Architettura e Paesaggio sono in contraddizione ?

Il Corriere della Sera di sabato 23 Maggio, in un articolo di Paolo Conti si parla di Ambiente e Cultura.

(titolo)

LA LITE SULLA TUTELA DEL PAESAGGIO, PDL E LEGA CONTRO IL MINISTRO BONDI.

Succintamente : Il Ministero per i Beni e le Attività Culturali ha varato un nuovo regolamento creando la Direzione per la valorizzazione e l’accorpamento della Direzione per il Paesaggio con l’Architettura, l’Arte Contemporanea e le Belle Arti.

Alla Commissione VII (Cultura) della Camera, chiamata ad esprimere un parere sul nuovo Regolamento, però, non hanno gradito più di tanto e, attraverso i Capigruppo del Pdl Fabio Granata e della Lega Paola Goisis sembra che abbiano sostanzialmente chiesto il ritorno alla autonomia della Direzione del Paesaggio. Prendo dall’articolo di Paolo Conti il virgolettato di Fabio Granata mentre si riferisce idealmente al Ministro Bondi : “…Lo chiamiamo alla coerenza restituendo alla Direzione del Paesaggio la sua necessaria autonomia, proprio per preservare al meglio, come impone l’articolo 9 della Costituzione, la più grande infrastruttura immateriale dell’Italia…”

Veramente l’articolo 9 della Costituzione recita testualmente : La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.

Ora è noto a tutti (spero!) che Architettura è cultura e quindi anch’essa è soggetta a sviluppo e anche a tutela……noo!!! Quindi a che titolo i signori sostenitori del paesaggio rivendicano una posizione di “autonomia” rispetto alle arti e altre forme di cultura…?? E perché, poi, con la sottintesa pretesa prioritaria?

È giunto il momento di chiarire una volta per tutte ai paesaggisti che l’Architettura non è……brutta mentre il paesaggio è bello; ai conservatori, che l’architettura del passato non è migliore della architettura del presente; ai tradizionalisti, che l’architettura contemporanea ha pari dignità della architettura della tradizione, e via dicendo.

Ancora in direzione dei paesaggisti, poi, che pensano di doversi “difendere” dall’architettura faccio invece notare che i grandi flussi turistici ( con esclusione di quelli balneari-estivi e ludico-sciistici), riguardano forse per il 70% la visita a piccole e grandi città dell’intero globo, storiche e non storiche, e solo per il restante 30% riguardano la visita ad elementi e luoghi di carattere naturale e paesaggistico, senza nulla togliere al “Paesaggio” in quanto tale…( non ci sono mai stato ma appena ne avrò l’occasione andrò a vedermi molto volentieri le cascate del Niagara e il Gran Canyon, pure io). Ma è la spocchia del privilegio che mi infastidisce, la supponenza di chi pensa di godere di carattere prioritario…bah! E quindi, in conclusione, la grande massa turistica visita le città, e le città sono la massima espressione dell’Architettura …vero??!!

Ora, permettetemi, per la serie ……citazioni,massime detti, aforismi, ecc. di prendere a prestito una frase emblematica di W. Cooper (1731 – 1800):

DIO HA FATTO LA CAMPAGNA E L’UOMO HA FATTO LA CITTA’

Non male eh?! E ……passatemi la provocazione: chi ha vinto la gara sui flussi turistici che riguardano l’intera collettività? Dio con la campagna e il paesaggio o l’uomo con l’Architettura e le città ? ho la sensazione che l’uomo civile apprezzi sempre più le “eccellenze” ma predilige quelle di natura…..antropica. Lo diceva anche Giò Ponti: chi visita Venezia non ci va mica per la laguna e anche chi visita Roma non ci va per i sette colli e neanche chi visita Parigi ci va per vedere la Senna……, semmai il visitatore potrà godere anche della contemporanea felice coesistenza tra spazio costruito e ambiente naturale. Ma questo è anche e soprattutto FARE ARCHITETTURA.

Mi sono dilungato ed è meglio che ritorno a “bomba” o meglio a Bondi.

