Archive del 2009

Abbiamo turbato la concorrenza, poveri geometri !!

La recente sentenza della Cassazione n. 19292/2009 ha ribadito, come se non bastassero le precedenti sentenze, che : “ai geometri è solo consentito, ai sensi della norma contenuta nel R.D. n. 274 del 1929, art. 16 lett. m., la progettazione, direzione e vigilanza di modeste costruzioni civili, con esclusione in ogni caso di opere prevedenti l’impiego di strutture in cemento armato a meno che non si tratti di piccoli manufatti accessori, nell’ambito di fabbricati agricoli o destinati alle industri agricole, che non richiedano particolari operazioni di calcolo e che per la loro destinazione non comportino pericolo per l’incolumità pubblica“.

L’articolo 16 del Regio Decreto del 1929 è talmente chiaro che  non dovrebbe dare adito a dubbi in merito alle competenze dei Geometri, ma l’Italia è un paese “strano”, le leggi si interpretano a proprio comodo e il gran numero di norme esistenti contribuisce a confondere le idee. Per essere chiari il R.D. del 1929 è attualmente ancora in vigore ed è l’unica norma che regolamenta le competenze dei Geometri, nel 2003 hanno provato a presentare una legge, (vedi link), che avrebbe dovuto modificare l’art. 16 in diversi punti, tra cui: la soppressione della parola “modeste“; della frase “di piccoli manufatti accessori, nell’ambito di fabbricati agricoli o destinati alle industri agricole, che non richiedano particolari operazioni di calcolo e che per la loro destinazione non comportino pericolo per l’incolumità pubblicae di altri commi, ma la legge non è passata e il fatto stesso che l’abbiano presentata, dimostra che l’operato dei geometri non corrispondeva, (e non corrisponde tuttora),  a quanto stabilito dal R.D. Per approfondimenti vi consiglio l’articolo di Enrico Milone, (vedi link).

La confusione è stata alimentata da due norme:

la prima è la n.144 del 2 marzo 1949, che, nel recare le tariffe professionali dei geometri, descrive, all’art. 57 le diverse categorie di opere per le quali i detti tecnici hanno il diritto di percepire i relativi onorari: ebbene, con particolare riguardo alla realizzazione di costruzioni civili con struttura in cemento armato, la norma citata non sembrerebbe escludere tout court la competenza del geometra, ma solamente per quanto attiene alla progettazione e direzione di costruzioni antisismiche;

la seconda è la legge n.1086 del 5 novembre 1971, in materia di cemento armato, l’art. 2, nel ridisciplinare la progettazione e direzione lavori delle opere in cemento armato, richiama non solo i tecnici laureati, ma fa espresso riferimento anche alle figure professionali dei geometri e dei periti edili.

Le due norme sono chiaramente un esempio di come spesso in Italia “la si butti in caciara”, non si riesce a fare una legge che dica che i geometri possano progettare,  allora si inserisce qualche articolo in varie norme dove si attribuiscono al geometra competenze che non ha e il gioco è fatto. Dobbiamo aspettare una sentenza della Cassazione , (negli ultimi anni si sono espressi diverse volte: sentenza n .8545/2005, 6649/2005, 3021/2005, 19821/2004, 5961/2004, 15327/2000, 5873/2000, 2861/1997, 239/1997, 9044/1992, 1182/1986, 4562/1979, 3622/1979, 1570/1972, 2698/1969), per riaprire il dibattito ed è quello che è avvenuto con l’ultima sentenza del 07 settembre 2009.

Dopo tale sentenza si sono subito mossi gli ingegneri, il CNI in data 04 novembre 2009 ha emanato una circolare, (vedi link ), in cui si ribadisce la competenza in materia di progettazione di opere in cemento armato esclusivamente agli ingegneri e architetti allegando alla circolare un’ipotesi di lettera da inviare a tutte le amministrazioni, da parte di tutti gli Ordini provinciali, che si conclude così: “Si invita, pertanto, codesta Amministrazione ad operare nel rispetto dei principi sopra enucleati, notiziandovi fin d’ora che in difetto questo Ordine provinciale si vedrà costretto ad esperire, presso le sedi deputate, tutte le azioni necessarie a tutela dei valori della professione di ingegnere nonché dei diritti ed aspettative dei professionisti rappresentati“.

In data 17 dicembre 2009 si muove anche il nostro Consiglio Nazionale degli Architetti, ed è già una notizia, visto che non mi sembra di ricordare che abbia mai fatto qualcosa per contrastare l’abusivismo della professione da parte dei geometri. Viene emanata una circolare, (vedi link), ai Consigli degli Ordini provinciali, in realtà è una copia della circolare degli ingegneri con qualche frase cambiata, (non siamo capaci neanche di scriverci una circolare da soli), peccato che l’unica cosa che dovevano copiare, (e non l’hanno fatto), era la frase finale: “Alla luce di quanto sopra esposto, è dovere istituzionale dell’Ordine informare i propri iscritti ed attuare ogni forma di verifica e controllo, anche sotto il profilo disciplinare, per sanzionare le pratiche illegittimamente poste in essere in spregio ai principi di cui sopra nonché richiamare le pubbliche amministrazioni, (si veda ipotesi di lettera allegata), al rispetto della norma così come dettagliatamente esplicitata dalla sentenza della Suprema Corte“.

Il nostro Consiglio Nazionale, contrariamente, termina la circolare nel modo seguente: “Nell’invitare gli Ordini in indirizzo a voler dare ampia pubblicizzazione presso gli iscritti del contenuto della presente circolare, si coglie l’occasione per porgere i migliori saluti“.

