Etica e stomaci di ferro

31 gennaio 2009

Bersani e’ solo l’ultimo sgarbo che il politico rifila al ruolo dell’architettura e della professione di architetto.

Di fatto è da 50 anni che subiamo inermi la cementificazione selvaggia delle città, oltraggiate dagli interessi di gruppi politico economici. Siamo passati attraverso i palazzinari degli anni ’70 a quelli di quest’ultimo decennio.

Cosa e’ cambiato? Le parcelle dei lavori pubblici? No: hanno preso solo forme differenti. In realtà vogliono che gli architetti si comportino come imprese. E l’impresa dopo aver preso il lavoro praticando un ribasso anche del 45%, incomincia a porre problemi di ogni sorta.

Risultato i tempi si allungano a dismisura e il ribasso viene ad essere enormemente più basso.

E’ la mentalità che ci vogliono far cambiare. Non più seri professionisti, ma astute macchine per far soldi a scapito chiaramente della salute pubblica. La storia passata ci dice che chi ci rimetterà sarà sempre il cittadino che abiterà, se possibile, città ancora più invivibili con costi sociali altissimi. Come faranno a sopravvivere gli architetti a questo ultimo colpo vibrato dalla cecità dei nostri legislatori? Rottamando la propria etica professionale per uno stomaco di ferro.


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