Sulla Fabbrica Solimene a Vietri. E oggi?

In questi giorni, mettendo ordine nel mio archivio fotografico ho rivisto le foto che ho fatto alla Fabbrica Solimene a Vietri, progettata dall’arch. Paolo Soleri.

Fabbrica Solimene

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Voglio condividere con Amate l’Architettura le seguenti considerazioni:

  1. Se avessero presentato al giorno d’oggi un progetto così fuori dagli schemi come questo non sarebbe mai passato in commissione edilizia: basterebbe già un vincolo paesaggistico per bloccare tutto.
  2. E’ vero che Soleri si era conquistato l’amicizia di Vincenzo Solimene, ma quanti imprenditori al giorno d’oggi, a cantiere iniziato, chiamerebbero “un pazzo” che lo stravolga e incorra nel pericolo di “perdere tempo” per la chiusura del cantiere (non a caso l’edificio fu cominciato nel 1952 e finito nel 1956)?
  3. La standardizzazione delle soluzioni tecnologiche odierne, o meglio la delega ai produttori della ricerca della soluzione tecnologica, ci ha un po’ impigrito. Non  a caso salvo forse per opere di grande importanza, siamo abituati ad utilizzare soluzioni preconfezionate, dalle pareti ventilate all’illuminotecnica, anche quando potremmo essere in grado di trovare soluzioni originali all’interno del proprio studio.

Per il resto lascio parlare le immagini.


3 Commenti a “Sulla Fabbrica Solimene a Vietri. E oggi?”

  1. ALESSIO scrive:

    Il problema è che le amministrazioni di oggi sono rette da persone senza più una visione del futuro. I privati non hanno un riferimento valido poichè le opere pubbliche non riscontrano nessun interesse estetico (salvo casi rari). Insomma manca una guida. Siamo in mano ai tecnici comunali di turno. Siamo in mano agli assessori improvvisati. Ma il vero problema, e credo che questo lo scriverò spesso, è che non si guarda al domani. Quello che si fa è tappare i buchi che ci stanno dierto per stare tranquili oggi. E domani tapperemo i buchi di ieri. Non c’è una visione del futuro.

  2. gordon scrive:

    Una delle pochissime cose interessanti che ho sentito dire a Vittorio Sgarbi è che il grado di civiltà di una società si misura da quello che si lascia indietro. E l’Italia repubblicana ha costruito molto ma ha lasciato poco.

  3. Peja scrive:

    Non credo che il problema sia la presunta visione del futuro delle amministrazioni, ma delle varie collusioni che hanno queste con aziende edili incapaci di realizzare altro che palazzine, e quindi con il loro dominio sul territorio. La fabbrica sul mare di Solimene è stata realizzata con le maestranze che avrebbero poi lavorato nel ceramificio del signor Solimene, il quale ha aiutato molto nella progettazione il grande Soleri. Non è da sottovalutare ciò!

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