Mi rivolgo al Presidente del CNA Architetto Massimo Gallione, secondo lei è compito degli iscritti dover perseguire l’esercizio abusivo della professione di architetto o dei Consigli degli Ordini provinciali ?   ha mai letto l’art. 37  comma 3 del RD 2537/1925 ? : Il Consiglio dell’Ordine, oltre alle funzioni attribuitegli dal presente regolamento o da altre disposizioni legislative o regolamentari: 3) Cura che siano repressi l’uso abusivo del titolo di ingegnere e di architetto e l’esercizio abusivo della professione, presentando, ove occorra, denuncia all’autorità giudiziaria

Invitiamo pertanto tutti gli Ordini provinciali ad attivarsi a far rispettare presso tutte le Amministrazioni competenti il rispetto delle normative vigenti.

Non è finita qui, il 19 Novembre 2009 il Consiglio Nazionale dei Geometri, dopo la circolare del CNI e dopo che si erano mossi alcuni ordini provinciali , tra cui Teramo e Matera, (inutile ripeter che il nostro CNA si è mosso come al solito in ritardo, ma è già tanto che si è mosso), ha diramato una circolare, (vedi link), in cui dicono sostanzialmente che la sentenza della Suprema Corte prende fischi per fiaschi e che è ormai prassi consolidata che loro possono fare  quello che vogliono, anzi addirittura minacciano dicendo:” Nelle aree nelle quali l’ingerenza di altre categorie dovesse rivelarsi particolarmente pressante, potrà intervenire direttamente il Consiglio Nazionale, come già avvenuto per gli ingegneri, architetti, Comuni ed altre pubbliche amministrazioni della provincia di Teramo“.

E’ il colmo che i geometri, che per decenni hanno operato nel più totale spregio delle leggi,  si ribellino perché una sentenza gli ricorda che invece le leggi vanno rispettate, e noi architetti, che per decenni non abbiamo fatto niente per condannare l’esercizio abusivo della professione di architetto, ci facciamo dare addosso come se nulla fosse e, come se non bastasse, il Consiglio Nazionale dei Geometri si è rivolto all’Antitrust, (vedi link), accusandoci di turbativa alla concorrenza finalizzata alla difesa di interessi sfacciatamente corporativi, è come se gli infermieri accusassero i medici di impedirgli di fare il loro lavoro di medico ! Siamo al paradosso.

Noi di amate l’architettura non vogliamo arrivare allo scontro tra categorie professionali, ma crediamo sia arrivato il momento giusto per sedersi attorno a un tavolo e ridefinire le competenze di professionisti che hanno una formazione completamente diversa gli uni dagli altri e il buon senso porterebbe a pensare che possano svolgere incarichi differenti ma complementari tra loro, non dimenticando che le norme che attualmente regolano le competenze professionali hanno più di 80 anni e non hanno più senso di esistere in una società completamente diversa da quella del 1925.

E’ in questa direzione che ci muoveremo inviando una lettera aperta ai Presidenti del Consiglio Nazionale degli Architetti, Consiglio Nazionale degli Ingegneri, Collegio Nazionale dei Geometri e per conoscenza a tutti gli Ordini provinciali.

p.s.  perché i nostri rappresentanti degli Ordini degli architetti ci ripetono continuamente che l’ordine non è un sindacato e non può fare la difesa della categoria, quando in tutti i siti dei Collegi dei geometri e degli Ordini degli ingegneri non si parla altro, in questa occasione,  che di tutela degli interessi della categoria da parte dei rispettivi organismi di rappresentanza nazionale ?   siamo forse diversi ?

La commedia dell’arte rivive alla ex fiera di Milano

LA COMMEDIA DELL’ARTE RIVIVE ALLA EX FIERA DI MILANO.

Il 2 luglio 2004, a Milano la cordata CityLife (Generali Properties S.p.A., capocordata, RAS S.p.A., Immobiliare Lombarda S.p.A., Lamaro Appalti S.p.A., Grupo Lar Desarrollos Residentiales) si è aggiudicata la gara internazionale per la riqualificazione del quartiere storico Fiera di Milano, 255.000 metri quadrati. La gara fu gestita dalla Fondazione Fiera Milano, soggetto economico privato.

citylife_cut1

Il criterio di aggiudicazione della gara è stato economico: CityLife offrì 523 milioni di euro, ben l’8% in più della seconda offerta. Gli altri competitori, per la cronaca erano Pirelli real estate s.p.a. e Risanamento s.p.a.

L’area, all’atto della compravendita, venne consegnata al vincitore corredata del Piano Integrato di Intervento approvato dal Comune di Milano. La Fondazione, in questo modo, poteva garantire all’acquirente l’effettiva possibilità di realizzare tutto quello che era previsto nel progetto vincitore.

Dimenticavo di ricordare che i raggruppamenti selezionati per la gara finale erano stati scelti da una commissione di valutazione con il fior fiore degli esperti internazionali:

  • Kenneth Frampton titolare della cattedra di architettura alla Columbia University. Competenza: architettura
  • Cristophe Girot docente di architettura del paesaggio presso l’Università Tecnica Federale di Zurigo. Competenza: architettura del paesaggio
  • Guido Martinotti ordinario di sociologia urbana presso l’Università Milano – Bicocca. Competenza: sociologia
  • Gaetano Morazzoni consulente del Comitato promotore Corridoio 5. Competenza: infrastrutture ad ampia scala territoriale
  • Lorenzo Ornaghi Rettore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Competenza: governo delle reti di interessi
  • Bianca Alessandra Pinto Sovrintendente della Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma. Competenza: estetica
  • Marco Angelo Romano ordinario di urbanistica ed esperto di Estetica della città presso la facoltà di architettura dell’Università di Genova. Competenza: urbanistica
  • Giorgio Rumi storico e componente del CdA della Fondazione Balzan e della Veneranda Fabbrica del Duomo di Milano. Competenza: storia
  • Lanfranco Senn ordinario di Economia regionale e urbana presso l’Università commerciale Luigi Bocconi di Milano. Competenza: economia urbana
  • Deyan Sudijc critico, curatore di mostre e direttore di riviste, nel 2002 è stato direttore della Biennale di Venezia. Competenza: architettura
  • Bernhard Winkler è tra i fondatori della facoltà di architettura presso l’Università Tecnica di Monaco di Baviera, della quale è stato docente e preside. Competenza: mobilità.

