senza essere mai banali, e sono sempre indiscutibilmente contemporanee.
    La macchina organizzativa ecclesiastica ancora una volta mostra nel bene o nel male la propria capacità di catalizzare risorse e concretizzarle in opere.
    Non possiamo che riconoscere e apprezzare la modernità delle opere che la chiesa ha saputo mettere in campo negli ultimi anni.
    Resta la sensazione, come un retrogusto amaro in bocca, che per ottenere l’ordinario, per costruire semplicemente qualcosa di nuovo, occorra sempre ricorrere a qualcosa di straordinario.

    Che dio ci mandi la buona Architettura!

  2. alberto ha detto:

    dal Corriere della Sera leggiamo in Data:10-05-2009 Autore:Giuseppe Pullara

    Sarà la Fede a dover risanare le periferie? Il cantiere è a buon punto, l’iperbolica struttura in acciaio è già montata: la chiesa dedicata a San Pio da Pietrelcina, forse il capolavoro di Alessandro Anselmi, evangelizzerà presto la periferia di Malafede, sulla Colombo. Un altro bell’edificio ecclesiale, dedicato a S. Carlo Borromeo, sta per sorgere a Tor Pagnotta, opera di Antonio Monestiroli. E ancora l’elegante complesso di S. Tommaso Apostolo di Marco Petreschi, in arrivo, manco a dirlo, all’Infernetto, stessa zona dove Umberto Riva, con S. Guglielmo, gioca le sue carte. Vittorio Sartogo è da poco insediato con il progetto del Sacro Volto di Gesù alla Magliana. Italo Rota è alla Romanina con S. M. Alacoque e Garofalo Miura sull’estrema Prenestina con S. M. Josefa. Flavio Coppola si fa notare con la sua iconica Maria Madre di Ospitalità a Torrenova. Dopo la straordinaria parrocchia di Dio Padre Misericordioso che Richard Meier ha innalzato a Tor Tre Teste, nelle desolate periferie romane sembra in corso una gara per abbellire con oggetti di buona architettura un tessuto urbano smunto e stracciato.

  3. mimmo ferrari ha detto:

    E’ quasi paradossale: l’architettura nuova proviene quasi esclusivamente da un’Istituzione…conservatrice. Sic (!)

  4. qfwfq ha detto:

    chi si ricorda che quando uscì la canzone “Dio è morto”, la radio la censurò ritenendola blasfema, maleinterpretandone il contenuto sulla base del solo titolo.
    Allora la canzone fu, con grande sorpresa trasmessa proprio dalla radio Vaticana, che invece il testo lo aveva letto fino in fondo e ne aveva capito il messaggio dove dio risorge “Nel mondo che verrà!!”
    ancora di più nell’architettura.
    La chiesa è conservatrice si ma anche capace di comunicare, ed ha capito che il conservatorismo fine a se stesso non ha futuro.
    L’architettura moderna delle nuove chiese, buttate in mezzo al deserto periferico (proprio come cattedrali nel deserto), è un messaggio forte di speranza per chi è abituato a vivere nelle periferie privo di qualsiasi prospettiva, con la convinzione che la contemporaneità non è altro che cristallizzazione, immutabilità del proprio destino, abbandonato si, ma dallo stato, non certo dalla chiesa. Che ovviemente edifica con i soldi e le sovvenzioni statali…..

    “Ho visto
    la gente della mia età andare via
    lungo le strade che non portano mai a niente,
    cercare il sogno che conduce alla pazzia
    nella ricerca di qualcosa che non trovano
    nel mondo che hanno già, dentro alle notti che dal vino son bagnate,
    dentro alle stanze da pastiglie trasformate,
    lungo alle nuvole di fumo del mondo fatto di città,
    essere contro ad ingoiare la nostra stanca civiltà
    e un dio che è morto,
    ai bordi delle strade dio è morto,
    nelle auto prese a rate dio è morto,
    nei miti dell’ estate dio è morto…

    Mi han detto
    che questa mia generazione ormai non crede
    in ciò che spesso han mascherato con la fede,
    nei miti eterni della patria o dell’ eroe
    perchè è venuto ormai il momento di negare
    tutto ciò che è falsità, le fedi fatte di abitudine e paura,
    una politica che è solo far carriera,
    il perbenismo interessato, la dignità fatta di vuoto,
    l’ ipocrisia di chi sta sempre con la ragione e mai col torto
    e un dio che è morto,
    nei campi di sterminio dio è morto,
    coi miti della razza dio è morto
    con gli odi di partito dio è morto…

    Ma penso
    che questa mia generazione è preparata
    a un mondo nuovo e a una speranza appena nata,
    ad un futuro che ha già in mano,
    a una rivolta senza armi,
    perchè noi tutti ormai sappiamo
    che se dio muore è per tre giorni e poi risorge,
    in ciò che noi crediamo dio è risorto,
    in ciò che noi vogliamo dio è risorto,
    nel mondo che faremo dio è risorto…”

  5. margherita ha detto:

    Francesco Guccini è sempre riuscito ad esprimere in modo laico ed umano anche le dimensioni più sacre e apparentemente conservatrici come quelle religiose. Ciò che mi ha sempre colpito di lui è che allo stesso tempo riesce a raccontare in un modo nuovo e assolutamente originale anche le più quotidiane delle esperienze umane. Rende umane le cose sacre e sacre le cose umane.

    La chiesa, come abbiamo visto, sta dando un contributo non indifferente alla promozione di un’architettura contemporanea, nuova, aperta alla sperimentazione. Mi viene da dire più vicina agli uomini.
    Quello che mi domando, in questo strano parallelismo, è se invece lo stato, le amministrazioni, e chi si occupa degli interessi immediati, diretti e quotidiani della gente stia almeno provando ad avvicinarsi a qualcosa di più elevato. Di più sacro.
    Amare l’architettura e promuoverla potrebbe essere un modo.

  6. Emmanuele Pilia ha detto:

    Voglio proporre una provocazione: cosa è una archistar, e quale è la linea di demarcazione che divide l’architetto star e quello non star?
    Assioma: Rispondere “L’appartenenza allo star system” è tautologico… 🙂

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