Un fiume è fedele alla propria identità quando va verso il mare e non se ritorna alla sorgente

6 febbraio 2009

Nel 2006, dopo altri meravigliosi viaggi, intraprendiamo un percorso nelle regioni della Francia del sud:  tra un aperitivo nel caffè di Place du Forum di Van Gogh e le splendide spiagge delle isole di Porqueroll; seduti sui gradini dell’affascinante teatro romano di Orange (I sec. A. C.); passeggiando per i negozietti di Gordes, delizioso paesino dominante sulla sottostante vallata. Il paesaggio naturale di queste zone è splendido, con i cavalli bianchi della Camargue (il vascello fantasma, il paesino di Aigues-Mortes e le vicine saline), l’acqua azzurra di Nizza, la montagna Saint-Victoire di Cezanne. In queste zone è notevole anche l’architettura, di tutte le epoche, dall’antica Roma al contemporaneo.

Nîmes, città con nome celtico, è fondata, sulla strada che da Roma porta in Spagna, per volere di Augusto, per un migliore controllo dei territori dell’impero. La città arriva al massimo splendore nel XVII sec., dopo numerose invasioni e lotte religiose; continua, anche in tempi recenti, ad arricchirsi di nuovi e interessanti edifici. Vi si trovano ancora costruzioni romane, di epoca augustea, ben conservate, tra cui il tempio dedicato ai nipoti di Augusto, la Maison Carrè (19-16 A.C., carrè = quadrato, o meglio con quattro angoli rettangoli). Quest’opera è un’espressione dell’iconografia classica dell’impero, che raggiunge un alto livello di raffinatezza nell’architettura con i capitelli del foro di Augusto a Roma, differenziandosi, ovviamente, dall’iconologia dell’architettura romana del calcestruzzo e delle volte, maestra nel disegnare lo spazio.

Carrè d’Art

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“Quadrato” è anche l’edificio a esso di fronte: la Carrè d’Art (inaugurata a maggio del 1993) progettata dall’architetto Norman Foster (Manchester – 1935). Un recente articolo rileva l’esigenza del superamento della distinzione tra classico e anticlassico, nella descrizione delle opere di architettura: in questo caso, la definizione, che a volte diventa uno stereotipo, aiuta a capire la notevole attinenza dell’edificio nuovo con il tempio romano. Norman Foster, per la progettazione di quest’opera, si basa sullo studio degli archetipi, svolgendo ricerche simili a quelle portate avanti da Aldo Rossi e dal gruppo di “Tendenza”, arrivando, senza eseguire entrambi copie dell’antico, a un risultato finale differente. Un rispetto per l’ambiente circostante che si ritrova in altre opere dell’architetto, come ad esempio l’uso del Feng Shui nel grattacielo, più recente ed a noi più contemporaneo, di Hong Kong. La Carrè d’Art è, semplificando, un rettangolo con colonne e un pronao anteriore, come lo schema del tempio, l’architetto utilizza dimensioni, anche per ovvie esigenze funzionali, e mette in opera materiali completamente diversi dall’originale. L’opera risulta non finta, viva: deliziosi gli spazi interni affaccianti sulla piazza, il terrazzo con caffè nel pronao (unica variazione all’archetipo del tempio). Vetro al posto del marmo; l’uso sapiente del materiale, insieme alla forma prescelta, risalta il tutto, rivitalizzando uno spazio urbano, creando un luogo, dove è piacevole sostare; un’espressione di estrema leggerezza senza danneggiare il vicino tempio romano, anzi valorizzandolo.