Questa commissione, immaginiamo, avrà assegnato alle cordate selezionate un punteggio derivato dalla qualità progettuale specifica per ciascuno degli ambiti di competenza dei membri che la componevano.

CityLife, nel suo sito ufficiale riporta che:” Fin dai suoi presupposti CityLife ha preso in considerazione non solo la qualità di vita dei suoi futuri abitanti, ma anche il suo inserimento nel contesto, l’incremento di vivibilità complessiva e la spinta verso il futuro della città, come testimoniano:

  • la scelta di tre architetti di culture, nazionalità e esperienze diverse tra loro (Zaha Hadid, Arata Isozaki e Daniel Libeskind)
  • la volontà di porre alla base del loro lavoro una seria e approfondita ricerca sulle aspettative del quartiere e di tutta la città
  • il metodo di lavoro che ha privilegiato la riflessione e il confronto tra culture al puro gesto creativo del singolo.

Tutto bene, pare, la macchina va avanti. Tanto è vero che CityLife pubblica un bando di gara per le opere di fondazione speciale e consolidamento da eseguirsi tra il 01/02/2010 e il 15/04/2010.

Certo, nel frattempo c’è stata una crisi economica planetaria, una riduzione (anche se minima a Milano e Roma) dei valori immobiliari e la macchina da guerra Citylife scricchiola. Paura di fare la fine di Dubai?

A quanto pare no, tanto è vero che Salvatore Ligresti, numero uno del gruppo assicurativo Fonsai, che ha una quota in Citylife, l’11 dicembre 2009 dichiara che non ha intenzione di vendere la quota di Fonsai in Citylife. «Non credo che sia cosa fattibile, non ci pensiamo neanche», dichiara l’ingegnere di Paternò.

Ma. Attenzione c’è un “ma” importante nelle sue dichiarazioni.

Le torri disegnate dalle archistar Libeskind, Hadid e Isozaki verranno «raddrizzate», anche per risparmiare sui costi. «Cerchiamo di raddrizzarle un po’ – ha detto Ligresti a margine dell’inaugurazione del cantiere – si cerca di risparmiare e quindi di rendere possibile la realizzazione delle strutture in modo da economizzare. Una torre storta costa di più» (da Il Sole24Ore.com dell’11/12/09).

Ligresti sfonda una porta aperta: il progetto era stato criticato anche dal presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi.

A titolo di cronaca le stesse torri erano state oggetto di proteste anche da parte dei cittadini che abitano il quartiere di Fiera Milano.

Quale è il nodo del problema? Un’antipatia dell’ancien regìme contro tutto ciò che è storto perché è sovversivo?

Il problema, in realtà è di costi e conseguentemente di cubature utili: l’inclinazione prevista nella prima versione del progetto, si vocifera tra gli addetti ai lavori, penalizzava in modo eccessivo le superfici abitabili , con inevitabili ripercussioni sul valore commerciale degli spazi.

Ahhh, finalmente ritrovo la mia adorata Italia. Avevo paura che stessero veramente realizzando una trasformazione urbana di livello europeo.

Invece no. Questa è pura commedia dell’arte: prendi un’area strategica, fai gestire privatamente la sua trasformazione, fai una gara basata su criteri (esclusivamente?) economici, ammantala di rigore con una commissione blasonata, scegli il progetto economicamente più remunerativo purché griffato non da una (non era sufficiente), ma da tre archistar, poi, finalmente quando si arriva al dunque, alla vigilia dell’inizio dei lavori, smonta la scenografia creata finora e realizza quello che veramente ti renderà di più. Tanto ormai nessuno sarà in grado di fermarti.

E’ bello soprattutto vedere come, quando non si è vincitore di un concorso ma si è scelti per chiamata diretta, un’archistar difende il proprio progetto (brano tratto dall’intervista a Daniel Libeskind di Alessia Gallione, dell’11/12/2009, pubblicata su Repubblica – Milano.it) :

“Il suo grattacielo si “raddrizzerà”?

«L’architettura non è solo una bella immagine, serve per risolvere i problemi, trovare soluzioni. La destinazione di quel grattacielo è al centro di un cambiamento: prima erano uffici, poi è diventato un mix di uffici e appartamenti, poi ancora hotel e residenze. Un edificio non è solo forma, deve rispondere a quesiti. Certamente non è ancora definitivo, ma sarà bellissimo».”

Che bisogna fare? Anche Libeskind tiene famiglia. Certo questa incertezza, perfino sul programma funzionale, alla vigilia dei lavori, lascia un po’ perplessi. C’è da chiedersi: e se le torri vanno raddrizzate, per non dire che il progetto va stravolto, inizieremo ora a fare le fondazioni? Oppure le facciamo ora per non fare saltare il programma dei lavori e poi ci rimettiamo le mani (e chi paga?)?