Congratulazioni Signor Ministro, a me semra un’ottima idea quella di riunire in un’unica Direzione il Paesaggio e l’Architettura. E’ “ l’uovo di Colombo” in controtendenza, è la naturale logica delle cose, senza trionfalismi da parte di nessuno ma soprattutto senza prevalenze e senza subordinazioni da parte di chicchessia.

Ma è ora che rimuovo la “suspence” sul pensiero di Pasolini che utilizzo per un’opportuna parafrasi:

…anche i miei più fieri sperimentalismi (progettuali) non prescindono mai da un determinante amore per il paesaggio. Bisogna strappare ai paesaggisti il monopolio del Paesaggio.

E concludo per i paesaggisti (ma vale anche per i conservatori e i tradizionalisti) con una nota di Argan sull’intervento di Wright su casa Kaufman: “…adopera con sicurezza il cemento, il ferro, il vetro: per andare nella foresta non occorre vestirsi da boscaioli.”


7 Commenti a “Architettura e Paesaggio sono in contraddizione ?”

  1. Giulio Paolo Calcaprina scrive:

    Non entro nel merito di chi ha diritto di fare cosa. Io sono favorevole all’abolizione dei titoli in favore di una scelta basata su una comprovata esperienza. Sono d’accordo nel non creare compartimentazioni tra settori limitrofi, anzi complementari quali l’architettura (edilizia), l’architettura (urbanistica) e l’architettura (paesaggio). Le autonomie al giorno d’oggi servono unicamente ad alimentare zone di privilegio e a casta dei burocrati/tecnocrati.
    Il territorio urbanizzato non ha più un confine così netto con quello naturale. E quello naturale è comunque antropizzato da secoli.
    Già al tempo in cui fu fondata Italia nostra e Cederna conduceva le sue battaglie si guardavano bene dal fare distinzioni di questo genere.

  2. Potrei rovesciare la bellissima frase di Pasolini in questo modo: BISOGNA STRAPPARE AI MODERNISTI IL MONOPOLIO DELLA MODERNITA. E così dicendo farei la stessa esatta operazione che fece Pasolini e che credo sia stata maliziosamente interpretata come un rifiuto della tradizione.
    Non è così. Andate su YuoTube, cercate Pasolini, e troverete due filmati da cui si evince che Pasolini era nei confronti del paesaggio urbano veramente tradizionalista.

    Allo stesso modo in cui i “tradizionalisti” di oggi ritengono che la tradizione sia la vera modernità, l’altra modernità possibile.

    Saluti
    Pietro

  3. ALESSIO scrive:

    il paesaggio “la più grande infrastruttura immateriale dell’Italia…” oh Mio DIO! immateriale! MA VI RENDETE CONTO? SE C’è QUALCOSA DI “IMMATERIALE” E’ IL CONTENUTO DEL CRANIO DI CHI HA DETTO QUESTE PAROLE!