A proposito di leggerezza Italo  Calvino nel suo libro “Lezioni Americane” cita il De rerum natura di Lucrezio: “(…)Lucrezio vuole scrivere il poema della materia ma ci avverte subito che vera realtà di questa materia è fatta di corpuscoli invisibili. E’ il poeta della concretezza fisica, vista nella sua sostanza permanente e immutabile, ma per prima cosa ci dice che il vuoto è altrettanto concreto che i corpi solidi. La più grande preoccupazione di Lucrezio sembra quello di evitare che il peso della materia ci schiacci. Al momento di stabilire le rigorose leggi meccaniche che determinano ogni evento, egli sente il bisogno di permettere agli atomi delle deviazioni imprevedibili dalla linea retta, tali da garantire la libertà tanto alla materia quanto agli esseri umani.(….)”

Il 13 gennaio 2009, il presidente francese Sarkozy (citato dal Giornale dell’Architettura), nell’occasione degli auguri agli attori della cultura, a proposito di Nîmes, ha pronunciato, tra le altre, queste parole: “(…)Perché proprio Nîmes? La risposta mi sembra scritta sui muri di quest’antica città, romana, ispanica, della Camargue, provenzale, della Languedoc, francese, mediterranea, europea. Nîmes è un luogo alto della nostra identità e della nostra cultura, una cultura singolarmente vivace, come testimonia questo “Carré d’Art”, che conosco da tempo, disegnato da Norman Foster come magnifico contrappunto all’antica “Maison Carré” che lo fronteggia. E’ una scommessa, una scommessa riuscita. Ho sempre pensato che fosse veramente il simbolo della riuscita architettonica, della fedeltà all’identità, l’identità di Nîmes. Un fiume è fedele alla propria identità quando va verso il mare e non se ritorna alla sorgente. Ciò che è stato fatto qui è molto intelligente, e non c’era motivo di essere contrari, anche se mi ricordo tutti i dibattiti dell’epoca. Oggi l’edificio di Norman Foster è una realtà. Siatene orgogliosi, tutti, per avere capito che l’essere fedeli alla propria identità significa guardare all’avvenire. E non al passato. Non è ripercorrere meno bene ciò che gli altri hanno già fatto, ma sposare l’identità e la modernità.(…)”

A Nîmes, sono presenti altri edifici degli anni 80-90: il Nemausus di Jean Nouvel del 1987 il Colosseo di Kisho Kurosawa del 1991; lo stadio di Vittorio Gregotti e Marc Chausse del 1989 etc. Presente nella versione integrale del discorso un apprezzamento per l’opera di Jean Nouvel: “sperimentazione di una nuova formula d’abitazione sociale che parte dal principio che si debba dare agli abitanti un massimo di spazio vitale, perché la bellezza permette la durata; al contrario la gente degrada e distrugge rapidamente le costruzioni economiche che imbruttiscono la sua esistenza.”
Durante il discorso, circa l’architettura afferma: “(….) Ancora una volta perché nel nostro paese ci sono conformismo (del cattivo conformismo), immobilismo e conservatorismo fondati su ragioni sbagliate. Piuttosto che accettare il rischio di qualcosa di nuovo che cambi le abitudini, si preferisce qualcosa di brutto cui si è abituati. (…)In ogni caso, ogni generazione, ogni epoca, devono lasciare delle realizzazioni architettoniche. Un’epoca di creazione deve lasciare spazio all’architettura. (…)”

Dopo le meraviglie della costa, finiamo il nostro viaggio gustando un delizioso pasto francese a Marsiglia, città dell’unità di abitazione di L.C. : è un’emozione salire sul giardino tetto. Ben conservata e viva l’unità splende nella sua concretezza. A Marsiglia troviamo alcuni interventi di ristrutturazione della città, ben eseguiti e nuovi cantieri in esecuzione che stanno ridisegnando, in meglio, la città.  A proposito del Museo delle Arti e delle Civiltà del Mediterraneo di Rudy Ricciotti a Marsiglia, il presidente francese Sarkozy, nel testo non pronunciato, afferma il valore sociale dell’Architettura, come volano per le arti, per il miglioramento delle relazioni tra i popoli e tra le persone. Il viaggio è concluso, si torna a Roma, pronti per un altro viaggio.


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