Io che di natura sono concreto e vorrei che le cose si realizzassero in tempi e modi certi avrei una soluzione, che regalo a CityLife:

Liquidiamo il supergruppo Libeskind, Hadid, Isozaki. Chiamiamo (per chiamata diretta, altrimenti si perde tempo) un nuovo supergruppo formato da Franz Di Salvo, Mario Fiorentino buonanima (o chi per lui) e Vittorio Gregotti che, con la loro esperienza delle Vele di Scampia, Corviale di Roma e lo Zen di Palermo, ci hanno dimostrato come si può ragionare più concretamente di economia e cubatura nelle costruzioni, e facciamo qualche cosa che sia più in linea con i desiderata del signor Ligresti e altri detrattori anche più titolati di lui.

P.S.

Anche se è di poco interesse per il lettore vorrei significare che questo articolo non è una difesa del progetto delle 3 archistar, assai conformista nel mio immodesto giudizio, ma un’espressione di forte disagio verso le procedure progettuali ed edilizie di questo paese.

Si è svegliato il Consiglio Nazionale degli Architetti

11 dicembre 2009

In data 07-12-09 il Consiglio Nazionale degli Architetti PPC,  ha inviato  un proprio intervento all’On.Renato Brunetta e al Sen.Roberto Calderoli contenente una proposta di emendamento al testo del Disegno di Legge – collegato alla finanziaria  – su “Disposizioni in materia di semplificazione dei rapporti della Pubblica Amministrazione con cittadini e imprese e delega al Governo per l’emanazione della carta dei doveri delle amministrazioni pubbliche” approvato dal Consiglio dei Ministri lo scorso 12 novembre.

Testo dell’emendamento

Nuovi Codici Deontologici a sorpresa

Appena tornati dalle vacanze, gli architetti italiani hanno scoperto, con grande stupore, l’immediata entrata in vigore, (1 settembre 2009), del loro nuovo Codice Deontologico.

Ero stato informato della novità, in anticipo, da Giovanni Loi di anarchit che ha pubblicato, nel mese di luglio nel suo blog, un interessante articolo a rigurado. La cosa che più mi ha stupito è che nessuno tra gli architetti, nemmeno quelli più vicini alle vicende del Consiglio Nazionale, era minimamente a conoscenza dell’immediata entrata in vigore di questo nuovo Codice, questo la dice lunga su come si è arrivati all’approvazione del testo.

In un articolo su archiworld magazine, il Vicepresidente del CNA Parmeggiani, afferma che: “L’approvazione del nuovo Codice è nata dopo un iter di elaborazione nelle Assemblee, nei congressi Provinciali, Regionali e Nazionale di Palermo per addivenire ad un testo, il più possibile condiviso”; ero a Palermo e non mi sembra se ne sia discusso, ho parlato con rappresentanti di alcuni Ordini provinciali e non erano a conoscenza dei suoi contenuti tanto è vero che l’Ordine di Roma e non solo, ne hanno preso le distanze, ne risulta quindi che un testo così importante per gli architetti italiani sia stato imposto dal CNA, attribuendosi poteri che non gli competono, senza alcuna condivisione con gli organi provinciali, ciò è molto grave in quanto ci sono temi di enorme mportanza nella vita professionale di un architetto.

Per entrare nel merito dei contenuti, ritengo particolarmente pericolosi e poco attinenti al codice etico di un professionista, alcuni articoli tra cui l’art. 34, dove  si parla di standard prestazionali. In pratica il CNA stabilisce quali sono i requisiti che un architetto deve avere per svolgere il proprio lavoro. L’art. 7 parla dell’aggiornamento, anche qui il CNA si attribuisce poteri pericolosi che potrebbero diventare discriminanti imponendo un suo criterio d’aggiornamento. L’art. 10 parla della responsabilità patrimoniale, l’architetto si deve porre nelle condizioni di poter risarcire eventuali danni cagionati nell’esercizio della professione, credo che aver messo quest’articolo nelle norme deontologiche è come dire che se non sei ricco non puoi fare l’architetto, ogni cittadino risponde dei danni cagionati, volerlo specificare sembra avere secondi fini, si intravede una volontà di creare professionisti di serie A e professionisti di serie B.

In un articolo sul tema, Enrico Milone, fa notare che sono scomparse le norme sulle incompatibilità, per esempio quella tra docenti universitari e libera professione, forse non è una dimenticanza ma una precisa volontà di non perseguire i professionisti che non rispettano ormai da anni precise e chiare leggi di questo paese, ne è una dimostrazione la giustificazione del rappresentante del CNA Parmeggiani che afferma: “sono state eliminate norme che, essendo contenute nella legge ordinaria, non avevano necessità di ulteriori conferme di carattere prescrittivo”,  perché devo confermare una legge che già non si rispetta?

La cosa che trovo più aberrante è che il Vicepresidente del CNA dica in conclusione del suo articolo, che  il Codice Deontologico non deve essere uno strumento punitivo ma preventivo, ancora una volta si vuole dare per buona una prassi ormai comune agli ordini provinciali, ovvero quella di non punire i propri iscritti sulla deontologia, non capendo che per salvarne qualcuno si arreca un grave danno a tutta la categoria.

Termino con due domande al neo presidente del CNA, perché il Consiglio Nazionale non ha informato i propri iscritti dell’entrata in vigore  del nuovo Codice con la dovuta importanza che meritava? Forse si vergogna dei suoi contenuti ?

Perché sono stati fatti ben sette Codici Deontologici, uno per ogni categoria, (architetto, pianificatore, paesaggista, conservatore, architetto iunior e pianificatore iunior), quando sono praticamente identici ?

scarica i nuovi codici

Risposta telegrafica e scaricabarile di Brunetta

Gentili Architetti, in riscontro alle Vs. note del 30 novembre u.s., che abbiamo letto con vivo interesse, approfondiremo le questioni ivi avanzate, in primo luogo coinvolgendo gli Uffici del Ministro della Semplificazione normativa, sen. Calderoli, che hanno proposto l’inserimento della norma in questione nell’ambito del disegno di legge collegato alla manovra finanziaria“.