  4. Michele Campisi scrive:

    Mi permetto sommessamente di precisare ed estendere nella sua significante biograficità la citazione, in vero assai troppo cursorea, del miglior Pasolini. Quello che in ultimo lasciò la Roma degli anni Settanta al ricordo degli “attici giallini che in semicurve fanno velo all’Ansa del Tevere”, delle Ceneri di Gramsci, ad una città specchiata nella sua inseparabile territorialità fatta di Marranelle e luoghi ancora poetici poi in vero falciati dalle cubose modernità decadenti….Una modernità declinata con il linguaggio comunicativo dell’immagine più che della materia; una cosa riuscita oltre e dopo i tentativi dell’Italietta postgiolittiana, dell’epopea della Massa; della Sabaudia rurale. Lasciò Roma costretto dalla violenza nascente di una città cinica e intollerante per nulla più di adesso, ma comunque lo avrebbe fatto per Rabat, Algeri, lo avrebbe fatto per per Iatz, ed Almukalla luoghi lontani dalle modernità e calate nella purezza estetica della Geografia – chiamatela anche Paesaggio – nella sua accezione prosaica. Una geografia in cui la più pura delle tradizioni umane aveva ancora sua riconoscibilità. Circola ancra sul Web una indimenticabile trasmissione del 1974, appena un anno dopo la celebre intervista al Messaggero in cui dichiara la grande delusione per Roma. In quella trasmissione, come non avrebbe potuto nessun architetto parlerà della “forma della città”, di quella storica che col Paesaggio sinutre, della sua intangibilità con la combinazione el cemento e del nuovo ed inorganico materiale moderno…..un rifiuto ed una certissima bocciatura dell’architettura e dell’edilizia contemporanea. Senza “ma” e senza dubbi! Alle spalle c’è l’immensità della sfera iconografica longhiana, del culto all’Arte nella scelta evolutiva di essa verso spazi mobili di pensiero e linguaggio, di azioni e di umanità, nel riconoscimento di una palingenesi che abbandona la forma, lo spazio, verso il Luogo dell’umanità nella identità linguistica dell’esperimento d’arte…l’ultimo possibile. Lontano da ciò…vero e certo, consolidato ma haimè destinato anch’esso alla morte è il “Paesaggio”. Che lo uccidiate di Cuberie moderniste o tecnologiche forme naturalistiche, contraddizioni ancora insuperate dalle più iperboliche arti; che lo vogliate trapassare con tutti gli epifenomeni architettonici delle canalizzazioni televisive, mordaci, sapienti (!) rigoglosi sui colli neri attillati…non più conta! Come il più bel Pasolini non ci si può scandalizzare se piuttosto che Umanità, Modernità e Architettura si cerchi, come nel “Mistico” e battesimale rivo di Ghia, ai piedi della sua eburnea ed inviolabile Torre, il “Paesaggio” più puro e l’unico spazo oggi veramente creativo: la PROVINCIA.

    Michele

  5. qfwfq scrive:

    Caro massima,
    citiamo volentieri Cederna che, chiamando in causa i barbari, ci ha illustrato abbondantemente i guasti, non della modernità, diciamo noi, ma della devastazione speculativa, che appunto Pasolini denunuciava.
    Continuiamo a credere, malgrado tutto, nella forza positiva della modernità, nel contributo positivo, diretto e indiretto, alla costruzione di una geografia urbana migliore.
    combattiamo appunto chi, con atteggiamento rinunciatario e passatista ha contribuito, senza volerlo, ai guasti dell’edilizia incontrollata, chi con la cultura dell’inviolabilità ha di fatto, non volendo, introdotto il principio che l’architettua contemporane è il male, che l’archietettua comunque pensata, progettata diciamo noi, non ha diritto di esistenza nel suo tempo, non può epistemiologicamente farsi carico della propria comunicazione al mondo presente, futuro e passato, della propria semplice esistenza.
    Questa cultura che di fatto ha spianato la strada al non progetto, anonimo e devastante allo stesso tempo, però nella sua anonimicità maggiormente accettato nella cultura generale; questa cultura che ha di fatto spianato la strada alla speculazione edilizia, che del progetto urbano non aveva bisogno, giustificando l’immobilismo e il non operare di politici e committenti.
    Una cultura di rinuncia che ora ci ritroviamo come un pesante macigno culturale, impossibilitati a costruire la nostra storia, la nostra geografia.
    un saluto

  6. Master scrive:

    Non esiste un luogo “naturale” che non sia stato modificato dall’uomo, almeno nel mondo occidentale. Le nostre campagne, le aree boschive, le riserve naturali e quant’altro sono tutte state manipolate dall’uomo per “sistemarle” al meglio (a parte le strade e le altre infrastrutture elettriche e idriche, sono tutte soggette a controlli, sistemazioni, bonifiche e modifiche al fine proprio di preservarne l’aspetto e la biodiversità). Allo stesso modo, ma più intensamente, vengono trattate le aree urbane e agricole. Pensare di separare i due ambiti è sempre stato una forzature che ora sembra essere stata eliminata.

  7. DVDV scrive:

    Ah che bello leggere ogni tanto parole tanto dense

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