Ministro Renato Brunetta

Lettere a Brunetta

LETTERA DELLA FEDERARCHITETTI

 

Al Ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione

Prof. Renato Brunetta

Palazzo Vidoni

Corso Vittorio Emanuele II

00186 Roma

r.brunetta@governo.it

Roma, 30 novembre 2009

 

Signor Ministro,

la Sezione di Roma di Federarchitetti, esprime profonda preoccupazione e sconcerto per il Disegno di Legge sulle semplificazioni a firma Sua e del Ministro Calderoli, approvato dal CDM il 12/11 u.s., in quanto riteniamo sia un grave errore ritenere che “semplificare” significhi “semplicemente” eliminare la DIA per i lavori di manutenzione straordinaria (di cui all’art. 3, comma 1, lettera b del DPR 380/2001) nel caso in cui i lavori previsti “ … non riguardino le parti strutturali dell’edificio, non comportino aumento del numero delle unità immobiliari e non implichino incremento degli standard urbanistici.”

Questo è semplicemente un modo sbrigativo di confondere il giusto concetto di semplificazione con il più errato e manicheo principio di deregolamentazione.

Noi condividiamo quanto espresso, al riguardo, dall’Ordine degli Architetti di Roma che, nella nota firmata dal suo Presidente pone l’attenzione sull’aspetto più culturale e scientifico del tema, tralasciando la difesa ad ogni costo della “DIA”.

Eliminare la figura del tecnico dal processo edilizio (oggi con la DIA, prima è successo con l’appalto concorso, domani vedremo) è un impoverimento culturale e scientifico, che deve essere denunciato esplicitamente, un reale depauperamento che riguarda il Sistema Paese.

La sezione di Roma di Federarchitetti, da sempre in prima linea sul fronte della Sicurezza, è anche profondamente preoccupata per la conseguente perdita di tutte le tutele che un approccio del genere prevede, e che solo i tecnici possono garantire, ivi comprese quelle di cui al titolo IV del Dlgs 81/08 e s.m.i., e quelle in qualche modo legate alla correttezza tecnica degli interventi previsti, al rispetto delle condizioni di staticità dell’immobile, e, in definitiva, alla pubblica incolumità,.

Lei, Signor Ministro, come crede che si possano controllare gli interventi che si andranno ad eseguire?

Lei, Signor Ministro, come crede che si possa essere sicuri che non si tocchino componenti e/o parti strutturali di edifici già molto sollecitati?

Lei, Signor Ministro, lo sa che in alcuni edifici, spesso localizzati nei centri storici, anche i tramezzi hanno funzioni strutturali?

Lei, Signor Ministro, ha pensato agli effetti e alle conseguenze che il suo Ddl avrebbe nel caso di lavori di ristrutturazione che interessino interi edifici, anche di grosse dimensioni?

Lei, Signor Ministro, quale ruolo e responsabilità pensa che potranno avere le moltissime ditte individuali alle quali verranno affidati i lavori di ristrutturazione negli edifici storici o consolidati delle nostre città?

Lei, Signor Ministro, ritiene che il “capomastro”, ora diventato impresa artigiana, solo perché iscritta alla C.C.I.A.A., e il committente, abbiano le competenze necessarie per stabilire quali siano gli interventi possibili e quali no, e, soprattutto, ritiene che queste figure siano in grado di assumersi le responsabilità connesse ad interventi spesso di estrema delicatezza?

Lei, Signor Ministro, è veramente convinto che, specialmente in zone sismiche, e in fabbricati con struttura in muratura portante, il committente e l’impresa abbiano le competenze professionali per valutare quali siano le parti strutturali, e crede che per individuarle basti solo misurarne lo spessore?

Signor Ministro, la Sezione di Roma di Federarchitetti, nell’esprimere profondo disagio e preoccupazione per i motivi suesposti, Le chiede con forza e con convinzione di stralciare l’art. 7 del Disegno di Legge in questione, che è comunque condivisibile quando, sulla strada della semplificazione, impone la via telematica per la soluzione delle mille burocrazie che imbrigliano il nostro paese.

Riteniamo altresì che sia ora di smetterla con la pessima usanza di fare leggi che coinvolgono direttamente oltre mezzo milione di liberi professionisti (architetti, ingegneri, geometri, periti), tutti adulti, tutti elettori e tutti contribuenti, senza alcun tipo di concertazione preventiva con le Associazioni più rappresentative, tra le quali la nostra.

Le chiediamo quindi, signor Ministro, un incontro urgente per esprimere più compiutamente proposte e iniziative condivise nella direzione della semplificazione e per valutare la proposta di costituire un tavolo tecnico di concertazione, al quale invitare i rappresentanti delle forze sociali direttamente coinvolte nel comparto edilizio.

Il Presidente
Arch. Giancarlo Maussier

Il Consigliere delegato
Arch. Aldo Olivo

Il Vice Presidente Nazionale
Arch. Loredana Regazzoni

 

LETTERA DELL’ARCHITETTO ROBERTO ZOMPI’

Al Ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione

Prof. Renato Brunetta

Palazzo Vidoni

Corso Vittorio Emanuele II

00186 Roma

r.brunetta@governo.it

Roma, 30 novembre 2009

 

Caro Ministro,

da una persona della sua autorevolezza una esternazione tanto populista, banale e pressappochista davvero non me la aspettavo. Rinuncio a credere che Lei non sia in grado di comprendere la portata di quanto proposto nell’art. 7 del DDL approvato dal C.D.M. il 12.11.2009.

è mai possibile che non comprenda come l’eliminazione della Denuncia di Inizio Attività per le opere di manutenzione straordinaria comporti delle ricadute, prima che sul fatturato dei Professionisti: Architetti, Ingegneri, Geometri, sul livello di garanzia che questi assicurano ai cittadini con lo svolgimento stesso della loro attività professionale, nel momento in cui sono chiamati a far rispettare le regole democratiche?

Mi permetta di proporLe alcuni punti che, direttamente o indirettamente, la presenza di un atto autorizzativo quale la DIA partecipa a garantire e che, modestamente, ritengo di rilievo:

1. garanzie in merito all’esercizio statico degli edifici

2. garanzie in merito all’istallazione e funzionamento degli impianti

3. garanzie in merito all’igiene e alla salute dei locali abitabili

4. garanzie in merito al rispetto delle norme urbanistiche ed edilizie

5. garanzie in merito al rispetto delle norme di sicurezza ed igiene nei luoghi di lavoro temporanei

6. garanzie in merito al rispetto del diritto del lavoro

7. garanzie in merito al rispetto degli obblighi di contribuzione fiscale

8. …

la lista potrebbe proseguire, La risparmio.

Lei forse non si è accorto che tutto questo passa attraverso la Denuncia di Inizio Attività e non si è accorto ancora che questo passaggio presuppone, al minimo, un Progetto e la presenza di un Direttore dei Lavori; procedimento il primo e ruolo tecnico l’altro, che sono posti a garanzia e tutela del Committente e della Popolazione.

Una volta spariti l’uno e l’altro chi garantirà tutto ciò? Gli impiegati degli uffici Tecnici Comunali, gli Ispettori del lavoro, la Polizia Municipale?

Siamo seri signor Ministro, sia serio ed un po’ meno populista, abbia il pudore di ammettere che fino ad ora il grosso del lavoro lo hanno svolto i Liberi Professionisti (PROFESSIONISTI LIBERI, sono certo che sarà in grado di comprendere il senso del maiuscolo). Le Istituzioni non hanno risorse e sono alle dipendenze, quando non sono propriamente ostaggio, dei poteri economici ed imprenditoriale dai quali dipendono -Anche Lei sig. Ministro è tra questi, anche Lei è asservito al mondo dell’impresa? Non è più libero di occuparsi del suo mandato in nome e per conto del POPOLO ITALIANO?- Lei che così bene conosce la macchina burocratica e amministrativa del nostro Paese e di questa dice di volerne combattere vizi e difetti, davvero pensa che le Istituzioni locali siano in grado di controllare e governare i processi che si svolgono quotidianamente nel “cantiere Italia”? Una costellazione di micro cantieri cosparso per tutti gli ottomila comuni d’Italia?

Ma è possibile che non sia colto da un pensiero, davvero, non Le punge vaghezza che si possa semplificare la vita al POPOLO ITALIANO eliminando molte delle competenze attribuite alla Pubblica Amministrazione, agli enti locali, delegandole ai Professionisti e rafforzando il ruolo sociale di questa enorme forza lavoro che, nonostante tutto, risponde al Ministero di Grazia e Giustizia e svolge funzioni di pubblico interesse (Perché non ne parla con il suo Collega il Sig.Alfano?).

Signor Ministro Lei io penso che Lei insieme al suo collega Calderoli vi stiate candidando quali correi in diverse possibili illeciti con buona pace della legalità. Io credo che, di fatto, stiate favorendo e vi state rendendo complici dei seguenti reati almeno per le ragioni sotto specificate:

– istigazione e favoreggiamento del lavoro nero:

nessuno più avrà la capacità di controllare le migliaia di imprese che lavorano nei cantieri temporanei di piccolo e piccolissime dimensioni; Lei sa benissimo, o dovrebbe sapere, che i professionisti Architetti, Ingegneri, Geometri, sono in prima linea nel contrasto al lavoro nero e sono obbligati a verificare sulla presenza in cantiere di personale in regola e adeguatamente trattato.

– reati contro la persona:

il prossimo operaio vittima di un incidente sul lavoro in un piccolo cantiere lo avrete sulla coscienza voi. Di fatto, state eliminando una forte leva sul coordinamento e la gestione della sicurezza sul cantiere temporaneo. Lei sa benissimo, o dovrebbe sapere, che i professionisti, Architetti, Ingegneri, Geometri, sono la prima fonte di informazione per il committente in merito alle regole di sicurezza a tutela dei lavoratori…. indipendentemente dalla nazionalità e dal colore della pelle, il sangue è sempre rosso;

– reati contro il patrimonio edilizio,

al prossimo crollo dovuto ad un errore di valutazione sulla efficienza strutturale di un elemento costituente il corpo di fabbrica, o al prossimo mal funzionamento di un impianto,i responsabili sarete voi…. i denari per ricostruirlo e risarcire le vittime ce li mettete di tasca vostra!

– reati fiscali

per il mandato gettito delle tasse connesse alla presentazione della DIA; per il mancato gettito dovuto a seguito del riaccattastamento dell’immobile…. a proposito signori Ministri, ma il vostro collega Tremonti lo avete avvertito?

Continuo?

Devo concludere, Sig. Brunetta, che non posso proprio permettere che tutto questo sia commesso da un Ministro della Repubblica Italiana. Non posso, in forza dei contenuti del codice deontologico degli Architetti, nel quale mi riconosco, che chiaramente sancisce l’interesse pubblico della professione e mi vincola profondamente alla tutela di tale interesse.

Pertanto non Le posso proprio consentire, in mio nome, di scialare un così alto mandato IO, per quanto mi riguarda, LA LICENZIO CON DISONORE PER NON ESSERE PALESEMENTE IN GRADO DI OTTEMPERARE AL SUO RUOLO NEL NOME DEL POPOLO ITALIANO.

Con il dovuto rispetto per la carica che ricopre la ossequio

Architetto (Socialmente Utile) Roberto Zompì

r.zompi@archiworld.it

 

LETTERA DELL’ARCHITETTO ANGELO CORTESI

Sig. Ministro,

ho 62 anni, sono Architetto dal 1978, con una laurea 110 e lode; la mia professione costituisce il pane per la mia famiglia.

Dopo la crisi del ’93 ho tentato altre strade: Direttore commerciale, Direttore marketing, Responsabile tecnico-commerciale, per varie aziende, assai qualificate, del settore delle costruzioni; ma la prassi di tutte è stata: usare – spremere – gettare. Quindi mi sono visto costretto, dall’inizio di questo anno, a riprendere l’attività professionale pensando che l’esperienza maturata in trent’anni (progetti edilizi, piani di settore, gestioni d’impresa, gestione di cantieri, esperienze in ambito specialistico) fosse un bagaglio sufficiente per poter lavorare. E invece mi sono sbagliato.

Come Lei ben sa, negli anni 80-90 l’edilizia pubblica trainava il mercato, ne costituiva il 23%, e tutti, in un modo o nell’altro, ne abbiamo beneficiato. Conosco anche i dannosi effetti provocati da questa politica sul debito pubblico. Ma ora che l’intervento pubblico, dal 2000 al 2009, si è ridotto al 5% di un mercato che non è certo quello di vent’anni fa, le cose sono assai diverse, patti di stabilità, conferenze di settore, etc. hanno ridotto enormemente la possibilità di avere degli incarichi.

Nella nostra professione c’è chi, agganciato a vari carrozzoni politici, continua a viaggiare come e meglio prima, mentre per i “peones” come me, con tanta esperienza alle spalle, ma senza protettivi scudi politici e clientelari, non sa come tirare avanti.

Ora ci levate anche il privato: l’art. 7 del DDL collegato alla finanziaria, con la scusa della liberalizzazione stabilisce, di fatto, che in Italia i progettisti non servono più a nulla.

Non mi dilungo ovviamente sugli effetti dannosi per la sicurezza delle costruzioni, del cantiere e del lavoro, penso solo al fatto che, per conquistare una manciata di voti, si vada al depauperamento del patrimonio edilizio, ad un guerra fratricida fra imprese volte alla politica del ribasso, ad una nuova ondata di abusivismo edilizio ed infine ad un vertenzialismo che intaserà ancora di più i nostri tribunali.

Nel settore industriale assisteremo alla sparizione di milioni di tonnellate di fibrocemento da interrarsi chissà dove; nei centri storici, imprenditori poco scrupolosi, demoliranno pareti portanti, distruggeranno reperti storici, provocheranno crolli o mineranno la stabilità dei fabbricati; intere parti urbane cambieranno volto in barba alla valutazione del peso urbanistico dell’intervento; daremo la possibilità di espandersi a macchia d’olio alle imprese mafiose ; il territorio verrà saccheggiato e muterà, in peggio, il suo aspetto e la sua morfologia; aumenterà in maniera esponenziale il nero e l’evasione fiscale, e ciò in ragione di cosa?

Caro Ministro, non sono un catastrofista, è quello che ho visto con i miei occhi in anni ed anni di attività la dove non c’era un progettista che, pur nelle mediazioni imposte dal mercato, gestisse gli interventi nel rispetto delle leggi, delle normative e delle regole del Codice Civile, e quindi tutelasse oltre agli interessi del committente anche quelli della collettività.

Il risultato non sarà uno smagliante impulso alla ripresa economica, alla modernizzazione dell’edilizia ed all’uso delle nuove fonti energetiche. Sarà un problema che, creato dalla politica, la politica dovrà riaffrontare a breve termine con enormi costi per la collettività.

E poi mi scusi ma l’immagine che con questo ed altri provvedimenti state costruendo attorno alle figure professionali preposte all’attività edilizia ed alla gestione del territorio è quella di una setta parassitaria, dove architetti, ingegneri, geometri etc., costituiscono gl’impedimenti alla libera iniziativa ed è quindi bene farne a meno (creando nel contempo nuovi disoccupati).

Mi auguro che la Sua sensibilità per le problematiche esposte, L’induca a far ripensare al Suo Governo quanto si appresta a varare.

RingraziandoLa per l’attenzione riservatami, resto nell’attesa di un suo cortese riscontro.

Cordiali Saluti.

Arch. Angelo Cortesi

(Ordine degli architetti di Roma n. 4705)

La legge stabilisce che l’architetto non serve più a niente

24 novembre 2009

L’art. 7 del  DDL sostituisce l’art. 6 del  Testo Unico dell’edilizia n.380 del 6/06/2001, l’argomento è l’attività edilizia libera, in pratica si liberalizzano gli interventi di manutenzione straordinaria. Per intenderci, d’ora in poi, il proprietario di un appartamento può eseguire lavori interni di qualsiasi tipo senza rivolgersi ad un tecnico e senza fare alcuna comunicazione all’Amministrazione. La cosa che più sorprende è che il comma b stabilisce che gli interventi sono liberi sempre che non riguardino le parti strutturali dell’edificio, mi sembra che non faccia una piega, dato che tutti i proprietari di immobili sono laureati in scienza delle costruzioni e quindi sanno benissimo se l’intervento riguarda le parti strutturali dell’edificio.

Ricordo che il “grande” prof. Michetti diceva: “ci sono edifici nel centro storico di Roma che stanno in piedi grazie alla carta da parati”, mi sembra evidente che le problematiche di ogni edificio siano complesse e non sempre è così facile stabilire la pericolosità di un qualsiasi intervento, anche lo spostamento di un tramezzo. Il crollo di via Jacobini a Roma qualcosa dovrebbe averci insegnato, da li è nato il fascicolo del fabbricato che aveva un importanza fondamentale soprattutto nel conoscere e monitorare qualsiasi intervento di modifica di un edificio, si sa la fine che ha fatto l’istituzione del fascicolo, ora si vuole andare oltre liberalizzare senza alcun controllo da parte di un Amministrazione eliminando la figura del progettista e direttore dei lavori.

Credo che tutto ciò sia di una gravità inaudita, e badate bene qui non si tratta di una difesa corporativa della nostra categoria, ma di un problema di sicurezza di noi tutti.

Il ministro Brunetta dove abita ? se per caso abitasse in un palazzo dove l’inquilino del piano di sotto facesse dei lavori di manutenzione straordinaria eliminando una parte strutturale,  sarebbe contento il ministro di precipitare nel vuoto ?

Chiediamo alla politica di essere seri, ma si può essere seri scrivendo una legge in cui si dice che: ” l’attività edilizia è libera salvo più restrittive disposizioni previste dalla disiplina regionale e comunque nell’osservanza delle prescrizioni degli strumenti urbanistici comunali e nel rispetto delle altre normative di settore aventi incidenza sulla disciplina dell’attività edilizia e, in particolare, delle norme antisismiche, di sicurezza, antincendio, igienico sanitarie, di  quelle relative all’efficienza energetica nonché delle disposizioni contenute nel decreto legislativo 22 gennaio 2004, n.42 e successive modifiche“. Ma chi può stabilire se tutti i requisiti di cui sopra sono rispettati se non il professionista e allora perché bisogna comunicare il nome dell’impresa e non quella del tecnico ?

Proviamo a farci rispondere dal Ministro, per queste ragioni abbiamo scritto a Brunetta come del resto ha già fatto l’Ordine degli Architetti PPC di Roma e provincia, (vedi link),

a proposito ma in tutto ciò cosa fa il Consiglio Nazionale degli Architetti ? forse dorme ?

Pertanto invitiamo tutti a scrivere al Ministro Brunetta, facciamo sentire la nostra voce:   r.brunetta@governo.it oppure su facebook

lettera aperta al Ministro Brunetta

Prof. Renato Brunetta

Ministero per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione

Palazzo Vidoni

Corso V.Emanuele II   00186 Roma

Gentile Ministro,

Siamo seriamente preoccupati dall’art. 7 del  DDL  in materia di semplificazione dei rapporti della Pubblica Amministrazione con cittadini e imprese …, si sostituisce l’art. 6 del  Testo Unico dell’edilizia n.380 del 6/06/2001, l’argomento è l’attività edilizia libera, in pratica si liberalizzano gli interventi di manutenzione straordinaria.

Siamo i primi ad affermare che bisogna combattere la burocrazia nella Pubblica Amministrazione, ma la strada giusta sicuramente non è quella di eliminare la certificazione del tecnico.

La cosa che più sorprende è che il comma b stabilisce che gli interventi sono liberi, sempre che non riguardino le parti strutturali dell’edificio, ma il governo ritiene che tutti i proprietari di immobili siano in grado di stabilire se l’intervento riguarda le parti strutturali dell’edificio o meno ?

Le ricordo che il noto prof. Michetti, (uno dei più grandi strutturisti italiani), diceva: “ci sono edifici nel centro storico di Roma che stanno in piedi grazie alla carta da parati“, mi sembra evidente che le problematiche di ogni edificio siano complesse e non sempre è così facile stabilire la pericolosità di un qualsiasi intervento, anche lo spostamento di un tramezzo.

Il crollo di via Vigna Jacobini a Roma nel 1998 causò la morte di 27 persone,  qualcosa dovrebbe averci insegnato, da li è nato il fascicolo del fabbricato, che aveva un importanza fondamentale soprattutto nel conoscere e monitorare qualsiasi intervento di modifica di un edificio, ma la politica ha deciso che non serviva, i cittadini bisognerebbe tutelarli da vivi non piangerli da morti.

Ora si vuole andare oltre, liberalizzare senza alcun controllo da parte di un Amministrazione eliminando la figura del progettista e direttore dei lavori. Credo che tutto ciò sia di una gravità inaudita, e Le ricordo che non vogliamo fare una difesa corporativa della nostra categoria, ma esprimiamo la nostra reale preoccupazione per difendere la sicurezza di noi tutti.

Chiediamo alla politica di essere seri, ma si può essere seri scrivendo una legge in cui si dice che:” l’attività edilizia è libera salvo più restrittive disposizioni previste dalla disiplina regionale e comunque nell’osservanza delle prescrizioni degli strumenti urbanistici comunali e nel rispetto delle altre normative di settore aventi incidenza sulla disciplina dell’attività edilizia e, in particolare, delle norme antisismiche, di sicurezza, antincendio, igienico sanitarie, di  quelle relative all’efficienza energetica nonché delle disposizioni contenute nel decreto legislativo 22 gennaio 2004, n.42 e successive modifiche”; chi può, secondo Lei, stabilire se tutti i requisiti di cui sopra sono rispettati se non il professionista e allora perché bisogna comunicare il nome dell’impresa e non quella del tecnico ?

Certi della Sua sensibilità per le problematiche esposte, la ringraziamo per l’attenzione e siamo in attesa di un suo cortese riscontro.

Cordiali Saluti

amate l’architettura

Movimento per l’architettura contemporanea

info@amatelarchitettura.com

www.amatelarchitettura.com